


Il progetto è stato presentato ieri in sala consiliare: ad aprile e maggio 2027 concerti gratuiti nei luoghi più rappresentativi della città
Prima dei discorsi c’era un violoncello che accordava. Poi sono arrivati il clarinetto e il pianoforte. A suonare erano quattro ragazzi della scuola di musica Puccini, con i loro insegnanti accanto. È cominciata così, ieri pomeriggio nella sala del Consiglio comunale di Città di Castello, la presentazione di “Casse Armoniche”.
L’idea si spiega in poche parole: portare la musica classica e le colonne sonore del cinema italiano nei luoghi più rappresentativi della città, quelli che si attraversano ogni giorno senza fermarsi davvero a guardarli. I concerti saranno all’aperto, al tramonto e gratuiti. Per ora c’è il progetto, e i primi appuntamenti arriveranno in primavera.
«La musica va portata dove sta la gente»
La scuola Puccini, diretta da Fabio Battistelli, è il primo partner del progetto.
Che ruolo ha la scuola in Casse Armoniche?
«L’idea è del presidente e del direttore artistico, noi collaboriamo. Stasera ci sono quattro nostri allievi con gli insegnanti di violoncello, clarinetto e pianoforte. Lo facciamo con tutte le associazioni che ci invitano».
Perché portare la musica fuori dai teatri?
«È sempre stato il mio obiettivo. Se la musica resta solo nei teatri e nelle sale da concerto, tanta gente non la raggiungi. Allora siamo noi che andiamo da loro, e intanto riscopriamo posti della città che sono meravigliosi».
I ragazzi hanno ancora voglia di musica?
«Molta più di quanto si pensi. Sono tornati a studiare uno strumento, si iscrivono alle scuole, affittano le sale prove. Ci sono di nuovo i gruppi che suonano in garage, come negli anni Sessanta e Settanta».
E il livello?
«Altissimo. Sono ragazzi di grande talento, sono le nuove eccellenze della città».
«Il tramonto è la nostra scenografia»
Il format è promosso dall’associazione Scegliamoci il Futuro, presieduta da Franco Campagna.
A cosa serve Casse Armoniche?
«Gli obiettivi sono tre. Il primo è far riscoprire gli scorci storici più importanti della città. Il secondo è far ascoltare musica classica e colonne sonore a più persone possibile, ed è per questo che sarà tutto gratis. Il terzo è usare una scenografia che non costa niente, il tramonto. Immaginate uno di questi luoghi a quell’ora, con i ragazzi che suonano».
Perché proprio le colonne sonore?
«Perché arrivano a tutti. Ascolti un pezzo di Morricone e nella testa ti ritorna il film».
Che bisogno c’è, oggi, di questo tipo di bellezza?
«Credo che la gente ne abbia bisogno, soprattutto di quella naturale, quella dei posti».
Quando si comincia?
«Ad aprile e maggio del prossimo anno. Dobbiamo aspettare la luce giusta, quando le giornate si allungano. Questo format è anche il primo passo verso un progetto molto più grande, pure dal punto di vista economico. Ci stiamo lavorando, ma per ora non dico niente. Per scaramanzia».
«È il pubblico che fa il concerto»
La scelta dei brani spetta al direttore artistico, Niccolò Neri.
Come si decide quale musica va bene per un certo luogo?
«Il criterio è uno solo: la bellezza. Per un posto bello scegli musica bella. Prendiamo dal repertorio classico e da quello del cinema, cioè dalla grande musica strumentale».
Un giardino storico al tramonto: che cosa si suona?
«Lì una musica c’è già, ogni luogo ha la sua. Io penserei al romanticismo viennese, o anche a qualcosa di un po’ precedente. Sono posti molto evocativi».
In programma Nino Rota e Morricone accanto ai grandi classici. Come si scelgono i brani senza lasciare niente al caso?
«Una parte è gusto personale, non lo nego. Ma conta soprattutto quello che il brano dà a chi ascolta. L’artista è importante, però alla fine il concerto lo fa il pubblico».
C’è un brano rimasto fuori a malincuore?
«Sì. Stasera alcune pagine non siamo riusciti a inserirle: sono di Nicola Piovani, da “La vita è bella” e da altri film italiani. Le suoneremo nel 2027, questo è sicuro».



