Crostino ‘briaco, dolce unico di Città di Castello: tradizione e doppia festa di Carnevale

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Successo per la serata del Giovedì grasso all’Hostaria Accademia. Sold out in poche ore e replica fissata per il 17 febbraio


CITTÀ DI CASTELLO — Il Crostino ‘briaco si conferma simbolo identitario del Carnevale tifernate. La tradizionale festa organizzata in occasione del Giovedì grasso ha registrato il tutto esaurito in poche ore, a conferma del forte legame tra la città e questo storico dessert.


L’evento, riproposto secondo la consuetudine rilanciata anni fa dall’Accademia del Cioccolato, si è svolto all’Hostaria “Accademia” con cena a tema carnevalesco e musica dal vivo. Vista l’ampia partecipazione, gli organizzatori hanno annunciato una replica per martedì 17 febbraio, a chiusura del Carnevale, con le stesse modalità.


Il Crostino ‘briaco affonda le sue radici nella più autentica tradizione di Città di Castello. Nei secoli passati non esisteva convivio o banchetto carnevalesco che non si concludesse con questo dolce “home made”, diventato nel tempo un elemento distintivo della cultura gastronomica locale.


Nell’immaginario collettivo è indissolubilmente legato ai Veglioni degli antichi rioni, spesso ospitati al teatro comunale, quando a metà nottata veniva servita la cena nei palchi e il Crostino ‘briaco restava a disposizione degli invitati per tutta la festa.


Si tratta di una tipicità storicamente circoscritta alla città murata, senza analogie significative negli altri centri dell’Alta Valle del Tevere. A differenza di fiocchi, castagnole o frappe — presenti anche in territori vicini — il Crostino ‘briaco non trova equivalenti in altre tradizioni dolciarie.


Definito un dessert “democratico e interclassista”, unisce ingredienti semplici come pane raffermo e liquori casalinghi all’alkermes, fino a elementi più ricercati come cioccolato e mandorla tostata. Non viene commercializzato in bar o pasticcerie e sopravvive come specialità domestica offerta nelle occasioni di festa.


Una caratteristica che lo rende prezioso e identitario, ma anche da tutelare. L’auspicio è che questa eccellenza possa ottenere un riconoscimento ufficiale, contribuendo alla valorizzazione delle tradizioni popolari di Città di Castello.

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