Il consigliere comunale, allora giovane volontario, ha rappresentato la città tifernate alle celebrazioni nel Comune gemellato
A cinquant’anni dal devastante terremoto che colpì il Friuli nel 1976, Claudio Serafini è tornato a Majano, in provincia di Udine, nei luoghi dove da giovane volontario aveva prestato aiuto alle popolazioni colpite dal sisma.
Questa volta lo ha fatto nelle vesti di amministratore pubblico, incaricato dal sindaco di Città di Castello Luca Secondi di rappresentare la città alle celebrazioni organizzate nel Comune gemellato.
Per Serafini non si è trattato di una semplice ricorrenza, ma di un momento di forte coinvolgimento personale. Mezzo secolo fa, infatti, aveva raggiunto il Friuli insieme ad altri giovani della parrocchia di Santa Maria Maggiore di Città di Castello, accorsi per portare aiuti e sostegno alle comunità colpite.
«Ringrazio il sindaco per avermi consentito con orgoglio di partecipare a un’iniziativa commovente, nel ricordo e nella memoria di un evento che ha lasciato una ferita profonda nel nostro Paese», ha dichiarato Serafini, ricordando quei giorni vissuti accanto alla popolazione locale.
Alle celebrazioni erano presenti anche la sindaca di Majano Elisa Giulia De Sabbata, l’assessore al Sociale Fabio Martinis, altri amministratori e numerosi cittadini.
La giornata di domenica 20 settembre si è aperta con “Un mosaico per il terremoto”, iniziativa curata dal laboratorio creativo coordinato da Aurora Azzurra Gregorutti. A seguire si sono svolti un momento di raccoglimento e la deposizione di una composizione floreale.
Nell’auditorium cittadino si è poi tenuta la cerimonia ufficiale dedicata alla gratitudine verso i Comuni gemelli che, all’indomani del terremoto, offrirono solidarietà e sostegno concreto.
Portando il saluto del sindaco Secondi e della comunità tifernate, Serafini ha ricordato il legame tra le due città: «Città di Castello e Majano sono comunità amiche, unite dalla storia e da persone speciali che l’hanno segnata in maniera indelebile».
Le celebrazioni hanno così rinnovato un rapporto di amicizia che continua nel tempo e che affonda le proprie radici anche nei giorni difficili del terremoto del 1976.



