C’è un filo che lega l’arte, la pace e il futuro delle nostre città. È quello che sabato scorso ha attraversato Rondine, il borgo alle porte di Arezzo conosciuto in tutto il mondo per il suo impegno nel dialogo tra i popoli, dove è stata inaugurata con una partecipazione davvero importante la mostra di Christian Cerrini “Due Volte Polis”.
L’esposizione nasce all’interno di YouTopic Fest, il grande appuntamento internazionale dedicato ai temi della pace, del confronto e della gestione dei conflitti. Un evento che negli ultimi anni è diventato un punto di riferimento nazionale e internazionale e che nel 2025 aveva visto anche la presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. L’edizione di quest’anno, dal 4 al 7 giugno, ha proposto incontri, seminari e momenti di riflessione culminati nella grande festa finale con Lorenzo Jovanotti.
Per Cerrini quella di Rondine non è una semplice mostra. È piuttosto una tappa importante di un percorso artistico che negli ultimi anni si sta trasformando profondamente. Se in passato al centro della sua pittura c’era soprattutto l’uomo, oggi il suo sguardo si posa sempre più sui luoghi che l’uomo abita, sulle città, sulle periferie, sugli spazi che raccontano il nostro modo di vivere e di stare insieme.
“Due Volte Polis” parla proprio di questo. Della città come luogo della convivenza, ma anche delle sue contraddizioni. Nelle opere di Cerrini non troviamo più soltanto figure o storie individuali, ma scenari che diventano metafora di una società spesso frammentata, dove le periferie finiscono per rappresentare non soltanto uno spazio geografico ma anche una condizione umana e sociale.
Ed è forse proprio qui che l’incontro con Rondine assume il suo significato più profondo. Da una parte un luogo che ogni giorno lavora per costruire dialogo e comprensione tra persone provenienti da culture e Paesi diversi. Dall’altra un artista che, attraverso la pittura, pone una domanda semplice ma decisiva: quale idea di comunità siamo ancora capaci di costruire?
La mostra è accompagnata da un catalogo realizzato da Magonza Editoria d’Arte, curato da Rosario Salvato e Alessandro Sarteanesi, con i contributi di Carla Bagnoli dell’Università di Modena e Reggio Emilia e di Piero Dominici dell’Università degli Studi di Perugia.
Un progetto che a Rondine trova una collocazione naturale e che invita il visitatore non soltanto a osservare le opere, ma anche a interrogarsi sul significato stesso della convivenza, della città e del futuro delle relazioni umane.



