Città di Castello, il Campo Largo è ancora da costruire. Il PD dica con chi e per fare cosa

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A pochi mesi dalle amministrative di primavera, lo scontro tra Bacchetta e Arcaleni sul caso Sogepu e le parole del sindaco Secondi sulla “compattezza” del centrosinistra riaprono la questione delle alleanze. Al Partito Democratico tocca fare chiarezza.


CITTÀ DI CASTELLO – Bastano gli ultimi comunicati sul caso Sogepu per capire quanta strada separi Luciano Bacchetta ed Emanuela Arcaleni. Da una parte c’è l’ex sindaco, oggi in maggioranza, che respinge le contestazioni e difende le scelte delle amministrazioni che ha guidato. Dall’altra c’è la consigliera di opposizione di Castello Cambia, che insieme a Roberto Colombo rivendica anni di battaglie sulla partecipata. Sono due letture opposte degli stessi anni, che una stretta di mano non basterà a ricucire.


Stabilire chi abbia ragione non spetta a un giornale, tanto più su una vicenda con aspetti giudiziari ancora aperti. Ma lo scontro dice qualcosa che va oltre Sogepu.
Oggi Bacchetta e Arcaleni stanno su fronti diversi del Consiglio comunale. In primavera, però, si vota. E se il centrosinistra vuole presentarsi con un Campo Largo, la domanda è inevitabile: le loro esperienze possono stare nella stessa coalizione? E a quali condizioni?
Qui entra in gioco il Partito Democratico, perno di qualsiasi prospettiva del centrosinistra tifernate. Nessuno gli chiede di schierarsi con l’uno o con l’altra dopo l’ultima polemica.

Gli si chiede di dire quale alleanza ha in mente per le amministrative: un’alleanza ampia, che arrivi a coinvolgere chi oggi siede all’opposizione, oppure costruita su basi diverse. Sono strade legittime, ma vanno scelte e spiegate.
Il caso Sogepu, del resto, non è solo una lite tra esponenti politici. Riguarda il modo di gestire un servizio pubblico e il rapporto tra Comune e partecipate. Su questo una coalizione dovrà avere una posizione comune, non soltanto un elenco di sigle.


Poi ci sono le parole del sindaco Luca Secondi. Nel Consiglio comunale di lunedì 5 ottobre ha sostenuto che il centrodestra non avrebbe presentato una mozione perché si sarebbe trovato davanti a un centrosinistra compatto. Compatto su cosa, e con chi? Il ragionamento lascia intendere che anche lo scontro dei mesi scorsi con Casa Democratica si sia attenuato. Se così fosse, non sarebbe una cattiva notizia. Ma votare insieme una volta in aula è diverso dal condividere un programma per i prossimi cinque anni.
Domande che valgono anche per il centrodestra e per le forze civiche, ma oggi la polemica è tutta dentro il perimetro del Campo Largo.

E intanto i problemi restano dove sono: centro storico, commercio, lavoro, sanità, frazioni, infrastrutture. Chi andrà a votare ha diritto di sapere su quali priorità si sta trattando, oltre che chi siederà al tavolo.


Le coalizioni richiedono tempo e pazienza. Ma il gioco delle carte coperte non può durare fino alla vigilia del voto. Prima o poi il PD dovrà dire con chi vuole governare Città di Castello e, soprattutto, per fare cosa.

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