La Giunta e il Campus “Leonardo da Vinci” contestano l’attivazione del nuovo indirizzo: «Non è una contrapposizione con Città di Castello, ma una questione di programmazione e sostenibilità»
UMBERTIDE – La possibile apertura di un nuovo Liceo Linguistico a Città di Castello apre un confronto sul futuro dell’offerta formativa dell’Alta Valle del Tevere. A prendere posizione è il Comune di Umbertide, insieme al Campus “Leonardo da Vinci”, che lunedì mattina ha organizzato un momento di approfondimento proprio per evidenziare le preoccupazioni legate alla sovrapposizione tra i due indirizzi.
Il tema, per l’amministrazione comunale, non riguarda una contrapposizione tra Umbertide e Città di Castello, ma il modo in cui viene programmata la rete scolastica del territorio.
«La nostra posizione non nasce da una contrapposizione con Città di Castello – sottolinea la Giunta comunale – ma dalla preoccupazione per il futuro dell’offerta formativa del territorio e per le opportunità degli studenti».
Il riferimento è alle Linee Guida regionali per la programmazione della rete scolastica e dell’offerta formativa, che richiamano la necessità di evitare interferenze e sovrapposizioni tra indirizzi già presenti nello stesso Ambito funzionale territoriale. Umbertide e Città di Castello appartengono allo stesso ambito e, proprio per questo, il Comune chiede alla Regione di chiarire come l’introduzione di un secondo Liceo Linguistico possa conciliarsi con questi criteri.
Una preoccupazione che si lega anche ai numeri della popolazione scolastica. Il dirigente del Campus “Leonardo da Vinci”, Fabrizio Bisciaio, ha ricordato come l’istituto umbertidese offra da quarant’anni un Liceo Linguistico statale, un percorso consolidato e costantemente aggiornato, che nel 2027 raggiungerà il quarantesimo anniversario.
«Un punto di riferimento per centinaia di studenti del territorio», ha evidenziato Bisciaio, ricordando anche gli investimenti realizzati dalla scuola, tra cui il nuovo laboratorio linguistico attivato quest’anno.
A preoccupare è soprattutto il calo demografico. Nel triennio 2023-2026, secondo i dati citati dal dirigente, gli alunni del primo e secondo ciclo sono diminuiti di 3.301 unità, di cui 647 nelle scuole secondarie di secondo grado.
Da qui la domanda sulla reale necessità di sostenere due indirizzi sostanzialmente analoghi in un territorio nel quale il numero degli studenti è in diminuzione.
Anche l’eventuale introduzione del cinese mandarino nel nuovo indirizzo di Città di Castello, secondo il Campus, non sarebbe sufficiente a creare una vera differenziazione: i due percorsi manterrebbero infatti lo stesso impianto, distinguendosi sostanzialmente per una lingua straniera.
«Aumentare il numero degli indirizzi non significa necessariamente ampliare le opportunità formative», sostiene Bisciaio. Il rischio, secondo il dirigente, è quello di frammentare l’utenza e indebolire un’offerta formativa che a Umbertide esiste da decenni.
Il Comune chiede quindi una valutazione basata sui dati demografici, sulla domanda delle famiglie e sulla sostenibilità complessiva del sistema, senza privilegi per un istituto rispetto a un altro.
«La scuola non ha bisogno di competizioni tra istituti – ribadisce la Giunta – ma di programmazione seria, regole applicate con coerenza e un’offerta formativa sostenibile per tutti».



