Il Presidio del Vinosanto affumicato dall’Alta Valle del Tevere in Borgogna con il Mercato della Terra di Umbertide

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Nell’ambito del gemellaggio internazionale festeggiato a Saint Vallier in Borgogna dal 30 maggio al 2 giugno 2019  tra le città di Umbertide,Rybnik (Polonia),Wallerfangen (Germania), e Saint Vallier (Francia) all’interno della partecipazione del Mercato della Terra di Umbertide sono stati presentati anche i due Presidi Slow Food della nostra Vallata:  Mazzafegato dell’Alta Valle del Tevere e Vinosanto affumicato dell’Alta Valle del Tevere che hanno riscosso consensi e curiosita nelle varie giornate di festeggiamento e mercato. Particolarmente significativa la “trasferta” del nostro Vinosanto in una delle terre internazionalmente riconosciute come la culla della produzione vitivinicola : la Borgogna. In questa terra dove il “terroir”  vuol dire tradizione, attacamento alla produzione artigianale e dove i grandi vini sono espressione culturale e solida base economica mondiale, questo eccezianale ed unico prodotto della nostra terra è stato molto apprezzato. Claudio Ceccarelle responsabile dei produttori del Presidio del Vinsanto è stato un perfetto anfitrione e come produttore ha spiegato con esperienza e capacità le fasi della produzione di questo magnifico Presidio legato a filo doppio con la nostra terra e con le sue tradizioni.
Il gemmellaggio perfettamente riuscito in tutte le sue articolazioni: cultura, sport, amicizia e conoscenza delle varie tradizioni gastronomiche ha riaffermato che il nostro Vinosanto Affumicato può essere anche volano  internazionale per la nostra economia e veicolo di conoscenza ed amicizia.  
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Saverio Bianconi, 72 anni, ha raccolto vanghini, bilance, libri antichi e curiosità legate alla cerca. Alcuni reperti saranno esposti al Salone Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato CITTÀ DI CASTELLO – C'è il primo vanghino con cui ha iniziato a cercare tartufi, quando ancora la ricerca si poteva fare anche con il maiale. Ci sono vecchie bilance, bisacce, attrezzi ormai introvabili, libri ingialliti e persino oggetti recuperati casualmente nei boschi. Tutto raccolto in una stanza che, con il tempo, è diventata qualcosa di più di una semplice collezione privata: un piccolo museo dedicato al mondo del tartufo e alla storia dei suoi cavatori. A metterlo insieme è stato Saverio Bianconi, 72 anni, una vita legata al prezioso tubero e alla cultura della cerca. A Città di Castello, territorio dove la tradizione del tartufo è profondamente radicata, Bianconi ha trasformato una passione in uno spazio capace di raccontare un mestiere, le sue tecniche e soprattutto le tante storie che gli ruotano attorno. Sono oltre 200 i pezzi raccolti nella sala della sua residenza e del laboratorio. Un percorso didattico nel quale trovano posto le diverse varietà di tartufo, le informazioni sui territori di crescita e gli strumenti utilizzati dai cavatori nel corso degli anni. Il museo è nato quasi per caso. Tutto è partito dal ritrovamento di una pagina dedicata al tartufo all'interno di un erbario cinquecentesco del Mattioli. Da quel momento l'idea ha iniziato a prendere forma e quella che era una piccola stanza dell'azienda si è progressivamente riempita di oggetti, testi e testimonianze. «C'è il mio primo vanghino – racconta Bianconi con orgoglio – quando ho iniziato e la ricerca si poteva fare sia con il cane che con il maiale». Tra gli oggetti più curiosi c'è anche quella che Bianconi considera una vera e propria affettatrice da primato, acquistata anni fa in un mercatino a Sansepolcro. E poi i ritrovamenti più insoliti: un tartufo cresciuto dentro una chiocciolina, un altro sviluppatosi all'interno di un ramo secco e persino un paio di occhialini riemersi dal terreno durante uno scavo nella zona di Lama, dove nel 1944 era precipitato un aereo tedesco. Non mancano i documenti. Tra i testi custoditi nella collezione c'è anche la prima monografia sul tartufo di Vittadini. Pagine che raccontano quanto sia lunga la storia del rapporto tra l'uomo e questo particolare frutto del bosco. Il piccolo museo nasce quindi anche con l'idea di conservare una memoria che rischierebbe altrimenti di andare perduta. La “cerca e cavatura del tartufo” è diventata patrimonio culturale immateriale dell'umanità dell'Unesco e rappresenta ancora oggi, nell'Alto Tevere, una tradizione vissuta da centinaia di persone. «Ora che sono in pensione, mi dichiaro un pensionato del tartufo – dice Bianconi – e sto riguardando quello che è dentro questo ambiente. Ogni giorno riaffiorano ricordi indelebili legati a questo mondo». Una parte di questa raccolta uscirà ora dalla stanza che l'ha custodita per anni. Alcuni dei pezzi saranno infatti protagonisti della 46ª edizione del Salone Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato, in programma a Città di Castello il 31 ottobre e 1° novembre, 7-8 novembre e 14-15 novembre. L'inaugurazione è prevista sabato 31 ottobre alle 16.30, con la presenza del sindaco di Alba Alberto Gatto. Un incontro pensato anche per rafforzare il rapporto tra l'Alta Valle del Tevere e il Piemonte, due territori accomunati dalla cultura della...

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