Auto storiche e strade di confine: il Trofeo Baronia di Monte Ruperto cresce e porta l’Altotevere in giro per l’Italia

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Dalle piazze di Città di Castello alle curve di Monte Ruperto, passando per Umbertide, Pietralunga e Apecchio. La seconda edizione della manifestazione organizzata da Auto Moto Storiche Altotevere conferma una formula che mette insieme passione, territorio e solidarietà

CITTÀ DI CASTELLO – C’è chi arriva per la gara, chi per le auto e chi semplicemente per il piacere di passare un fine settimana diverso. Alla fine però tutti si ritrovano a parlare delle stesse cose: delle strade percorse, dei paesaggi attraversati e di quei piccoli angoli dell’Altotevere che spesso nemmeno chi vive qui conosce davvero.

Forse è questo il motivo per cui il Trofeo Baronia di Monte Ruperto continua a crescere.

La seconda edizione della gara nazionale di regolarità per auto storiche organizzata da Auto Moto Storiche Altotevere si è chiusa con numeri importanti e con la sensazione, condivisa da molti partecipanti, di aver preso parte a qualcosa che va oltre il semplice raduno motoristico.

Per due giorni decine di equipaggi arrivati da Umbria, Toscana, Marche e Lombardia hanno attraversato il territorio seguendo un percorso costruito attorno alla storia e all’identità dell’Alta Valle del Tevere.

Nelle piazze e lungo le strade non sono mancate le soste dei curiosi. Del resto non capita tutti i giorni di vedere sfilare una Alfa Romeo 1900 dei primi anni Cinquanta, una Porsche 356 Super del 1964 o una Jaguar che sembra uscita da un film d’altri tempi.

Accanto alle vetture più rare c’erano poi modelli che hanno fatto sognare intere generazioni: Porsche 911, Mercedes SL, Alfa Romeo GT, MG e Lancia Fulvia Zagato. Auto che raccontano un pezzo di storia italiana ed europea e che ancora oggi riescono a fermare lo sguardo di chi passa.

Ma il cuore della manifestazione, anche quest’anno, non era soltanto sotto il cofano delle vetture.

Il vero protagonista è stato ancora una volta il territorio.

Non a caso il trofeo prende il nome dalla Baronia di Monte Ruperto, una delle particolarità amministrative più curiose del Centro Italia. Un piccolo territorio tifernate incastonato nelle Marche, tra Apecchio e Sant’Angelo in Vado, che conserva una storia secolare e un fascino quasi nascosto.

Proprio quelle strade, tra boschi, saliscendi e panorami appenninici, hanno rappresentato uno dei passaggi più apprezzati dagli equipaggi.

La manifestazione era partita sabato mattina da Piazza Matteotti, a Città di Castello. Dopo le verifiche tecniche e la visita al Chiostro di San Domenico, le prime prove hanno animato il centro storico prima del trasferimento a Umbertide e della visita alla Rocca.

Domenica il percorso si è spostato verso Pietralunga, Castelfranco, Castelguelfo e Apecchio, con la tappa al Birrificio Collesi e il ritorno finale a Villa San Donino per le premiazioni.

Un’edizione osservata con particolare attenzione anche dall’ASI, che ha inviato da Torino due propri commissari, Antonio Palombo e Alessandra Testaguzza, per seguire da vicino lo svolgimento della manifestazione.

Un segnale che conferma la considerazione conquistata negli ultimi anni dal club tifernate, già premiato a Parma con il riconoscimento nazionale “Vittorio Zanon” assegnato agli eventi più significativi organizzati dai club federati.

«La soddisfazione più grande – spiega il presidente Giovanni Rossi – è vedere persone che arrivano qui da fuori e tornano a casa parlando del nostro territorio. Le auto sono il punto di partenza, ma poi il ricordo rimane legato ai luoghi visitati, all’accoglienza ricevuta e alle persone incontrate».

Accanto all’aspetto sportivo non è mancato quello sociale.

Durante la manifestazione è stata infatti promossa una raccolta fondi a favore dell’Associazione Medusa, il Centro Antiviolenza sulle Donne che opera nell’Altotevere.

Un gesto concreto che gli organizzatori hanno voluto affiancare all’evento per mantenere alta l’attenzione su un tema che continua a riguardare da vicino l’intera comunità.

Per la cronaca sportiva, a conquistare il successo finale è stato Denis Zucchetto su BMW Z3. Alle sue spalle Gregorio Mambrini su Mini Minor e Francesco Paoletti su Innocenti A112 Elite.

Ma al di là della classifica, il risultato più evidente si è visto lungo le strade percorse dalle vetture. Piazze piene, curiosi ai bordi del percorso e tanti visitatori arrivati per seguire una manifestazione che, in appena due edizioni, è riuscita a ritagliarsi uno spazio importante nel panorama nazionale del motorismo storico.

E forse il segreto sta proprio lì: usare la passione per i motori come occasione per raccontare un territorio che spesso non ha bisogno di grandi effetti speciali. Gli bastano le sue strade, la sua storia e la capacità di accogliere chi arriva da fuori.

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