Città di Castello ricorda i 555 internati tifernati nei campi di concentramento tedeschi

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Nel messaggio per la Giornata nazionale, il sindaco Luca Secondi rende omaggio anche ai 34 concittadini morti nei lager o dopo il ritorno in patria: «Un sentito abbraccio alle loro famiglie»

Città di Castello ricorda i 555 militari tifernati internati nei campi di concentramento tedeschi durante la Seconda guerra mondiale. In occasione della prima Giornata degli Internati italiani, celebrata sabato 20 settembre, il sindaco Luca Secondi ha voluto rendere omaggio a quanti pagarono con la prigionia, le sofferenze e, in alcuni casi, con la vita il proprio rifiuto di aderire all’esercito tedesco o alla Repubblica Sociale Italiana dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943.

«Ricordare una delle vicende simbolo della Resistenza come quella dei militari italiani internati nei campi di concentramento e dare dignità a questi uomini è un dovere civico fondamentale», ha dichiarato Secondi a nome dell’amministrazione comunale.

Un pensiero particolare è stato rivolto alle famiglie dei 555 tifernati protagonisti di questa drammatica pagina della storia locale e nazionale. Tra loro vi furono 34 concittadini che morirono nei lager o dopo il ritorno in Italia, a causa delle conseguenze della detenzione. I loro nomi sono scolpiti nella Pietra della memoria collocata nel 2021 nei giardini del Cassero, per espressa volontà del Consiglio comunale.

«Rivolgiamo un sentito abbraccio alle famiglie dei 555 tifernati – ha sottolineato il sindaco – e ricordiamo con particolare commozione i 34 concittadini che persero la vita nei lager o al ritorno in patria».

La Giornata, istituita dalla legge numero 6 del 13 gennaio 2025, vuole restituire il giusto riconoscimento ai militari italiani che, dopo l’armistizio, rifiutarono l’arruolamento nelle forze tedesche e in quelle della Repubblica di Salò. Per questa scelta furono internati nei campi di prigionia e di lavoro coatto in Germania, privati dello status di prigionieri di guerra e dei diritti previsti dalla Convenzione di Ginevra del 1929.

«Quegli uomini offrirono un esempio straordinario di rispetto per l’onore della Patria e di fedeltà agli ideali di libertà, democrazia e pace», ha ricordato Secondi. «Una vicenda rimasta per troppo tempo nell’ombra, ma che appartiene a pieno titolo alla lotta della Resistenza, che non fu soltanto armata».

Il primo cittadino ha espresso riconoscenza anche verso tutte le realtà che, nel corso degli anni, hanno contribuito a tenere viva la memoria di questa ferita della comunità tifernate. Tra queste, l’Istituto di Storia Politica e Sociale “Venanzio Gabriotti”, l’Anpi, l’Associazione Famiglie Caduti e Dispersi in Guerra, l’Associazione Mutilati e Invalidi di Guerra, “Trestina per la Pace” e le altre associazioni combattentistiche e della memoria.

«È un movimento cittadino vivo e prezioso, che ha voglia di fare e di partecipare – ha concluso Secondi – e che continueremo ad affiancare al meglio delle nostre possibilità, per custodire la memoria e consegnarla alle nuove generazioni».

La Pietra della memoria ai giardini del Cassero ricorda i 34 Internati Militari Italiani tifernati che persero la vita: Ruggero Bagnini, Gino Balicchi, Pasquale Battisti, Enrico Bellucci, Renato Besi, Luigi Bianconi, Remo Coltrioli, Aldo Falcinelli, Lazzaro Forti, Giovanni Festucci, Giuseppe Gineprini, Gettulio Giornelli, Ubaldo Giornelli, Antonio Grasselli, Brunetto Gualtieri, Amedeo Guerrucci, Corrado Landi, Orlando Marinelli, Nello Marzi, Cesare Meoni, Luigi Meozzi, Giuseppe Monaldi, Alfredo Nestri, Luigi Paoloni, Ubaldo Paolucci, Pietro Pasqui, Pierino Peccioloni, Pietro Petrani, Carlo Rossi, Pietro Rossi, Plinio Rossi, Aurelio Segapeli, Ferdinando Tibulli e Antonio Zangarelli.

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