Milano, tensioni al corteo del 25 aprile: “Insulti, spintoni e minacce”. La testimonianza di Lorenzo Siena (FI Giovani Umbria)

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Perugia, 26 aprile 2026 – Doveva essere una giornata di memoria condivisa e partecipazione civile. Invece, il corteo del 25 aprile a Milano si è trasformato, a tratti, in un momento di forte tensione. A raccontarlo è Lorenzo Siena, giovane esponente di Forza Italia Giovani Umbria, presente alla manifestazione insieme ai militanti lombardi.
Secondo quanto riferito, durante il corteo si sarebbero verificati episodi di scontro con gruppi di attivisti pro-Palestina.

“Ci siamo trovati davanti a insulti, spintoni e minacce – racconta Siena – in un clima che nulla aveva a che vedere con lo spirito della giornata”. Momenti concitati che avrebbero coinvolto anche altri partecipanti, tra cui rappresentanti della Brigata Ebraica.
Dura la presa di posizione di Edoardo Pannacci, segretario regionale di FI Giovani Umbria: “È grave che una ricorrenza come il 25 aprile, simbolo di libertà e democrazia, venga segnata da episodi di intolleranza. Nessuno dovrebbe essere allontanato o aggredito per le proprie idee o per i simboli che porta con sé. Il valore della Resistenza appartiene a tutti, non può essere rivendicato in modo esclusivo”.


Nel suo racconto, Siena parla di un clima rapidamente degenerato: “Eravamo lì per onorare la giornata sotto il Tricolore, ma siamo stati etichettati e attaccati. Alcuni manifestanti hanno cercato di strapparci le bandiere, impedendoci di proseguire. In quei momenti ho avuto la sensazione che il significato stesso della giornata si stesse perdendo”.


Fondamentale, sempre secondo la testimonianza, l’intervento delle forze dell’ordine, in particolare della DIGOS, che avrebbe evitato conseguenze più gravi accompagnando il gruppo in una zona sicura.
“Il punto non è chi ha ragione o torto – conclude Siena – ma il diritto di tutti a esprimersi senza paura. La democrazia si misura proprio nella capacità di garantire spazio anche a chi la pensa diversamente”.


Una vicenda che riaccende il dibattito sul clima delle manifestazioni pubbliche e sul rispetto reciproco, soprattutto in occasioni simboliche come quella della Festa della Liberazione.

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