Città di Castello scopre i suoi giardini nascosti: in circa 200 per il viaggio tra le meraviglie di Porta San Giacomo

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Una città dentro la città. È quella che hanno scoperto nel tardo pomeriggio di domenica circa 200 persone, protagoniste di “Giardini in città. Alla scoperta dei giardini pensili di Porta San Giacomo”, iniziativa organizzata dal Gruppo FAI di Città di Castello in occasione di Fiori in città, la manifestazione che nello scorso fine settimana ha riempito di colori il centro storico tifernate.

Un successo di partecipazione che ha confermato ancora una volta quanto interesse ci sia verso i luoghi meno conosciuti della città, quelli che spesso restano nascosti dietro portoni chiusi o muri antichi, ma che custodiscono storia, memoria e angoli di rara bellezza.

Il percorso, concentrato nel rione San Giacomo, ha permesso ai visitatori di entrare in alcuni degli affascinanti giardini pensili del centro storico grazie alla disponibilità dei proprietari privati, che eccezionalmente hanno aperto i cancelli delle loro proprietà.

Accompagnati dai volontari del FAI, i partecipanti hanno fatto tappa al Giardino Palazzi, affacciato sul bastione di Porta San Giacomo e progettato nei primi anni del Novecento dallo scultore Elmo Palazzi. Un luogo che conserva ancora oggi il fascino originario dello stile Liberty, tra aiuole geometriche, siepi di bosso, rose antiche e numerose opere dello stesso artista, del quale è stato possibile visitare anche lo studio.

La visita è poi proseguita nel pomerio di San Giacomo, antica testimonianza della doppia cinta muraria cittadina e luogo ricco di storia, per arrivare infine al Giardino di via dei Conti, uno spazio verde nascosto e suggestivo, un tempo sistemato all’italiana e oggi reinterpretato con prati, aiuole fiorite e varietà botaniche che rispettano le essenze storiche del luogo.

Molti di questi giardini pensili, vera peculiarità del centro storico tifernate, hanno una storia particolare: nacquero infatti anche in seguito al terremoto del 1789, quando in diversi casi le macerie delle abitazioni distrutte furono utilizzate per creare questi spazi verdi all’interno della cinta muraria. Un patrimonio unico, raccontato e censito nel volume “Giardini in aria” di Maria Masi Ruggiero, che continua ancora oggi a sorprendere chi lo scopre per la prima volta.

Il Gruppo FAI di Città di Castello, soddisfatto per la riuscita dell’iniziativa, ha già fatto sapere di voler proseguire anche in futuro nel lavoro di valorizzazione di queste piccole oasi verdi spesso sconosciute ai più, con nuove occasioni di visita e approfondimento culturale.

Un pomeriggio diverso dal solito, tra storia, bellezza e curiosità, che per qualche ora ha permesso a tanti tifernati e visitatori di guardare la propria città da una prospettiva diversa.

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