Alessandro Del Bene (PD) analizza il mandato Innocenti: “Mancata una visione di lungo periodo, ora serve un nuovo percorso partecipato”

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Alessandro Del Bene, segretario del Partito Democratico di Sansepolcro, traccia un’analisi politica del mandato del sindaco Fabrizio Innocenti. Lo fa apertamente dal punto di vista dell’opposizione, offrendo una lettura critica dell’azione amministrativa sviluppata negli ultimi quasi cinque anni e affrontando i principali temi che hanno segnato la vita politica e istituzionale della città.

Nel suo intervento, Del Bene esamina le scelte compiute dall’attuale amministrazione, soffermandosi in particolare sulla mancanza di una visione strategica di lungo periodo e sul ridotto coinvolgimento della cittadinanza, delle categorie economiche e delle realtà sociali del territorio. Al centro dell’analisi anche l’utilizzo delle risorse straordinarie, a partire dai fondi del PNRR, le politiche per lo sviluppo economico, le infrastrutture, la scuola, il sociale e la sanità, temi che secondo il centrosinistra avrebbero richiesto una programmazione più condivisa e incisiva.

Un bilancio che non si limita alla critica dell’operato dell’amministrazione Innocenti, ma che si inserisce nel dibattito politico cittadino in vista delle prossime elezioni comunali, ponendo l’accento sulla necessità di un nuovo percorso basato su partecipazione, visione e rilancio economico e sociale di Sansepolcro.

Segretario Del Bene, a poco più di un anno dalle elezioni: a che punto è il percorso del centrosinistra?

Il progetto è iniziato da più di un anno. Ci siamo messi al tavolo come area di centrosinistra e abbiamo scelto di lavorare non solo tra partiti, ma coinvolgendo la cittadinanza. Abbiamo fatto incontri pubblici e momenti di restituzione: l’ultimo, prima di Natale, ha presentato i risultati del lavoro svolto con chi ha partecipato. Da lì abbiamo individuato filoni tematici su cui continuare: ascolto, confronto con operatori e cittadini, e costruzione di un programma che rispecchi richieste ed esigenze reali.

In questo percorso state anche lavorando alla scelta del candidato sindaco?

Sì, ma prima di tutto serve un’idea di città e un gruppo. Poi, nel lavoro con le persone, contiamo di trovare chi avrà il coraggio – o la generosità – di mettersi a disposizione. La politica deve tornare a essere un servizio: verso i cittadini e verso la comunità.

A fine anno si è discusso molto del bilancio comunale. Per voi quel voto ha certificato una maggioranza di centrodestra?

Sì. Il bilancio è l’atto politico per eccellenza di una giunta: votarlo significa compiere una scelta politica chiara. Il voto favorevole della consigliera Laura Chieli è un passaggio importante e, di fatto, la colloca in maggioranza. È legittimo, ma va riconosciuto per ciò che è.

Chiedete quindi un gesto di coerenza anche in consiglio comunale?

Esatto. Più che “chiederlo” noi, dovrebbe essere una scelta coerente. Se si entra in maggioranza, è corretto lavorare con la maggioranza e lasciare liberi gli spazi dell’opposizione, anche fisicamente in aula. Non è una polemica: è una questione di chiarezza istituzionale e di rispetto delle regole democratiche.

Il centrodestra appare più compatto: Sansepolcro è pronta per un sindaco di centrodestra?

Noi lavoriamo perché Sansepolcro sia pronta per un nuovo percorso di centrosinistra. Più che “un sindaco”, serve un gruppo che lavori, una visione sui prossimi 10-15 anni, e un progetto che coinvolga cittadini, portatori di interesse e operatori. Questo è il metodo che oggi è mancato.

Lei insiste spesso su un punto: scarsa partecipazione. In cosa, concretamente?

Nel coinvolgimento praticamente assente: non solo delle opposizioni, “scavalcate” e mai rese parte di un percorso, ma anche di cittadini e categorie. Il confronto con il centro storico, i commercianti, la sanità, gli operatori economici e sociali è stato, nella sostanza, vicino allo zero.

PNRR: per voi è stata un’occasione persa?

Sì, perché risorse di quella portata non si vedono spesso. I lavori sono stati fatti, ma senza una direzione. Parliamo di circa 5 milioni: eppure non hanno cambiato il volto della città. Se uno veniva a Sansepolcro prima dei lavori e torna oggi, non è detto che percepisca un salto vero.

Che cosa sarebbe servito, secondo voi?

Concentrare le risorse in un progetto riconoscibile: ridare identità al centro storico, lavorare su botteghe e attrattività, intervenire in modo strategico su punti chiave. Il tema non è “fare opere”, ma collegarle a una visione: turismo, cultura, economia, qualità urbana.

Tra le opere citate c’è anche il secondo ponte sul Tevere. La vostra posizione qual è?

Il ponte è un’opera fondamentale e importante. Ma non basta aprirlo: serve la viabilità di collegamento, serve decidere dove far sfociare il traffico, come collegare il flusso verso l’Umbria. Questi ragionamenti andavano fatti prima, con una visione di lungo termine.

Un altro tema sentito è la scuola Buonarroti, tra ritardi e incertezze. Qual è la “chiave di volta” per sbloccare?

Serve un confronto trasparente e condiviso: sedersi tutti, capire qual è il problema vero, individuare un percorso e scegliere una strada con responsabilità collettiva. Se una decisione viene condivisa tra istituzioni e forze politiche, ha un valore diverso verso la cittadinanza e verso l’esterno. La sensazione, oggi, è di un continuo “giorno della marmotta”.

Sul sociale avete parlato di sottofinanziamento dei servizi. Che cosa avete proposto?

Abbiamo presentato un emendamento per aumentare la quota destinata al sociale, perché è ferma a parametri di 10-15 anni fa, mentre i costi sono cresciuti. L’emendamento è stato bocciato, anche se formalmente corretto. C’è stata apertura a “riparlarne” con una conferenza di servizi tra comuni: noi continueremo a insistere perché si faccia davvero e in tempi utili.

E la sanità? Perché torna nel dibattito insieme al sociale?

Sono ambiti collegati e, in Valtiberina, richiedono una proposta concreta. Non servono promesse irrealistiche: servono servizi essenziali funzionanti. Ospedale di comunità, pronto soccorso, prestazioni di base: è su questo che bisogna lavorare e pretendere risposte.

Residenze protette e asili nido: temi molto diversi ma entrambi urgenti. Il PNRR poteva aiutare?

In altri comuni parte delle risorse è stata usata proprio per lasciare infrastrutture sociali tangibili nel tempo. Investire su bambini, giovani e anziani è una scelta di visione. Sono servizi che alleggeriscono le famiglie e migliorano la qualità della vita: se non ci pensiamo adesso, la pressione aumenterà.

Le chiedo un bilancio “da cittadino”: cosa è mancato di più nel mandato Innocenti?

Oltre alla scarsa partecipazione e alla poca visione, ciò che è mancato davvero è l’intervento sullo sviluppo economico. Se non aumentiamo il reddito e non creiamo lavoro di qualità, tutto il resto si indebolisce: commercio, botteghe, attrattività turistica, tenuta sociale. Serve aiutare le imprese a fare rete, innovarsi, sostenere agricoltura e settori strategici.

Il centro storico, oggi, è anche simbolo di questa difficoltà?

Sì. Vedere tante attività chiuse è una ferita. La politica non può fare tutto, ma deve cominciare a metterci la testa: un filone del nostro lavoro è proprio il rilancio del centro storico, insieme al rilancio culturale ed economico. Sansepolcro è la città di Piero, di Pacioli, del Beato Ranieri: abbiamo un patrimonio enorme che può diventare motore vero di sviluppo.

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