Ha lasciato la maglia numero 6 per prendersi la 10. Che a Città di Castello non è un numero qualunque: l’hanno portata Claudio Nardi e Simone Rosalba, e Rosalba per Roberto Bongiorno da ragazzino era l’idolo. Vestire la maglia di un campione del mondo, dice, è un sogno che si chiude.
L’opposto abruzzese, classe 1996, 196 centimetri, torna dove tutto era cominciato. Nel 2015 aveva esordito in Serie B2 con la Gherardi Città di Castello, dopo la gavetta in Serie C a Selci. Da lì una carriera in salita costante: la promozione in A3 con la Normanna Aversa nel 2020, poi Pineto – dove ha alzato Coppa Italia e Supercoppa – e ancora Marigliano, Lagonegro, Bisignano. L’ultima stagione a Valdiano l’ha chiusa al terzo posto con oltre 500 punti e 45 ace.
Numeri che gli avevano aperto porte più remunerative. Bongiorno ha detto di no. “Una scelta di cuore”, la definisce la società, fatta per riconoscenza verso chi lo ha fatto crescere come uomo prima che come atleta.
Il ritorno a casa
Al Pala Joan ritrova mezza gioventù. Tommaso Troiani e Niccolò Cappelletti, con cui nel 2015 arrivò settimo nella Junior League Under 19. Rinaldo Conti, Davide Stoppelli, David Lensi. E il direttore generale Alberto Maria Radici, amico di vecchia data, che insieme al ds Alcherigi ha lavorato per riportarlo. Poi c’è Enzo Sideri, il tecnico che lo ha cresciuto e che gli ha appiccicato il soprannome con cui lo conoscono in tutta Italia: Bomber.
A dieci anni di distanza, quel gruppo di ragazzi si ritrova quasi al completo nella palestra dove aveva cominciato.
C’è poi un motivo in più, e ha a che fare con la curva. Bongiorno è sempre stato un giocatore da tifoseria, uno che il rapporto col pubblico se lo costruisce. E la Seconda Giovinezza, dicono in società, è l’unica capace di tirare fuori un’atmosfera da Superlega in qualsiasi categoria.
Ora c’è da salvarsi. Il ritorno in Serie B nazionale non sarà una passeggiata, e un innesto così pesante dice quanto la società ci creda.



