Luigina Dongiovanni: “Una scuola senza confini, ai ragazzi voglio dare la possibilità di andare oltre”

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La nuova dirigente dell’International Campus Patrizi Baldelli Cavallotti racconta l’arrivo a Città di Castello, i progetti per l’Istituto e una storia personale segnata dalla memoria dello zio Franco, carabiniere ucciso nell’attentato di Peteano

Per Luigina Dongiovanni, entrare all’International Campus Patrizi Baldelli Cavallotti di Città di Castello non ha significato semplicemente assumere un nuovo incarico. È stato l’ingresso in una realtà grande, articolata e profondamente intrecciata con il territorio.

«Per me è stato emozionante. Non solo tornare alle scuole superiori dopo quattro anni, ma entrare in una scuola così grande, così organizzata e così impattante sul territorio. È la prima scuola della provincia e ho capito perché».

La nuova dirigente non nasconde la complessità della sfida. «Il grado di complessità è talmente alto che richiederà, durante tutto l’anno, tutta la mia forza fisica e psicologica». Ma le prime impressioni sono positive e il progetto che ha in mente parte da un obiettivo chiaro: costruire una comunità scolastica capace di riconoscersi in un’unica identità.

«Vorrei che i ragazzi si sentissero parte di un solo istituto, proprio di un International Campus».

Per Dongiovanni, essere “International” non significa soltanto guardare all’Europa o ai Paesi lontani. Significa soprattutto imparare a superare i propri limiti. «Vuol dire anche uscire dai propri confini, dove a volte, per tanti motivi, si rimane dentro».

Al centro ci saranno dunque gli studenti. La dirigente vuole conoscerli, ascoltarli e responsabilizzarli, coinvolgendoli nella vita della scuola e nei percorsi di orientamento. Agrario, alberghiero, Web Community, sociosanitario e gli altri indirizzi dovranno diventare sempre più parte attiva del territorio.

«Voglio conoscere cosa ne pensano loro, cosa vogliono e come vogliono sentirsi utili. Vorrei che i miei ragazzi si sentissero parte di una comunità e darò loro delle responsabilità».

Un altro asse sarà il rapporto con istituzioni, Fondazione Agraria e realtà economiche e sociali locali. Particolare attenzione sarà riservata all’azienda agraria, con più esperienze sul campo e maggiori occasioni di confronto con professionisti ed esperti, dalla gestione del verde alla sostenibilità, dall’enologia all’apicoltura.

Dietro la dirigente emerge poi la storia personale di una donna molto legata alle proprie radici. Salentina, laureata in Lettere classiche e poi impegnata negli studi di storia contemporanea ed Economia e Management, ha insegnato in diverse regioni italiane prima di diventare dirigente e arrivare in Umbria.

Una terra nella quale ha trovato qualcosa di familiare. «La mia origine salentina mi riporta all’agrario e ogni volta che vado alla sede Patrizi mi ritrovo a casa. Anche l’alberghiero mi fa sentire a casa: la cucina salentina è profonda e potente come quella umbra».

Nella sua storia familiare c’è però anche una ferita profonda. Suo zio Franco, carabiniere di 22 anni, fu una delle vittime dell’attentato di Peteano del 1972.

Dongiovanni non lo ha mai conosciuto, ma è cresciuta dentro il dolore lasciato da quella morte nella propria famiglia. Anni dopo ha deciso di studiare quella pagina della storia italiana, dedicandole una tesi e portando la propria testimonianza nelle scuole e, nel 2022, anche in Parlamento.

«La bomba che ha messo fine alla vita di mio zio è esplosa in tutte le vite che ha toccato. Non ha distrutto tre vite, ha distrutto tre intere famiglie».

Oggi quella memoria è diventata parte del suo modo di intendere la scuola e il rapporto con le nuove generazioni. «Parlarne significa avere rispetto del passato e di coloro che hanno perso la vita per garantirci una vita di scelte e di libertà».

Ai ragazzi prova a spiegarlo partendo da un gesto semplicissimo: aprire un armadio e scegliere cosa indossare. «Quella non è una cosa scontata. Non è scontato avere una casa, non è scontato avere un armadio e non è scontato poter scegliere. Se hai questa possibilità, devi ringraziare qualcuno».

È forse proprio qui che si incontrano il suo percorso personale e la scuola che immagina per il futuro: una comunità capace di custodire la memoria, offrire opportunità e insegnare ai ragazzi ad andare oltre i propri confini senza dimenticare chi ha reso possibile la loro libertà.

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