Oltre 570 partecipanti da tutta l’Umbria. Il vescovo Paolucci Bedini: «I doni ricevuti non possono restare al santuario»
Si è concluso nei giorni scorsi il pellegrinaggio regionale dell’Unitalsi dell’Umbria a Lourdes, che ha riunito 577 persone provenienti dalle diverse diocesi della regione.
Importante anche la partecipazione delle comunità di Gubbio e Città di Castello: circa 90 pellegrini sono partiti dall’area eugubina e umbertidese, mentre una quindicina provenivano dalla diocesi tifernate.
Ad accompagnare il cammino, insieme a sacerdoti, religiose, volontari, dame e barellieri dell’Unitalsi, c’erano i vescovi Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra, Ivan Maffeis, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, e Luciano Paolucci Bedini, vescovo di Gubbio e di Città di Castello. Presente anche il vescovo emerito di Orvieto-Todi, Benedetto Tuzia.
Sono stati giorni intensi, vissuti tra celebrazioni, preghiera, incontri e servizio alle persone malate e fragili. Un’esperienza nella quale il percorso personale di ciascuno si è intrecciato con quello degli altri, condividendo il viaggio, la fatica, il silenzio e tanti momenti di fraternità.
A Lourdes il pellegrinaggio umbro ha incontrato anche i 420 giovani dell’Arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve diretti a Santiago de Compostela. Per alcune ore, generazioni diverse si sono ritrovate nello stesso luogo, unite da un cammino di fede vissuto in modi differenti.
A presiedere la Messa dell’arrivederci, celebrata il 24 luglio nella basilica sotterranea di San Pio X, è stato monsignor Luciano Paolucci Bedini.
«Il pellegrinaggio non finisce», ha ricordato il vescovo, invitando i partecipanti a non considerare Lourdes soltanto come una meta raggiunta, ma come un punto dal quale ripartire.
Tornare a casa, ha spiegato, non significa riprendere semplicemente la vita di prima. Quello che si è ricevuto durante il pellegrinaggio deve continuare a lavorare dentro la quotidianità, nelle relazioni, nelle comunità e nel servizio agli altri.
Richiamando la parabola del seminatore, Paolucci Bedini ha parlato della necessità di tornare a prendersi cura del terreno del cuore, liberandolo da ciò che lo rende duro e sterile.
Quattro i doni indicati dal vescovo da riportare nelle proprie comunità: il silenzio, la preghiera, la fraternità e la carità.
Un silenzio capace di fare spazio all’ascolto, una preghiera vissuta non solo come domanda ma anche come incontro, una fraternità che diventi risposta alla solitudine e una carità concreta, rivolta soprattutto a chi vive la malattia, la sofferenza e il bisogno.
Con questo patrimonio sono tornati a casa anche i pellegrini di Gubbio, Umbertide e Città di Castello. Lourdes resta alle spalle come luogo, ma il pellegrinaggio continua nelle scelte di ogni giorno, nello sguardo verso gli altri e nella capacità di non lasciare solo chi cammina accanto.









