Sanità umbra, Azione: “È il momento delle scelte. Servono riforme, personale e un nuovo Piano sanitario”

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Azione Umbria ritiene che la difesa e il rilancio della sanità pubblica regionale debba essere il principale e più importante obiettivo della Giunta Proietti e siamo convinti che principalmente su questo aspetto i cittadini umbri valuteranno l’operato dello schieramento di centro sinistra. 

La precedente Amministrazione Tesei, per quanto riguarda la sanità e non solo ha fornito una pessima prova impiegando circa 4 anni per approvare il Piano Sanitario Regionale, rimasto poi totalmente inattuato fino alla fine della legislatura 2020-2025.

Un ulteriore quinquennio privo di programmazione ha oggettivamente favorito in modo incontrovertibile la sanità privata, che si è ulteriormente sviluppata.

La sanità umbra è rimasta priva di questo fondamentale strumento di programmazione da 15 anni. 

Con la nuova Amministrazione i lavori preparatori del Piano socio-sanitario 2025-2030 sono iniziati oltre un anno fa, con l’adozione di una metodologia che la Regione ha definito di co-progettazione, nell’intento di coinvolgere attivamente professionisti sanitari, amministratori locali, associazioni di pazienti, sindacati, ordini professionali e cittadini. 

Il lavoro è stato svolto, le analisi effettuate e la diagnosi si può ritenere completata, ma ora occorre urgentemente passare alla terapia.

Lo hanno richiesto recentemente e con chiarezza sia alcune forze politiche interne alla stessa maggioranza che le Organizzazioni sindacali.

Rinviare ulteriormente l’adozione del Piano renderebbe difficile passare con l’impegno e la rapidità che sono richieste dalla criticità della situazione attuale alla fase della concreta attuazione, con significative implementazioni da raggiungere entro la fine dell’attuale legislatura regionale.

Da uno studio  del luglio 2025 condotto dal C.R.E.A. Sanità dell’Università di Roma “Tor Vergata”, che analizza le performance sanitarie regionali nel periodo 2019-2024, l’Umbria presenta particolari criticità sulla presa in carico delle persone, soprattutto anziani e fragili, con il perdurare delle liste di attesa, sull’integrazione socio sanitaria, sulla costruzione delle rete oncologica integrata, sulla mobilità passiva fuori regione, che ha raggiunto nel 2025 livelli record, sui ritardi nell’effettiva implementazione e sull’utilizzo del fascicolo sanitario elettronico.

L’analisi quindi conferma la necessità di una riorganizzazione complessiva del nostro sistema sanitario regionale.

Se si può concordare sul fatto che, come è stato dichiarato, Il Piano Sociosanitario Regionale 2025-2030 prevederebbe investimenti significativi nella digitalizzazione dei servizi, nel potenziamento della prevenzione e nell’ampliamento dell’assistenza domiciliare, con particolare attenzione alle aree interne e alle fasce di popolazione più vulnerabili e una particolare attenzione alla sanità territoriale e di prossimità, con l’apertura delle Case della Salute è però arrivata l’ora delle decisioni difficili e non più rinviabili. Partire dalle esigenze delle comunità locali è giusto, ma mettendo al centro una vera e seria riforma della governance, dando priorità alle strutture di prevenzione e cura rispetto agli apparati amministrativi ed avviando un riassetto della rete ospedaliera basato sulle sinergie e sulla divisione dei compiti tra le strutture ospedaliere più piccole. Per invertire il processo di abbandono della sanità pubblica da parte del personale sanitario e il ricorso degli umbri alla mobilità fuori regione, che sottrae risorse economiche preziose al nostro servizio sanitario occorre rafforzare il ruolo di alta specializzazione degli ospedali DEA di secondo livello di Perugia e Terni, costruendo percorsi virtuosi di sviluppo in specialità e settori dove già ci sono i numeri per raggiungere livelli competitivi e di eccellenza a livello interregionale. A questo proposito occorre chiarezza, rapidità e determinazione sulla realizzazione del nuovo ospedale di Terni, seconda gamba indispensabile del progetto, abbandonando le inutili schermaglie politiche fin qui viste e non disperdendo le risorse per correre dietro a logiche di campanile non più accettabili.

Ma, come ha riconosciuto la stessa Presidente Proietti, il nodo più difficile resta la carenza di personale. L’incertezza attuale circa il futuro della sanità umbra e la necessità di riorganizzare i servizi rendono difficile reperire il personale medico e infermieristico necessario, o frenare l’abbandono del pubblico verso il privato, per affrontare le nuove esigenze di cura, sostituire i pensionamenti e organizzare livelli di turnazione accettabili. Soprattutto nel periodo estivo è ancora necessario fare ricorso a personale in pensione o a gettonisti e anche il concorso espletato recentemente dalla Regione è riuscito a reperire poco più di un terzo delle professionalità necessarie per colmare i vuoti di organico..

Per questo Azione Umbria ritiene indispensabile cambiare passo in relazione ai provvedimenti di incentivazione da adottare con urgenza per retribuire meglio le professionalità che operano in settori come l’emergenza-urgenza, la chirurgia e la rianimazione, la pediatria e l’alta specializzazione.

A tale scopo richiediamo con forza che il maggiore gettito derivante dall’aumento dei livelli di tassazione regionale, livelli che chiediamo vengano ridotti appena possibile, venga totalmente utilizzato per un intervento straordinario sulla sanità pubblica regionale, imposto dalla gravità della situazione.

Nel 2025, circa 26 milioni di italiani si sono rivolti alla sanità privata per visite ed esami, a causa dei lunghi tempi d’attesa nel sistema pubblico (con una media di 87 giorni). Nello stesso anno, la spesa sanitaria privata diretta dei cittadini (out-of-pocket) ha superato i 41 miliardi di euro, costringendo 1,7 milioni di persone a chiedere un prestito per potersi curare e ben 13,6 milioni di cittadini a rinunciare del tutto ad almeno una prestazione medica.

Azione e Carlo Calenda hanno proposto al Governo, già da qualche anno, di abbandonare la politica dei bonus a pioggia e di varare un piano straordinario per la sanità pubblica, con risorse adeguate, per assumere personale, pagarlo adeguatamente ed abbattere le liste di attesa.

La situazione attuale della sanità pubblica contrasta in modo intollerabile con l’Art. 32 della Costituzione, che tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.

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