Premio Cultura della Pace, svelati i candidati e le vincitrici del Premio Nazionale “Nonviolenza” Edizione 2026

Data:

Il Comune di Sansepolcro e l’Associazione Cultura della Pace comunicano con particolare soddisfazione il termine dei lavori del Comitato Scientifico che ha reso noto la lista dei candidati monitarati per il Premio Nazionale “Cultura della Pace-Città di Sansepolcro” XVIII Edizione. Il Comitato Scientifico è composto da Mao Valpiana, Presidente del Movimento Nonviolento, Luigina Di Liegro, Segretaria della Fondazione Internazionale “Don Luigi Di Liegro”, Don Achille Rossi, filosofo e teologo e Mauro Biani,  vignettista. Ecco i nominativi monitorati in questo anno:

  1. Paola Caridi, scrittrice, per il campo d’indagine “Letteratura”;
  2. Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, per il campo d’indagine “Diritti Umani”;
  3. Nico Piro, inviato RAI, per il campo d’indagine “Giornalismo di guerra”;
  4. Poti Pictures, Casa di produzione cinematografica, per il campo d’indagine “Disabilità”;
  5. RESQ, People Saving People, associazione, per il campo d’indagine “Soccorso migranti”.

Anche per questa edizione il Comitato Scientifico ha dimostrato grande professionalità nel  saper proporre alla Comunità di Sansepolcro, esempi di livello culturale particolarmente elevati  per permettere di continuare una riflessione seria e approfondita sulla nonviolenza e sulla cultura della pace.

Di seguito una breve biografia dei candidati:

Paola Caridi (Roma, 1961), giornalista freelance e storica del Vicino Oriente, collabora con le pagine culturali de Il Sole 24 Ore, Famiglia Cristiana, Terra, il Fatto online, Limes. Ha anche collaborato con il quotidiano La Stampa. Fa parte dell’associazione Lettera22 di cui è stata tra le fondatrici e di cui è attualmente presidente. È stata a lungo corrispondente dell’associazione da Il Cairo e da Gerusalemme. Ha conseguito un dottorato di ricerca in storia delle relazioni internazionali. Nel 2007 ha scritto, per la casa editrice Feltrinelli, “Arabi Invisibili”, vincendo il Premio “Capalbio” 2008. Di tale opera è stata pubblicata al Cairo, nel settembre del 2011, una versione in arabo, con la prefazione di Alāʾ al-Aswānī. Nel 2009, sempre per la Feltrinelli, ha pubblicato “Hamas. Dalla resistenza al regime” e, nel 2013, il libro “Gerusalemme senza Dio”. Nel 2019 ha fatto uscire “Gerusalemme la storia dell’altro.” Nel 2023 ha pubblicato una nuova edizione di “Hamas. Dalla resistenza al regime”, per raccontare cosa è accaduto fino all’attacco del 7 ottobre 2023.

Riccardo Noury (Roma, 1963) è portavoce di Amnesty International Italia, di cui fa parte dal 1980. E’ autore o coautore di libri sulle violazioni dei diritti umani, in particolare sulla pena di morte e la tortura e ha tradotto e pubblicato in Italia le poesie dei detenuti di Guantánamo (Cuba).

Cura un blog settimanale che parla di Medio Oriente e Africa del Nord: di guerre, rivolte e repressioni e di uomini e donne che difendono i diritti umani in paesi nei quali prendere la parola è estremamente rischioso.

Nico Piro (Salerno, 1971) è un giornalista e inviato RAI. Ha lavorato al quotidiano Corriere del Mezzogiorno, il regionale del Corriere della Sera in Campania. Dal 2000 passa come redattore a RaiNet News, testata internet della RAI, diretta da Gianluca Nicoletti. Nel 2003, passa al TG3. Dal 2006 ha seguito le vicende della guerra in Afghanistan. Ha realizzato molti reportage d’approfondimento per “Agenda del Mondo”, la rubrica di notizie dal mondo di RAI3 su quasi tutti i principali aspetti dell’Afghanistan: la vita quotidiana della popolazione, le organizzazioni umanitarie, la missione delle truppe straniere (italiane e non). Dall’Afghanistan ha anche lavorato per tutte le altre testate RAI. Nel marzo del 2007, a Kabul, ha ottenuto in esclusiva e diffuso per primo, il video girato dai sequestratori di Daniele Mastrogiacomo per provare che il giornalista de La Repubblica era effettivamente ancora in vita. In Afghanistan (con il cameraman del TG3, Gianfranco Botta) è stato il giornalista italiano a seguire da vicino le truppe americane in combattimento, mostrando per primo le immagini di combattimento delle truppe italiane in Afghanistan (6 ottobre 2009). Il video della battaglia di Parmakan è stato ripubblicato da diversi siti di informazione e quotidiani, venendo rilanciato dalle agenzia di stampa Ansa e APCOM. Nel 2009 ha intervistato Abdullah Abdullah, sfidante di Karzai in Afghanistan, che denunciava brogli da parte della macchina governativa del presidente. L’intervista viene ripresa dall’agenzia americana AP- Associated Press. Il 17 settembre del 2009 è l’unico testimone per la RAI dell’uccisione di sei paracadutisti italiani a Kabul. Ha realizzato la prima diretta facebook della RAI in occasione delle elezioni presidenziali americane nel 2016 – che gli varrà il “Premiolino”, in quanto pioniere italiano del giornalismo mobile.

Poti Pictures, (Arezzo, 2005) nata nel 2005 come attività della Cooperativa Sociale “Il Cenacolo” di Arezzo, Poti Pictures si distingue per essere la prima casa di produzione cinematografica sociale a livello mondiale. Registrata ufficialmente presso il Ministero per i beni e le attività culturali (MIBACT) e all’ufficio europeo EUIPO per i marchi. Ogni progetto è un’opportunità per dimostrare che il talento non ha limiti e che, anche attraverso l’arte cinematografica, è possibile costruire una società più inclusiva e creativa. Poti Pictures è una casa di produzione cinematografica unica nel suo genere, ma è soprattutto un laboratorio creativo che sta riscrivendo le regole del cinema. L’obiettivo è costruire un nuovo contesto cinematografico, dove la disabilità non è un fattore limitante. Dal 2018, si dedica alla produzione di audiovisivi professionali, utilizzando attori con disabilità intellettive e relazionali, a cui offre una formazione professionale specializzata.

Resq, People Saving People, (Milano, 2020) progetto nato grazie a un piccolo gruppo di professionisti di vario genere – giornalisti, ricercatori, avvocati, operatori umanitari – è cresciuto negli anni grazie a migliaia di cittadini e a numerose associazioni, aziende e fondazioni che hanno deciso di aderire per salvare vite umane e tutelare i diritti umani. E’ un progetto per agire contro la deriva culturale che ha trasformato il nostro Mediterraneo nel più grande cimitero del mondo, una tomba per uomini, donne e bambini, ma anche per i diritti umani e per tutti i valori dell’Umanità, agendo anche con progetti nelle scuole.  La Onlus nasce per promuovere la cultura del rispetto dei diritti umani e svolgere missioni di salvataggio. Oltre al soccorso in mare, svolge attività di sensibilizzazione sui territori e progetti di assistenza, inclusa la rotta balcanica con base a Trieste. La nave di soccorso ResQ People è salpata per la prima volta il 7 agosto 2021.

E’ in partnership con Banca Etica (Premio Nazionale “Nonviolenza” nel 2004) e ha tra gli affiliati alcuni premiati con il Premio Nazionale “Cultura della Pace-Città di Sansepolcro”, da Gherardo Colombo a Sara Zambotti.

L’Associazione Cultura della Pace e il Comune di Sansepolcro, Presidenza del Consiglio Comunale, comunicano, inoltre, con grande gioia e onorati per l’accettazione del premio, i nominativi delle vincitrici del Premio Nazionale “Nonviolenza” Edizione 2026.

Il Comitato Scientifico dell’Associazione Cultura della Pace, insieme ai componenti dell’Associazione Cultura della Pace hanno ritenuto di premiare la figure di Shiva Boroumand e di Parisa Nazari, del Movimento “Donna Vita Libertà”.

E’ un grande onore avere come vincitrici di questa onorificenza due donne esponenti di in movimento che in Iran si è contraddistinto per l’emancipazione civile e femminile e per la lotta nonviolenta portata avanti, nonostante la brutale repressione e le innumerevoli persone imprigionate. E’ una sottolineatura doverosa nell’80° anniversario del voto femminile in Italia e in un momento così particolare che vede la popolazione iraniana provata dalla violenza diretta e culturale del regime teocratico e dalla guerra.

Questa la motivazione dell’assegnazione dell’Edizione 2026 del Premio Nazionale “Nonviolenza” a Shiva Boroumand e a Parisa Nazari:

per l’attività informativa, formativa e di testimonianza realizzato con il loro impegno personale, sociale e culturale e attraverso il Movimento ‘Donna, Vita, Libertà’, tutto finalizzato a costruire una società nonviolenta, solidale e pacifica, attenta a creare una conoscenza del popolo iraniano, della sua cultura e del suo desiderio di libertà e emancipazione, attraverso soluzioni nonviolente e con un diverso paradigma attuativo, impegno che continua anche in Italia attraverso le numerose attività che le vedono coinvolte”.

Shiva BOROUMAND e Parisa NAZARI

Movimento Donna Vita Libertà

Shiva Boroumand Lari è una mediatrice sociale e culturale iraniana, attivista per i diritti umani e per la pace, attualmente residente in Italia. Dal 2020, vive in Italia e ha continuato a mantenere un legame diretto e costante con la società civile iraniana, impegnandosi attivamente nella promozione dei diritti umani e nella difesa delle libertà fondamentali. Il suo impegno l’ha portata a diventare parte attiva del Movimento Donna, Vita, Libertà. Ha partecipato alle attività della UIL intervenendo per raccontare la situazione attuale dei diritti umani in Iran. Ha, inoltre, collaborato indirettamente con Amnesty International  coordinando un team per la difesa dei diritti umani. È cofondatrice della pagina Instagram Speak about Azadi, dove si occupa dell’analisi delle informazioni per garantire l’accuratezza dei contenuti pubblicati. Ha collaborato con attivisti e giornalisti italiani e internazionali. La sua esperienza e testimonianza è citata nel libro “Noi vogliamo tutto” della giornalista Flavia Carlini. Ha realizzato contributi per le testate online Metropolitan Magazine, Più Culture e Roma Today. Nel campo artistico ha ideato e registrato, insieme all’associazione Kino Rumore, il cortometraggio Spring Will Come, dedicato ai temi dell’affettività in carcere. È membro di un intergruppo parlamentare per i diritti dei detenuti, contribuendo alla raccolta di notizie sui casi di prigionieri politici in Iran. È attivista per i diritti dei detenuti con l’Associazione A Roma Insieme – Leda Colombini. È cofondatrice dell’associazione Ars Mundi promuovendo il cinema come strumento di sensibilizzazione sui temi della giustizia, della nonviolenza e della pace. Ha partecipato con l’Associazione Le Storie dei Mondi Possibili, prendendo parte a diverse attività in Europa raccogliendo testimonianze per documentare storie di sopravvissuti alla dittatura evidenziando come tali esperienze possano trasformarsi in percorsi di impegno civile e cambiamento sociale.

Parisa Nazari è nata a Teheran ed ha eletto l’Italia a sua casa dal 1996. “Sono una farmacista e madre di due gemelli” afferma, “e sono arrivata in questo Paese insieme all’uomo che sarebbe diventato mio marito, iraniano anche lui. Abbiamo studiato qui e ci siamo innamorati dell’Italia dove abbiamo deciso di far crescere i nostri figli”. Laureatasi all’Università degli Studi La Sapienza ha dato vita, tra le altre cose, all’associazione “Donne per la dignità”, nel 2011, allo scopo di “promuovere la conoscenza di un paese come l’Iran la cui cultura millenaria è troppo spesso subordinata alle vicende politiche”. Organizza mostre, concerti e seminari, anche attraverso il coinvolgimento di iraniani approdati in Italia, musicisti ed artisti, che desiderino farsi conoscere. Parisa Nazari vive attualmente a Roma, dove fa la farmacista, interprete, mediatrice interculturale e attivista per i diritti umani e i diritti delle donne collaborando con organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International e Casa Internazionale delle Donne oltre a diverse associazioni culturali e di promozione sociale.  

Edizione 2026

Shiva BOROUMAND e Parisa NAZARI

Movimento DONNA, VITA, LIBERTA’

Movimento “Donna Vita Libertà” nasce nel 2022, è un movimento di protesta nato in Iran a seguito dell’uccisione di Mahsa Amini, riprendendo uno slogan usato dai movimenti curdi.

Nonostante la brutale repressione, gli innumerevoli morti e le persone imprigionate, il movimento non sembra recedere, anzi sembra rafforzarsi.

Le testimonianze delle sopravvissute diventano un monito per continuare a sostenere le ragioni dei manifestanti contro la dittatura degli ayatollah in Iran, anche a livello internazionale, come richiesta di libertà, diritti umani e contro ogni oppressione.

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