Ospedale di Città di Castello, Baglioni: «Se anche i primari lanciano l’allarme, la Regione deve ascoltare»

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Il segretario della Lega interviene sulle difficoltà della sanità altotiberina. Personale insufficiente, medici in pensione richiamati per coprire i turni e servizi da garantire: «Non si può andare avanti con soluzioni provvisorie».

Non sono più soltanto le forze politiche a parlare delle difficoltà dell’ospedale di Città di Castello. Adesso a segnalare i problemi sono anche i medici che nei reparti lavorano ogni giorno. Ed è proprio da qui che parte l’intervento di Giorgio Baglioni, segretario della Lega tifernate, dopo le preoccupazioni espresse dai responsabili di due strutture sanitarie.

«Da mesi la Lega richiama l’attenzione sulle condizioni della sanità in Alto Tevere e sulle difficoltà che interessano l’ospedale di Città di Castello», afferma Baglioni, che vede nelle ultime segnalazioni una conferma delle questioni sollevate dal suo partito.

A preoccupare sono soprattutto le condizioni in cui si trovano a lavorare alcuni reparti. Guido Pennoni, direttore del Dipartimento materno-infantile, e Dario Rossetti, direttore della struttura di Ginecologia, avrebbero rappresentato ai vertici dell’USL Umbria 1, attraverso una lettera, una situazione particolarmente difficile, legata alla carenza di personale e alla necessità di assicurare la continuità dell’assistenza.

Il problema, secondo quanto riferisce la Lega, è arrivato al punto da rendere necessario il ricorso a incarichi libero-professionali urgenti, aperti anche a medici in pensione fino a 72 anni. Una soluzione temporanea, con scadenza fissata al 31 dicembre 2026, per cercare di garantire la copertura dei turni.

Ed è proprio questo uno dei passaggi sui quali Baglioni chiede alla Regione di riflettere. Perché trovare qualcuno che copra un turno può risolvere l’emergenza di oggi, ma non quella di domani. E un ospedale ha bisogno di personale stabile, di organizzazione e della possibilità di programmare il proprio lavoro senza dover rincorrere continuamente le difficoltà.

Nell’intervento del segretario leghista trova spazio anche la posizione assunta dal Partito Socialista tifernate, che ha espresso a sua volta preoccupazione per la situazione sanitaria locale.

Una presa di posizione che Baglioni considera significativa, anche per il ruolo politico del PSI, presente nella maggioranza comunale e nell’area politica che sostiene il governo regionale.

Il punto, però, va oltre le appartenenze politiche. Per chi vive nell’Alto Tevere, l’ospedale di Città di Castello è un riferimento fondamentale. E sapere che ci sono difficoltà nel garantire personale e servizi non può che alimentare interrogativi sul futuro dell’assistenza sanitaria nel territorio.

Baglioni chiede quindi alla Regione Umbria e all’USL Umbria 1 di affrontare le questioni segnalate dai medici con interventi che non si limitino a superare l’emergenza.

«Le segnalazioni dei professionisti sanitari devono essere ascoltate e affrontate con interventi efficaci, non soltanto con soluzioni provvisorie», sottolinea il segretario della Lega.

E conclude richiamando la responsabilità di chi governa la sanità regionale: «I cittadini dell’Alto Tevere non possono essere lasciati nell’incertezza quando si parla di servizi essenziali per la salute».

Resta adesso da capire quali risposte arriveranno dall’azienda sanitaria e dalla Regione, soprattutto sul fronte del personale e della continuità dei servizi ospedalieri.

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