Archivio storico diocesano e della Biblioteca diocesana “Storti – Guerri”: nel 2019, 879 utenti hanno frequentato la sala studio

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Dopo la pausa per le festività natalizie, lo scorso 14 gennaio ha riaperto al pubblico la sala consultazione dell’Archivio storico diocesano e della Biblioteca diocesana “Storti – Guerri” di Città di Castello. Nel 2019 sono stati ben 876 gli utenti che hanno frequentato la sala studio (con un aumento del 2,4% rispetto al 2018); sul totale, 404 accessi si riferiscono a ricerche d’archivio e 472 a studi condotti in biblioteca. L’anno ha segnato un vero e proprio record di presenze: nel 2013 gli accessi complessivi erano stati 222 e nel 2014 ammontavano a 220; nel 2015 era stato registrato il numero più alto, con 827 accessi totali, scesi a 737 nel 2016 e nuovamente saliti a 810 nel 2017 e a 855 nel 2018. Con i quasi 900 accessi, il 2019 si caratterizza perciò come l’anno con il maggior numero di utenti dall’apertura dall’attuale sede dell’archivio nel 1978. Negli ultimi sette anni si sono registrati 4.547 accessi, per una media annuale di 649 presenze. Le domande di studio presentate sono state 60 (erano state 37 nel 2018) e i prestiti librari 186 (erano stati 140 nel 2018). Il dato del 2019 è ancora più significativo se si considera che nel mese di marzo ha ripreso piena funzionalità la Biblioteca comunale, nella nuova e funzionale sede di palazzo Vitelli a San Giacomo.
L’incremento degli utenti in entrambe le principali biblioteche cittadine evidenzia la forte domanda di cultura presente in città, alla quale la diocesi sta cercando di rispondere in maniera sempre più ampia con il potenziamento delle proprie strutture. Nel corso del 2019, infatti, all’interno della sede della “Storti – Guerri” è stato allestito un deposito di 60 mq destinato al reparto periodici, che raccoglie numerose annate di riviste a partire dal 1842 fino al 2019. Per l’anno in corso è previsto l’allestimento di spazi espositivi, che permettano l’organizzazione di piccole mostre documentarie. I lavori di potenziamento della sede sono stati possibili grazie ai contributi Cei derivanti dall’8×1000 alla Chiesa cattolica.

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