Dimensionamento scolastico, Arcaleni: «Ora si rispetti il TAR e si ridia serenità alla comunità scolastica»

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A quasi un mese dalla pubblicazione della sentenza del TAR Umbria  che ha annullato i decreti di dimensionamento scolastico su Città di Castello del Commissario ad acta governativo, dal Ministero e dall’USR vengono presi provvedimenti a dir poco sconcertanti, in totale spregio della sentenza stessa.

Sia il decreto di mobilità del personale ATA, che quello dei Dirigenti scolastici, pubblicati da pochi giorni dall’Ufficio scolastico regionale sulla base delle indicazioni del Ministero dell’Istruzione e del Merito,  riportano i codici meccanografici corrispondenti a due soli Istituti Comprensivi e NON ai due Circoli didattici e alla Scuola Sec. Alighieri Pascoli, che invece la sentenza tutela e, di fatto, ripristina.

Tutto ciò ha dell’assurdo: si sta condannando un’intera comunità scolastica, dai suoi  dirigenti fino a tutto il personale scolastico, a vivere nella preoccupazione e nella totale incertezza, pur avendo combattuto in sede di giustizia amministrativa e ottenuto l’annullamento del provvedimento di dimensionamento

Ci chiediamo perché il Ministero  a guida leghista si ostini a non eseguire la sentenza.

Forse perchè rispettarla significherebbe tagliare non solo Gubbio, ma anche le due dirigenze di Terni, accorpandole?

Come se non bastasse, leggiamo dalle cronache che nella provincia ternana si esulta per la certezza che le due scuole sarebbero “salve”.

Noi non sappiamo da dove derivi questa certezza, ma ci rallegriamo perchè abbiamo sempre sostenuto che i tagli alla scuola siano dannosi e che vada salvaguardato il diritto allo studio di tutti. Pensiamo però il peggio possibile di un governo che scatena una guerra tra poveri,  lasciando intere comunità in balia di decisioni discrezionali  non dettate dal diritto amministrativo.

Non sappiamo se questa strategia nasconda la volontà del Ministero di utilizzare tutti i 60 giorni che la legge concede per ricorrere in appello contro la sentenza del TAR: ma ciò significa lasciare nel caos le scuole e il personale, mettendo a rischio una corretta ripresa dell’anno scolastico il 1 settembre.

Ci auguriamo che  prevalga il buon senso e soprattutto il rispetto della legge: è sconcertante  osservare il disprezzo della “leale collaborazione” che dovrebbe esserci sempre tra gli organismi dello Stato.

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