C’è un momento, durante la conversazione, in cui si capisce che non si sta parlando di una tendenza, ma di qualcosa di più radicato. Di un percorso, prima ancora che di un libro.
A In Primo Piano arrivano Stefania Piccini e Florinda Pedone, autrici di “Mindfulens – La rivoluzione interiore”. Non è la loro prima volta in studio, e si sente: il dialogo riparte senza formalità, quasi come se fosse rimasto in sospeso dall’ultima intervista.
Si scherza, si parte leggeri — tra parole difficili da pronunciare e differenze generazionali — ma poi il confronto prende una direzione più profonda. Perché la mindfulness, al di là delle etichette, qui viene raccontata per quello che è: un lavoro su di sé che dura da anni, fatto di esperienza, tentativi, consapevolezze costruite nel tempo.
Non c’è l’idea di eliminare ansia, rabbia o pensieri. Anzi. Il punto, spiegano, è riconoscerli. Accorgersi di quello che succede dentro, senza reagire automaticamente. Un passaggio che sembra semplice, ma che oggi, forse, è diventato più difficile.
Il discorso si allarga quasi inevitabilmente alla realtà di tutti i giorni. Ai piccoli segnali di disagio, alla fatica nel comunicare, a quella sensazione diffusa di essere sempre un passo avanti rispetto a sé stessi, ma mai davvero presenti.
E poi ci sono i ragazzi. Una generazione veloce, abituata a ritmi diversi, che spesso gli adulti fanno fatica a decifrare. Ma il punto di vista delle due autrici sposta l’attenzione: non è detto che siano loro a essere più lontani da questa consapevolezza. Forse, semplicemente, la esprimono in un modo diverso.
Nel corso della puntata emergono esempi concreti, storie, anche qualche dubbio. Senza formule facili. Solo l’idea che fermarsi, ogni tanto, non significhi rallentare tutto, ma provare a capire dove si è.
E da lì, magari, ripartire con un po’ più di chiarezza.



