Frate Sole, il film del 1918 su san Francesco torna in chiesa a Città di Castello

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L’organo è quello costruito da Francesco Polinori nel 1763. Le immagini arrivano dal 1918. Giovedì 17 settembre, alle 21, la chiesa di San Francesco a Città di Castello ospita la proiezione di Frate Sole, una delle prime opere del cinema italiano dedicate al Poverello di Assisi, accompagnata dall’improvvisazione organistica di Giuseppe Luccaccioni.

La serata è organizzata dalla Diocesi di Città di Castello insieme alla Schola Cantorum “Anton Maria Abbatini” e rientra nel programma delle celebrazioni diocesane per gli 800 anni dalla morte di san Francesco. La data non è casuale: il 17 settembre è la festa delle Stimmate, lo stesso episodio che chiude il film.

Frate Sole uscì nel 1918. Regia e sceneggiatura sono di Ugo Falena e Mario Corsi, la fotografia di Giorgino Ricci, scenografie e costumi di Camillo Innocenti e Duilio Cambellotti. San Francesco ha il volto di Uberto Palmarini, santa Chiara quello di Silvia Malinverni. Le riprese si svolsero tra Assisi, Gubbio, Perugia e il lago Trasimeno. Accanto agli attori professionisti recitarono anche veri francescani.

La pellicola è divisa in quattro episodi: «Il bacio al lebbroso», «Sulle orme del poverello», «Il tempo» e «Le stigmate». Più che una biografia lineare, una successione di quadri: l’abbraccio al lebbroso, la rinuncia ai beni paterni, la nascita della fraternità, l’incontro con Chiara, la Verna.

Corsi raccontò di aver consultato tutta la bibliografia francescana disponibile all’epoca, consapevole di quanto fosse difficile tradurre in immagini una figura così conosciuta. La prima proiezione si tenne il 7 giugno 1918 all’Augusteo di Roma, con orchestra dal vivo e le musiche del compositore umbro Luigi Mancinelli. In sala c’erano esponenti della famiglia reale, ministri e alti prelati. L’opera venne presentata come una «restituzione francescana in 4 canti», e l’incontro tra immagini e musica fu uno degli aspetti più innovativi del progetto.

Di quel film oggi resta una sola copia, restaurata nel 1998 dalla Fondazione Cineteca Italiana e conservata dalla Cineteca di Milano.

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