Gli studenti delle classi prime in campo insieme all’associazione Beata Margherita per una mattinata dedicata alla prevenzione del bullismo e del cyberbullismo
CITTÀ DI CASTELLO – Un pallone può diventare anche uno strumento per stare insieme, conoscersi e imparare a guardare gli altri senza barriere. È quello che è successo al Liceo “Plinio il Giovane” di Città di Castello, dove gli studenti delle classi prime hanno partecipato al primo torneo di calcio integrato organizzato nell’ambito del progetto dedicato alla prevenzione del bullismo e del cyberbullismo.
Una mattinata fatta di gol, assist ed esultanze, ma soprattutto di incontri e relazioni. In campo, insieme ai ragazzi del liceo, anche gli amici dell’associazione Beata Margherita, in un appuntamento pensato per mettere al centro l’inclusione e la possibilità di costruire rapporti autentici attraverso lo sport.
Il significato dell’iniziativa è stato sottolineato dalla dirigente scolastica Marta Boriosi, che nel suo saluto ha richiamato l’importanza delle parole e dei comportamenti quotidiani. In un momento nel quale troppo spesso violenza e sopraffazione sembrano occupare lo spazio del confronto, l’invito è a scegliere una strada diversa: quella della gentilezza, dell’apertura agli altri e dell’inclusione.
Un messaggio che ha trovato anche il sostegno dell’amministrazione comunale. Alla mattinata hanno partecipato gli assessori Letizia Guerri e Benedetta Calagreti, che hanno portato il ringraziamento del Comune a quanti hanno contribuito alla realizzazione dell’iniziativa.
Il torneo è stato così molto più di una semplice giornata di sport. L’obiettivo del progetto è infatti quello di creare occasioni concrete per parlare di bullismo e cyberbullismo, ma anche per lavorare sulla qualità delle relazioni, sul rispetto reciproco e sulla capacità di sentirsi parte di una comunità.
Un ringraziamento particolare è stato rivolto a Daniela Bambini, dell’associazione Beata Margherita, e alla professoressa Laura Guerrini, indicata come motore organizzativo dell’iniziativa.
Alla fine, più che il risultato delle partite, sono rimaste le immagini di una mattinata vissuta insieme. Perché educare all’inclusione passa anche da momenti semplici, come condividere un campo da calcio, fare un assist a un compagno e festeggiare un gol tutti dalla stessa parte.



