Il 31 luglio un medico di San Giustino andrà in pensione. Da quel giorno circa 700 persone del paese resteranno senza un dottore di famiglia a cui rivolgersi.
Una situazione che la Lega definisce prevedibile da tempo, ma che sta trovando Regione e azienda sanitaria con le mani in mano. La soluzione individuata finora è semplice: scaricare i pazienti rimasti senza medico sui tre professionisti ancora attivi in paese. Peccato che siano già al limite: uno segue 1700 assistiti, un altro 1600, un terzo 1500.
A denunciarlo sono il segretario regionale della Lega Umbria, Riccardo Augusto Marchetti, e il consigliere comunale leghista Corrado Belloni. E il problema, avvertono, è destinato a peggiorare: tra qualche anno andrà in pensione anche il medico di Selci, lasciando scoperti altri 1200 pazienti.
Dietro il caso di San Giustino, secondo i due esponenti del Carroccio, c’è un problema più ampio: le zone di confine come l’Alta Valle del Tevere perdono terreno perché i medici possono scegliere di lavorare in regioni vicine, dove i rimborsi sono più alti. San Giustino, pur attraversata dalla E45, non è considerata zona disagiata. Nessun incentivo, quindi, per chi dovrebbe scegliere di restare o venire a lavorare qui.
Marchetti e Belloni chiedono ora un intervento diretto della presidente della Regione, Stefania Proietti: incentivi per le aree di confine, una programmazione seria dei pensionamenti, un confronto vero con i medici del territorio. “Una situazione così non si era mai vista”, dicono. “La sanità territoriale è allo sbando”.



