Sanità umbra, La Sinistra e Rifondazione: “No a un’unica Asl, si rafforzi Città di Castello”

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I due movimenti contrari all’ipotesi di una macroazienda regionale: “Così si penalizzano i territori. Servono più risorse, assunzioni e servizi di prossimità”

CITTÀ DI CASTELLO – No a un’unica Asl regionale e più attenzione agli ospedali territoriali, a partire da quello di Città di Castello. È netta la posizione de La Sinistra per Castello e di Rifondazione Comunista Alto Tevere, che intervengono sulle indiscrezioni legate al nuovo Piano socio-sanitario regionale.

Secondo le due forze politiche, il dibattito che si sta aprendo in Umbria rischia di concentrarsi troppo sugli assetti organizzativi e troppo poco sull’obiettivo principale: garantire ai cittadini una sanità pubblica più vicina, più efficiente e più equa.

La preoccupazione riguarda in particolare l’ipotesi di istituire una sola grande Asl per tutta la regione. Una scelta che, per La Sinistra e Rifondazione, produrrebbe risparmi limitati ma conseguenze pesanti per i territori, soprattutto per quelli più periferici.

«Il rischio – sostengono – è quello di discutere dello strumento dimenticando l’obiettivo». Per questo i due movimenti esprimono una «netta e totale contrarietà» all’eventuale nascita di una macro-Asl regionale.

L’equilibrio istituzionale, spiegano, deve essere preservato mantenendo l’attuale assetto basato su due Asl e due Aziende ospedaliere. Un modello che, secondo La Sinistra per Castello e Rifondazione Comunista Alto Tevere, deve continuare a garantire risorse, investimenti e capacità decisionale nei diversi territori dell’Umbria.

La difesa del diritto alla salute, aggiungono, non può passare attraverso tagli o accorpamenti burocratici. Al contrario, servirebbe una vera inversione di tendenza che riporti al centro il sistema sanitario pubblico e che rimetta in discussione anche la logica dell’aziendalizzazione della sanità.

Tra le richieste avanzate c’è anche quella di un maggiore impegno sul fronte delle risorse economiche. Per i due movimenti la Regione dovrebbe sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare che punta ad aumentare il finanziamento della sanità pubblica fino ad almeno il 7,5 per cento del Pil.

Ma il tema delle risorse, da solo, non basta. Per alleggerire la pressione sugli ospedali è necessario rafforzare la medicina territoriale, i servizi di prossimità e la medicina generale, strumenti considerati fondamentali per garantire risposte più rapide ai cittadini e ridurre il ricorso improprio ai Pronto soccorso.

Particolare attenzione viene dedicata all’ospedale di Città di Castello. Secondo La Sinistra per Castello e Rifondazione Comunista Alto Tevere è indispensabile avviare un piano straordinario di assunzioni che punti sulle stabilizzazioni, sulla valorizzazione del personale e sul superamento delle esternalizzazioni. Un percorso che dovrebbe interessare il presidio tifernate, il Pronto soccorso e l’intera rete dei servizi territoriali dell’Alto Tevere.

L’appello finale è rivolto ai cittadini, ai sindaci del comprensorio e alle forze sociali del territorio. L’invito è quello a mobilitarsi per contrastare ogni ipotesi di centralizzazione che, secondo i due movimenti, rischierebbe di indebolire la qualità delle cure e di aumentare le disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari.

Per La Sinistra per Castello e Rifondazione Comunista Alto Tevere il futuro della sanità umbra non passa attraverso la concentrazione delle strutture decisionali, ma attraverso investimenti, personale e una presenza sempre più capillare dei servizi nei territori. Una sfida che riguarda da vicino anche l’Alto Tevere e il ruolo strategico dell’ospedale di Città di Castello all’interno della rete sanitaria regionale.

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