Termovalorizzatore, nucleare e sanità: i socialisti, fuori dal Patto Avanti ma in giunta con Secondi, sfidano la linea della Regione. E il Pd tifernate si trova in mezzo
Un infermiere del Pronto soccorso aggredito durante il turno. Da lì è partita l’ultima nota del Psi tifernate. Tommaso Massimilla chiede più medici e infermieri, turni coperti, un 118 che non debba dividersi con Umbertide. In ginecologia manca ancora il primario. E sulla Casa di Comunità appena inaugurata domanda se il medico ci sia davvero 24 ore su 24. Il giorno dopo, da Perugia, i capigruppo di maggioranza in Regione raccontano un’altra sanità: liste d’attesa in miglioramento, visite nei tempi salite dal 59,2 al 62,7 per cento.
Ma è sui rifiuti e sull’energia che le strade si separano davvero. E la linea del Psi non nasce oggi. Il 21 ottobre 2025, ai microfoni di Primo Piano Notizie e Televaltiberina, Massimilla era stato netto: «Noi come socialisti abbiamo sempre appoggiato, fin dall’inizio, l’installazione di un termovalorizzatore in Umbria. Era la risposta giusta al problema».
La Regione ha preso la direzione opposta. L’assessore all’ambiente Thomas De Luca, Movimento 5 Stelle, punta sul disegno di legge Umbria Circolare e su un progetto per trasformare in idrogeno i rifiuti destinati alla discarica. Massimilla non è convinto: «È possibile riciclare davvero tutto, come dicono loro? La strada dell’idrogeno? A me sembra molto strano».
Da qui la questione si vede meglio che altrove, perché qui c’è Belladanza. Senza un impianto che chiuda il ciclo, secondo la revisione del piano, la quota di rifiuti in discarica nel 2030 quasi raddoppia. Tutti gli amministratori, Massimilla compreso, giurano che Belladanza non diventerà la discarica dell’Umbria. «Però come facciamo?». Il rischio, dice, è finire a pagare la Toscana per smaltire i nostri rifiuti.
Poi c’è l’energia. «Le aziende non producono senza energia, e l’energia ha un costo. Siamo indietro nei trasporti, siamo indietro nella sanità, adesso andiamo indietro anche con l’energia». Da qui l’apertura al nucleare di nuova generazione, tornato d’attualità con l’incontro in città e con la legge delega del governo, in vigore dal 15 ottobre. «In America investono sul nucleare pulito e noi parliamo ancora di riciclo. Questo è l’errore fondamentale».
Anche qui la Regione sta dall’altra parte. Con una nota del 29 luglio 2025, Palazzo Donini ha dato parere negativo al disegno di legge sul nucleare: in Umbria, si legge, niente scorie né centrali a fissione, e una transizione energetica affidata alle rinnovabili. De Luca si è detto pronto a impugnare la legge davanti alla Corte Costituzionale e, di recente, ha lasciato aperta soltanto la porta alla ricerca sulla fusione. Eppure, anche senza reattori sul territorio, c’è chi in Umbria guarda alla filiera del nuovo nucleare come a un’occasione per l’industria regionale, a partire da quella ternana.
Il tono di Massimilla si capisce meglio ricordando che a febbraio il Psi umbro è uscito dal Patto Avanti, l’accordo con Pd, Cinque Stelle e Avs che ha portato Proietti a Palazzo Donini. Resta nel centrosinistra, ha spiegato il segretario regionale Gabrio Romani, ma fuori da quell’intesa. Non era il primo strappo: nel 2024, a Perugia, i socialisti si erano già sfilati, e alle regionali avevano sostenuto Proietti con una lista propria. Geometrie variabili, le ha chiamate un dirigente del partito.
Il punto è che a Città di Castello il Psi governa. È nella maggioranza di Luca Secondi dal 2021, con due assessori e un gruppo in consiglio. E allora la domanda è per il Pd tifernate. Sulla sanità Secondi ha tenuto per sé la delega, proprio per gestire il rapporto con la Regione: ogni nota socialista sull’ospedale finisce anche sul suo tavolo. Sui rifiuti la distanza riguarda la città. Quando l’Auri ha fermato la gara per il termovalorizzatore, Città di Castello ha votato per la sospensione, e il sindaco ha detto che un impianto sovradimensionato non conviene all’Umbria. Il Pd tifernate, su questo, sta con Proietti e De Luca. Il suo principale alleato in giunta sta dall’altra parte.
Il Pd può leggere il Psi come un pungolo utile, una voce che dice a Perugia ciò che il sindaco, per ruolo, deve dire con più cautela. Oppure come un problema da contenere, con il rischio di restare stretto tra l’alleato di casa e quelli regionali. La Regione, va detto, i suoi numeri li porta, e puntare su rinnovabili e recupero di materia è una scelta politica dichiarata. Sono due idee di Umbria, entrambe legittime.
Con le amministrative all’orizzonte, però, il Pd tifernate dovrà dire su quale programma intende governare la città: quello con i socialisti, che chiedono termovalorizzatore e apertura sul nucleare, o quello del Patto regionale, dove su questi temi la porta è chiusa.
Intanto alla domanda sulla Casa di Comunità si risponde con poche cifre: quanti medici, quante ore, quanti infermieri. Se arriveranno, la polemica perderà forza. Altrimenti la prossima nota del Psi è già scritta.



