Piano Casa, UmbriaLeft attacca il Governo: “Troppi affari per i privati, troppo poche risposte per chi una casa non riesce a permettersela”

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L’associazione critica il nuovo piano nazionale sull’edilizia residenziale pubblica: “Si parla di 100 mila alloggi, ma le risorse sono insufficienti e manca una vera politica strutturale per affrontare l’emergenza abitativa”.

Trovare una casa oggi, per molte famiglie italiane, è diventata una delle sfide più difficili. Giovani coppie, lavoratori precari, famiglie monoreddito, pensionati e persone in difficoltà economica si confrontano ogni giorno con affitti sempre più alti, stipendi che faticano a stare al passo con il costo della vita e una disponibilità di alloggi pubblici sempre più limitata. È da questa fotografia sociale che parte la riflessione di UmbriaLeft APS, che interviene duramente sul nuovo Piano Casa del Governo, definendolo insufficiente e troppo sbilanciato verso interessi privati.

Secondo l’associazione, l’Italia paga oggi decenni di mancanza di investimenti strutturali nell’edilizia residenziale pubblica. “L’ultimo grande piano nazionale risale sostanzialmente agli anni Sessanta, ai tempi del piano Fanfani”, osserva UmbriaLeft, ricordando come il patrimonio di edilizia popolare italiano sia oggi inferiore alla media dei Paesi Ocse: circa il 6% del patrimonio abitativo, contro una media del 10%.

Il dato fotograferebbe un sistema in affanno: circa 800 mila alloggi di edilizia residenziale pubblica, di cui circa 700 mila assegnati, mentre il resto risulterebbe inagibile o occupato abusivamente.

Al centro delle critiche c’è soprattutto l’obiettivo annunciato dal Governo di arrivare a 100 mila nuovi alloggi popolari in dieci anni, un numero che secondo UmbriaLeft rischia però di restare più uno slogan che un risultato concreto.

“Di certo – sottolinea l’associazione – ci sono circa 60 mila case popolari oggi inagibili da ristrutturare, pari al 7,7% del patrimonio totale secondo Federcasa”. Il resto, secondo la lettura critica dell’associazione, verrebbe affidato principalmente a operazioni immobiliari private incentivate dallo Stato, attraverso strumenti di social housing e affordable housing, destinati rispettivamente alle fasce più fragili e al ceto medio.

Una scelta che, secondo UmbriaLeft, rischia di trasformare una necessità sociale in un’occasione di profitto immobiliare.

“Lo Stato – sostiene l’associazione citando ricostruzioni giornalistiche – punta su fondi immobiliari e investimenti privati, concedendo corsie preferenziali a chi realizzerà progetti superiori al miliardo di euro, purché una parte degli alloggi venga affittata o venduta a prezzi calmierati”.

Una strategia che lascia però molti interrogativi aperti sulla reale capacità di garantire abitazioni accessibili alle famiglie in difficoltà.

Altro punto critico riguarda le risorse economiche. Al momento, osserva UmbriaLeft, sarebbero stati stanziati circa 1,7 miliardi di euro, ai quali potrebbero aggiungersi altri fondi legati alla rigenerazione urbana e ai programmi europei, ancora però subordinati all’approvazione di Bruxelles.

Nel frattempo, avverte l’associazione, pesa anche il tema dell’aumento dei costi energetici e delle materie prime, che potrebbe ridurre concretamente il numero di interventi realizzabili.

Accanto al Piano Casa, UmbriaLeft critica anche il nuovo disegno di legge sugli sfratti veloci, che accelera le procedure per liberare immobili privati e alloggi pubblici occupati abusivamente.

“È una risposta che guarda più alla sicurezza che al disagio sociale”, sostiene l’associazione, che teme un aggravamento delle tensioni senza affrontare il problema alla radice: la povertà abitativa.

I numeri, in questo senso, raccontano una difficoltà crescente. Negli ultimi cinque anni, evidenzia UmbriaLeft, gli affitti medi sarebbero aumentati del 15%, mentre il peso del canone supera ormai spesso il 30% della spesa mensile familiare. A fronte di questo scenario, secondo l’associazione, mancherebbero strumenti adeguati di sostegno alla morosità incolpevole e agli affitti.

“La casa non può diventare un privilegio”, è il messaggio che emerge dalla nota. “Ogni sfratto dovrebbe garantire un reale passaggio da casa a casa, senza lasciare famiglie e minori in situazioni di estrema fragilità”.

Anche perché, conclude UmbriaLeft, la domanda continua a crescere: oggi sarebbero circa 300 mila le famiglie in lista d’attesa per un alloggio pubblico, mentre dal 2011 ad oggi sarebbe stato costruito appena il 2,3% del patrimonio di edilizia residenziale pubblica nazionale.

Per l’associazione, insomma, il rischio è che l’emergenza abitativa continui a crescere, senza una risposta davvero strutturale e capace di guardare alle persone prima che ai numeri.

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