Le discariche umbre hanno ormai poco spazio residuo. Eppure il piano regionale per la chiusura del ciclo dei rifiuti, valido vent’anni, continua a puntare proprio su quel conferimento. È da qui che partono le critiche di UIL e Uiltrasporti Umbria, che in un comunicato chiedono un confronto reale sulla gestione del settore.
Il sindacato non contesta l’obiettivo di aumentare la raccolta differenziata, ma il modo in cui viene perseguito. Gli attuali sistemi di raccolta, denunciano, stanno logorando fisicamente gli operatori: crescono i casi di malattie professionali e di patologie muscolo-scheletriche, con lavoratori dichiarati parzialmente o totalmente inidonei alla mansione. Un problema che si autoalimenta, spiegano i sindacati: chi resta idoneo si trova a coprire il lavoro dei colleghi fermati, con carichi maggiori e più rischio di ammalarsi a sua volta.
UIL e Uiltrasporti chiedono quindi più meccanizzazione per ridurre lo sforzo fisico, sistemi organizzativi che tengano insieme qualità del servizio e sostenibilità del lavoro, e una vera prevenzione delle malattie professionali.
C’è poi il nodo privatizzazioni. Il sindacato si dice contrario a qualsiasi ipotesi di cessione al privato di aziende pubbliche come Sogepu, Vus e Asm Terni, attraverso un gestore unico regionale, se non sostenuta da ragioni industriali e di interesse pubblico concrete. Il timore è che benefici economici finiscano ai privati mentre costi e rischi restano su lavoratori e cittadini.
Il comunicato è indirizzato alla presidente della Regione Stefania Proietti e al presidente di Auri Andrea Sisti: i sindacati chiedono che nella prossima gara per il servizio rifiuti siano garantiti il contratto collettivo di settore, la salvaguardia occupazionale, limiti stringenti ai subappalti e il coinvolgimento preventivo delle organizzazioni sindacali. Come modello citano quanto già fatto per il trasporto pubblico locale, dove il confronto ha portato a una clausola sociale rafforzata a tutela dei lavoratori.



