CITTÀ DI CASTELLO – Lo sblocco dei 55 milioni di euro destinati al completamento dei lavori sulla tratta ferroviaria Città di Castello-Sansepolcro rappresenta un passo importante, ma ora sarà fondamentale seguire da vicino l’iter per arrivare all’apertura dei cantieri e alla riattivazione della linea. È quanto ha ribadito l’assessore ai Trasporti Rodolfo Braccalenti, rispondendo in consiglio comunale all’interrogazione presentata dal capogruppo di Castello Civica Andrea Lignani Marchesani.
Braccalenti ha ricordato che la Regione ha annunciato l’avvio delle procedure per la stipula della convenzione con RFI e la successiva consegna dei lavori, sottolineando come l’amministrazione comunale continuerà a seguire la vicenda chiedendo tempi certi per il completamento dell’intervento.
L’assessore ha inoltre annunciato l’intenzione di richiedere un’audizione in commissione consiliare dell’assessore regionale ai Trasporti Tommaso De Rebotti, invitando anche l’amministratore unico di Umbria TPL e Mobilità, Stefano Giacchetti, per fare il punto non solo sulla rete ferroviaria, ma sull’intero sistema del trasporto pubblico locale, sia su ferro che su gomma.
Nel presentare l’interrogazione, Lignani Marchesani aveva parlato di una situazione “kafkiana”, evidenziando come negli ultimi decenni il trasporto ferroviario nell’Alta Valle del Tevere si sia progressivamente ridotto. Il consigliere ha chiesto chiarimenti sui tempi di riapertura della tratta, ricordando anche le diverse previsioni emerse a livello regionale, che parlano di un possibile ritorno dei treni tra il 2027 e il 2030.
Braccalenti ha spiegato che il finanziamento rientra nelle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione dedicate agli interventi per l’ottavo centenario della morte di San Francesco, aggiungendo che lo sblocco dei fondi è stato possibile grazie all’interlocuzione tra Regione e Governo.
Nella replica, Lignani Marchesani si è detto “quasi per nulla soddisfatto”. Pur apprezzando la disponibilità ad organizzare l’audizione in commissione, ha ribadito la necessità di un maggiore peso istituzionale del territorio nei confronti della Regione, osservando con ironia che “ci voleva San Francesco” per ottenere le risorse destinate alla ferrovia dell’Alta Valle del Tevere.



