Riunione della coalizione, programma e lista unitaria della sinistra: queste le priorità
In vista delle prossime elezioni comunali di Città di Castello, si è svolto un incontro tra La Sinistra per Castello e Rifondazione Comunista, nel quale è emersa una piena convergenza politica e programmatica sui principali temi che riguardano il futuro della città.
Nel corso del confronto è stata ribadita una forte unità di intenti sulle questioni programmatiche, a partire dalla difesa della sanità pubblica, dei diritti sociali, del lavoro, dell’ambiente e dei beni comuni, fino alla necessità di rilanciare sul territorio iniziative per la pace.
Le due forze politiche condividono l’urgenza di costruire un progetto credibile e inclusivo di governo locale fondato su equità sociale, sviluppo sostenibile e tutela delle fasce più deboli, ripartendo da ciò che di buono è stato fatto e pronti all’innovazione e al miglioramento. Per questo occorre promuovere un incontro tra tutte le forze del centrosinistra regionale umbro, il Patto Avanti, e i soggetti dell’attuale maggioranza cittadina, al fine di aprire un confronto serio, trasparente e partecipato sul futuro amministrativo di Città di Castello.
Su queste premesse, La Sinistra per Castello e Rifondazione Comunista confermano il loro rapporto unitario e ritengono fondamentale lavorare alla costruzione di un’unica lista di sinistra, ampia e rappresentativa. Questa è la proposta che avanziamo anche ad Alleanza Verdi e Sinistra.
L’obiettivo condiviso è evitare divisioni che possano favorire la vittoria delle destre e costruire invece un progetto unitario, radicato nei bisogni reali della comunità tifernate.
Il percorso avviato rappresenta un primo passo importante verso una proposta politica rinnovata, coerente e all’altezza delle sfide che attendono la città.
La sezione CAI di Città di Castello ha contraccambiato l’ospitalità ricevuta dagli amici della Sezione di Lecco in occasione del trekking letterario dedicato alla Poetessa Antonia Pozzi organizzato dal CAI tifernate nei territori di Lecco. Nei giorni appena trascorsi la Sezione CAI tifernate, da venerdì 10 aprile a domenica 12 aprile, ha accolto il gruppo CAI di Lecco con una felice ed interessante condivisione di attività escursionistiche culturali a partire da quella di venerdì 10 aprile dove il Gruppo CAi di Lecco è stato condotto egregiamente alla visita del centro urbano della città dal gruppo FSL (Formazione Scuola Lavoro) degli studenti del Liceo Plinio il Giovane. Sabato 11 escursione dedicata a San Francesco in occasione degli 800 anni dalla morte con il percorso francescano che attraversa il Monte Subasio, Sentiero n. 350, denominato anche Sentiero “Seraphico”, che passando per l’Eremo delle Carceri ridiscende poi ad Assisi ricalcando le vie storiche del Santo. Domenica 12 aprile il gruppo della Sezione CAI di Lecco è rimasto in Alto Tevere per condividere un’esperienza di conoscenza, organizzata appositamente dalla Sezione di Città di Castello, dal titolo “Trekking storico, archeologico e di arte nel territorio di San Giustino con la Guida Storica Nadia Burzigotti”. La conduzione del trekking, illuminata dalla grande competenza professionale di Nadia Burzigotti, ha avuto inizio con la visita guidata all’area archeologica di Colle Plinio per poi proseguire in un antico tracciato attraversato nelle varie epoche storiche da pastori, viandanti, militi e pellegrini diretti verso l’Adriatico. Il percorso dopo aver toccato il sito dell’antica pieve altomedioevale di San Cipriano si è svolto su crinale fino a raggiungere l’abitato di Valdimonte, quello di Montione, il borgo fortificato di Celalba fino a Villa Graziani con visita alla residenza e al museo. Dopo il pranzo i due gruppi CAI hanno proseguito nel sentiero, tra campi gialli e verdi intensi, che conduce alla scoperta delle vie dei Mulini nella zona di Pitigliano fino ad arrivare nei pressi di Villa San Martino dove si trova l’ex convento della Verna, attualmente abitazione del pittore Pietro Pecorari a cui va un sentito ringraziamento per la generosa ospitalità. Un incontro che ha toccato profondamento il cuore di tutti i convenuti.
Nei giorni scorsi la Giunta Comunale ha deliberato la concessione del patrocinio per il progetto teatrale Secondo Circolo – Umbertide, a seguito della proposta presentata dall’associazione Argento Vivo APS per la realizzazione del laboratorio teatrale “L’essenziale è invisibile agli occhi”, rivolto alle classi terze, quarte e quinte della scuola primaria Giuseppe di Vittorio di Umbertide.
Un’iniziativa di grande valore educativo che utilizza il teatro come strumento per promuovere l’espressione personale, l’ascolto attivo, la collaborazione e la capacità di osservare la realtà da prospettive diverse, inserendosi pienamente tra le proposte formative del plesso scolastico.
Il progetto, interamente gratuito, sarà realizzato grazie all’impegno dell’associazione Argento Vivo APS, che offrirà tutte le attività previste:
dal 30 aprile al 10 maggio 2026 le attività si svolgeranno in classe, mentre il 13 maggio è previsto il montaggio dell’allestimento teatrale presso il Teatro dei Riuniti.
Il percorso si concluderà con uno spettacolo finale, senza biglietto e completamente gratuito a porte chiuse, in programma il 14 e 15 maggio, dalle ore 10:00 alle 12:00, sempre presso il Teatro dei Riuniti.
Un progetto che rafforza il legame tra scuola, cultura e territorio, e che testimonia, ancora una volta, l’attenzione verso iniziative capaci di arricchire il percorso formativo dei più giovani e di valorizzare la crescita della nostra comunità.
Le due giovani atlete raccontano il loro percorso tra Under 18, Serie C e le convocazioni nel Club Italia: “Un’emozione forte, ma restiamo concentrate sul lavoro quotidiano e sulla maglia di Città di Castello”
CITTÀ DI CASTELLO – Giovani, determinate e già capaci di ritagliarsi uno spazio importante nel panorama pallavolistico giovanile. Viola Rossi e Celeste Malcangi, due delle promesse più interessanti della Pallavolo Città di Castello, rappresentano bene il presente e soprattutto il futuro del vivaio biancorosso. Colonne dell’Under 18 e impegnate anche nel percorso della Serie C, le due atlete hanno già aggiunto un tassello prestigioso alla loro crescita sportiva: la convocazione al Club Italia.
Un riconoscimento che premia il talento, ma soprattutto il lavoro costruito negli anni. Celeste, centrale classe 2006, racconta di aver iniziato prestissimo, già dalla palla rilanciata, quasi naturalmente, fino a trovare nella pallavolo la sua strada. Viola, posto quattro, è arrivata qualche anno dopo, dopo una lunga parentesi nella danza, disciplina che – ammette – le ha lasciato in eredità elasticità e coordinazione, qualità oggi preziose anche sul taraflex.
Le loro storie sono diverse, ma il filo conduttore è identico: passione, continuità e grande applicazione. E proprio questo le ha portate a entrare nel radar del Club Italia Centro, dove entrambe sono già state convocate in più stage. Un’esperienza intensa, fatta di allenamenti mattina e pomeriggio, confronto con altre atlete di alto livello e la consapevolezza di essere osservate in ogni dettaglio.
“È una grande soddisfazione, ma anche una responsabilità”, spiegano. Perché se da una parte c’è l’entusiasmo di vivere un’esperienza di alto profilo, dall’altra c’è anche la pressione di dover confermare, ogni volta, di meritare quel livello. Le convocazioni già ricevute rappresentano però un segnale importante: Rossi e Malcangi sono dentro un percorso selettivo serio, che potrebbe aprire scenari ancora più prestigiosi.
Nonostante questo, entrambe mantengono i piedi per terra. La priorità resta il lavoro quotidiano con la Pallavolo Città di Castello, tra allenamenti, palestra e partite. Il presente parla di un’Under 18 protagonista e di una Serie C entrata nella fase decisiva della stagione, nonostante gli infortuni che hanno complicato il cammino del gruppo. Ed è proprio qui che il contributo delle più giovani può diventare ancora più prezioso.
Le due atlete mostrano maturità anche fuori dal campo. Nessun protagonismo, nessuna frenesia: solo la voglia di migliorarsi, allenarsi forte e farsi trovare pronte. Il sogno di arrivare sempre più in alto c’è, ed è naturale che sia così. Ma passa tutto da un’idea semplice e concreta: crescere un passo alla volta.
Per la Pallavolo Città di Castello è una doppia notizia positiva. Da una parte il club si gode due ragazze di prospettiva, dall’altra raccoglie i frutti di un settore giovanile che continua a formare atlete interessanti. Rossi e Malcangi, oggi, sono il simbolo di questa continuità: due talenti diversi, accomunati dalla stessa fame e dalla stessa voglia di trasformare una promessa in realtà.
Operazione dei Carabinieri che hanno eseguito misure cautelari nei confronti di quattro giovani ritenuti responsabili di una violenta rapina.
Le misure cautelari
I provvedimenti, emessi dal GIP del Tribunale di Spoleto e dal Tribunale per i Minorenni di Perugia, riguardano ragazzi tra i 17 e i 19 anni:
due maggiorenni: custodia cautelare in carcere
due minorenni: permanenza domiciliare
Le accuse sono di rapina aggravata in concorso e porto abusivo di armi.
La rapina
L’episodio risale alla notte del 5 febbraio nell’area parcheggio “San Carlo” a Spoleto.
Vittima una 27enne ternana che, mentre era in auto, è stata avvicinata da uno dei giovani che le ha intimato di consegnare gli oggetti di valore.
Nel tentativo di fuggire, la donna ha perso il controllo del veicolo urtando una cunetta. A quel punto il gruppo ha agito:
infranto il vetro lato passeggero con una bottiglia
minacciata con una pistola scacciacani senza tappo rosso
sottratti borsa, smartphone e oggetti personali
La vittima è riuscita poi a scappare e a chiedere aiuto al NUE 112.
Le indagini
Fondamentale il lavoro investigativo dei Carabinieri:
recupero dell’arma sul posto
raccolta di testimonianze
analisi delle telecamere di videosorveglianza
Gli elementi raccolti hanno permesso di identificare i responsabili e ricostruire con precisione i loro movimenti.
Il quadro accusatorio
Le indagini, condivise dalla Procura di Spoleto e dalla Procura per i Minorenni di Perugia, hanno portato all’emissione delle misure cautelari.
Contrasto alla criminalità
L’operazione rientra nell’attività costante dell’Arma per il contrasto ai reati predatori e alla devianza giovanile, con l’obiettivo di garantire sicurezza ai cittadini.
Trofeo Fratta Grand Prix 2026: torna lo spettacolo nel centro storico con la grande novità del “Grand Prix Bimbi”
Il centro storico di Umbertide si prepara ad accogliere uno degli eventi più attesi e originali dell’anno: il “Trofeo Grand Prix della Fratta – Macchine a Pedali”, giunto alla sua quarta edizione, pronto a regalare una giornata di gare e spettacolo.
Nei giorni scorsi la Giunta Comunale ha deliberato la concessione del patrocinio all’iniziativa, accogliendo la richiesta dell’associazione Fratta Grand Prix, in collaborazione con l’associazione Don Chisciotte, riconoscendone il forte valore aggregativo e sociale, anche alla luce del grande successo delle passate edizioni.
Grande novità del 2026 sarà il “Grand Prix Bimbi”, in programma il 31 maggio alle ore 9:00 nel centro storico: una gara con automobiline a pedali riservata a bambini e bambine dai 7 ai 12 anni, che aprirà ufficialmente la giornata del Trofeo (in programma dalle 14:00 alle 18:00).
Un’iniziativa dal grande valore solidale: l’intero ricavato sarà devoluto al Comitato per la vita Daniele Chianelli, a testimonianza di un evento che unisce divertimento e solidarietà.
Nato tre anni fa come manifestazione ludica dedicata alle automobiline a pedali, il Grand Prix – ideato e promosso da Simona Baldi, presidente dell’associazione “Grand Prix della Fratta” e dell’associazione “Don Chisciotte” – è diventato un appuntamento sempre più amato da tutta la comunità, capace di coinvolgere grandi e piccoli.
Un’occasione preziosa per rafforzare ulteriormente il senso di comunità, animare il centro storico e vivere insieme una giornata di energia, sorrisi e creatività, nel segno di una Umbertide sempre più viva, partecipata e unita.
Nella chiesa di San Domenico, luogo simbolo della presenza di santa Margherita, numerosi fedeli hanno partecipato ieri alle celebrazioni liturgiche distribuite nell’arco della giornata, culminate nella santa messa delle ore 18 presieduta dal vescovo Luciano Paolucci Bedini. Un momento intenso, nel quale sono stati affidati all’intercessione della Santa i malati, le persone con disabilità e l’intera diocesi.
La forza rivoluzionaria della piccolezza
Al centro della giornata, l’omelia del vescovo ha offerto una chiave di lettura attuale e profonda della figura della Santa, mettendo in evidenza il forte contrasto tra il Vangelo e la logica dominante del mondo contemporaneo.
«Il mondo attorno a noi – ha osservato il vescovo Luciano – ci fa vedere come alcuni, con il potere e la violenza, si impongono sugli altri… cercano la lode per sé stessi». Eppure, ha aggiunto, proprio in questo contesto «noi siamo qui a venerare la piccolezza, ciò che è piccolo, scartato, quasi nascosto, sicuramente impotente».
Un contrasto netto, che diventa provocazione per i credenti: da una parte «arroganza, divisione, giudizio, esclusione», dall’altra la testimonianza luminosa di chi, come Margherita, ha scelto la via dell’amore e del dono totale di sé. «Chi si fa piccolo e per amore spende tutta la propria vita al servizio degli altri, in realtà vince», ha sottolineato il Vescovo, indicando nella Santa una testimone della “vera battaglia” della vita: quella della pienezza, della verità e della bellezza dell’esistenza.
Un passaggio particolarmente incisivo ha riguardato il valore della santità oggi: «I Santi non sono stati bravi, i Santi sono stati rivoluzionari», perché hanno fondato la loro vita non sulla forza umana, ma «sull’umiltà di affidarsi completamente alle mani di Dio» . Una rivoluzione silenziosa, ma potente, di cui – ha concluso – «il mondo ha bisogno».
Accanto ai momenti liturgici, la giornata è stata arricchita da un’iniziativa culturale e spirituale molto partecipata. Nel chiostro del convento di San Domenico, i volontari delle associazioni “Le Rose di Gerico” e “Chiese Storiche” hanno guidato i presenti in un percorso narrativo dedicato alla vita di santa Margherita. Attraverso le lunette dipinte, i visitatori hanno potuto ripercorrere gli episodi più significativi della sua esistenza: un racconto che intreccia tradizione orale e fonti scritte, restituendo la profondità della devozione popolare nei secoli.
Il chiostro e la chiesa si confermano così luoghi vivi della memoria: spazi che non solo custodiscono la storia della Santa, ma continuano a trasmettere il legame profondo tra Margherita e la città che l’ha accolta, accompagnando generazioni di fedeli nel loro cammino spirituale.
Una testimonianza che parla ancora oggi
Nata con gravi disabilità, santa Margherita ha saputo trasformare la sofferenza in amore, dedicando la propria vita ai poveri e agli ultimi. Una “piccolezza” che, come ha ricordato il vescovo Paolucci Bedini, diventa oggi segno controcorrente e profezia. In un tempo segnato da logiche di potere e autoreferenzialità, la sua vita continua a indicare una strada diversa: quella della dignità che nasce dall’essere figli di Dio e della forza che scaturisce dalla carità.
La celebrazione annuale non è dunque solo memoria, ma scuola di vita: «il luogo dove possiamo imparare – ha detto don Luciano – la grandezza dell’essere figli di Dio e la bellezza di vivere secondo la sua grazia» . E proprio da questa grazia, invocata per il mondo intero, la comunità tifernate riparte, rinnovando il legame con la sua Santa e il suo messaggio sempre attuale.
Parole di profonda commozione arrivano dal Consorzio Pro Centro per la scomparsa di Alessia Bracchini. Il presidente Flavio Benni ha voluto ricordarla con un messaggio sentito:
“Ci uniamo tutti al dolore delle famiglie Bracchini e Valori per la prematura scomparsa della cara Alessia. Socia storica del Consorzio, ha fatto parte del Consiglio ed è sempre stata molto attiva e disponibile. Una persona speciale, sempre solare e sorridente”.
Un ricordo che si lega anche ai momenti condivisi nell’organizzazione di eventi cittadini, come Piazza sotto le Stelle: “Ricordo con piacere i bellissimi momenti trascorsi insieme, quando con il suo inconfondibile sorriso trasmetteva a tutti gioia e positività”.
Un pensiero che testimonia l’affetto e la stima di tutta la comunità verso una figura che ha lasciato un segno profondo.
L’assessore all’Ambiente Mariangeli risponde in consiglio comunale alla capogruppo di Castello Cambia Arcaleni: “La sostituzione dei cestini per i rifiuti nel centro storico di Città di Castello è stata eseguita da Sogepu nell’ambito della gestione ordinaria del servizio e non ha comportato alcun costo aggiuntivo”
Intervento senza spese extra
L’assessore all’Ambiente Mauro Mariangeli ha spiegato che l’operazione, eseguita da Sogepu, è rientrata nella gestione ordinaria del servizio:
sostituite 30 postazioni
installati cestini monoblocco già disponibili in magazzino
lavori svolti da personale interno
nessun costo aggiuntivo per il Comune
Le motivazioni: uso scorretto dei cestini
La scelta è stata dettata da criticità emerse negli anni:
frequenti conferimenti errati
utilizzo dei cestini come rifiuto domestico
degrado igienico ed estetico
difficoltà operative per gli addetti alla raccolta
Le postazioni per la raccolta differenziata, introdotte nel 2021, erano diventate di fatto punti di abbandono indifferenziato.
Più decoro urbano
Secondo l’assessore, il passaggio ai cestini monoblocco ha portato:
miglioramento del decoro urbano
riduzione dei comportamenti scorretti
maggiore coerenza con l’uso reale degli spazi
I contenitori rimossi saranno riutilizzati in altre aree del territorio comunale.
Il confronto in aula
L’intervento è arrivato in risposta all’interrogazione della capogruppo di Castello Cambia, Emanuela Arcaleni, che aveva sollevato dubbi su:
costi sostenuti per l’installazione precedente
tempistiche della sostituzione
eventuali sprechi di risorse pubbliche
Nel dibattito, sono emerse anche richieste di chiarimento sulla quantità di cestini disponibili e sulle forniture passate.
Richiamo alla cautela
Mariangeli ha invitato a mantenere prudenza nelle valutazioni legate a vicende giudiziarie ancora in corso, ribadendo la correttezza dell’operazione sotto il profilo gestionale ed economico.
Lo schiacciatore dell’Altotevere, premiato per le 100 presenze in biancazzurro, è stato anche l’Mvp del match. La nuova sfida con Belluno lo stimola: “Potrebbe essere l’occasione buona per noi”
Prima della gara, la targa per le 100 presenze con la maglia biancazzurra (che sono per lui altrettante anche nel campionato di Serie A3 Credem Banca), poi la vittoria sul campo e l’omaggio quale Mvp del match, consegnatogli da una campionessa speciale: Veronica Fiori del Centro Judo Ginnastica Tifernate, già vincitrice di due medaglie d’argento e di una di bronzo agli European Championship Dsigo di ginnastica artistica a Istanbul e ora intenta a preparare i Down Syndrome World Championship che si terranno in Bulgaria dal 13 al 19 giugno. Viene da dire che quella di sabato scorso sia stata la serata perfetta di Niccolò Cappelletti, veterano della ErmGroup Altotevere alla pari di Augusto Quarta, pure lui premiato dalla società per il raggiungimento di quota 100. Lo schiacciatore perugino, che compirà 30 anni il prossimo ottobre, è stato determinante nei frangenti delicati della partita di ritorno dei quarti di finale dei play-off risolta per 3-0 dalla formazione di coach Bartolini sulla Sarlux Sarroch. Per lui, 10 punti comprensivi di 2 ace e 2 muri, ma in particolare un eccellente 72% in ricezione, con il 40% di perfezione, sui 25 palloni che gli sono arrivati. Adoperando una battuta, verrebbe da dire a Cappelletti se si fosse portato dietro una piccola valigia nella quale riporre quanto gli è stato dato. E lui sorride: “Credo che il vero regalo sia stato quello che abbiamo fatto a noi e ai nostri tifosi – dichiara Cappelletti – con il risultato che ci ha spalancato le porte della semifinale. Una vittoria maturata al termine di una bella sfida; una vittoria di squadra, sentita e voluta. C’erano gli ingredienti giusti per fare bene”. Sotto certi aspetti, è stata la migliore ErmGroup della stagione: “A livello di lucidità e testa, ma anche tecnico, abbiamo fornito una prestazione di carattere in una fase decisiva dell’annata: siamo stati freddi quando le cose non stavano andando bene e abbiamo interpretato la partita come se fosse una finale. Non era facile ribaltare la situazione”. Certamente, nello spostamento degli equilibri molto ha inciso l’esito del primo set, vinto in rimonta ai vantaggi con una dinamica dei fatti che ha trasmesso grande fiducia. “E’ vero, l’essersi aggiudicati la frazione iniziale dopo aver subito un recupero, essere andati sotto e averla ugualmente spuntata – conferma Cappelletti – ha costituito la migliore iniezione per il morale. Siamo andati in fuga anche nel secondo set, ci hanno di nuovo raggiunti, ma poi credo che quel nostro break finale a suon di muri abbia fatto reagire male Sarroch, che comunque ha provato a rialzarsi anche nel terzo set e ha lottato fino all’ultimo. Chi gioca da attaccante, come il sottoscritto, sa benissimo cosa significhi subire un muro”. Sui riconoscimenti dei quali si è fregiato, il “Cappe” si limita a riconoscere l’aspetto di fondo: “A parte la combinazione di eventi, dietro c’è un percorso che ha portato me e gli altri a goderci queste soddisfazioni e a giocarci l’opportunità di fare meglio dello scorso anno”. Chiusura doverosa sulla squadra avversaria, fin troppo conosciuta per i dispiaceri che riserva sempre alla ErmGroup. “La ruota gira e sarebbe davvero bello che arrivasse il nostro turno anche contro Belluno. L’occasione è senza dubbio quella buona per tentare di sovvertire la cabala – conclude Cappelletti – e cercheremo allora di dare filo da torcere a una compagine che rimane comunque molto forte e ostica da domare”.
I socialisti fuori dal perimetro regionale, ma in maggioranza a Città di Castello: “Ora chiarezza in vista delle prossime sfide”
CITTÀ DI CASTELLO – Una riflessione che si muove su due piani distinti, ma inevitabilmente collegati: quello regionale e quello locale. Tommaso Massimilla, segretario del Psi di Città di Castello, interviene sull’azione della giunta regionale umbra, tracciando una linea politica che, pur nei toni misurati, segna un posizionamento preciso.
«Sui rifiuti continuo a ritenere che servano scelte strutturali – afferma –. Il tema del termovalorizzatore resta una delle opzioni più concrete. In caso contrario, il rischio è quello di rincorrere le emergenze, con ricadute inevitabili anche sul piano dei costi per cittadini e imprese».
Un passaggio che si intreccia con la questione fiscale: «Si percepisce una tendenza all’aumento della pressione, e questo dovrebbe far riflettere. Senza una strategia chiara, alcune decisioni rischiano di tradursi in un aggravio progressivo».
Sulla sanità, la posizione resta quella di un riformismo pragmatico: «Il pubblico deve restare il pilastro del sistema. Il ricorso al privato può essere uno strumento, ma deve essere governato e controllato, garantendo l’accesso alle cure, soprattutto per chi è più fragile».
Il punto centrale, però, è politico. «Tra quanto annunciato in campagna elettorale e quanto si sta realizzando si è aperta una distanza evidente. È una percezione diffusa e riguarda la credibilità complessiva dell’azione amministrativa».
Una valutazione che ha portato i socialisti a collocarsi fuori dall’attuale perimetro regionale, pur senza toni polemici: «Il nostro posizionamento è il risultato di una riflessione sulle scelte compiute e sulla loro coerenza con il mandato ricevuto».
Ma Massimilla tiene a chiarire un aspetto fondamentale: il livello regionale non si sovrappone automaticamente a quello locale. «A Città di Castello il Psi è parte della maggioranza e continua a lavorare con senso di responsabilità nell’interesse della comunità».
Un distinguo che assume un significato politico preciso anche in prospettiva: «È chiaro però che serve chiarezza. I cittadini devono poter comprendere posizioni e scelte, soprattutto in vista dei prossimi appuntamenti amministrativi».
Il riferimento è alle elezioni comunali del prossimo anno, senza mai citarle esplicitamente ma lasciandone intravedere il peso: «C’è un’esigenza crescente di coerenza e riconoscibilità. Un’area riformista, civica ed europeista chiede spazio e contenuti concreti».
Nessuno strappo nei toni, ma una linea tracciata con attenzione: «Non si tratta di alimentare contrapposizioni, ma di riportare il confronto su basi chiare. Le aspettative create vanno rispettate, perché è su questo che si misura la fiducia dei cittadini».
Un rito antico che continua a raccontare l’identità di Sansepolcro: domenica 12 aprile si è svolta nella Cattedrale di San Giovanni Evangelista l’investitura dei nuovi campanari del Gruppo Campanari Sansepolcro.
Un momento significativo, spesso poco conosciuto, ma profondamente radicato nella storia e nella vita della comunità.
Una tradizione che resiste nel tempo
Il suono manuale delle campane, riconosciuto come patrimonio culturale, continua a vivere grazie all’impegno dei volontari che, ancora oggi, salgono sul campanile per far risuonare la città.
Un lavoro silenzioso ma fondamentale, che accompagna:
celebrazioni religiose
eventi civici
momenti storici della città
Dando ritmo ed emozione alla vita collettiva.
I nuovi campanari
A entrare ufficialmente nel gruppo sono stati:
Andrea Barculli
Luca Marsiglietti
Due nuovi volontari che contribuiranno a mantenere viva una tradizione secolare, legata al trecentesco campanile del Duomo.
Il ruolo nella vita cittadina
Le campane non sono solo suono, ma memoria e identità. Accompagnano eventi simbolo come il Palio della Balestra, scandendo i momenti più intensi e partecipati della comunità.
Senza di esse, molte cerimonie perderebbero parte della loro forza evocativa.
L’omaggio dei Balestrieri
A rendere ancora più speciale la giornata è stato l’omaggio della Società Balestrieri Sansepolcro, che ha festeggiato i nuovi campanari con una sorpresa colorata e originale.
Un gesto simbolico, tra amicizia e appartenenza, che ha aggiunto un tocco di allegria al termine della celebrazione.
Tradizione e comunità
L’investitura dei campanari è un esempio concreto di come le tradizioni locali continuino a vivere grazie all’impegno delle persone, mantenendo forte il legame tra passato e presente.
Ogni anno vanno manutenuti e segnati oltre mille chilometri di percorsi
Arezzo – La rete sentieristica italiana, ricchissima di storia e di vita, è una delle più ampie d’Europa. Il Club Alpino Italiano ha selezionato 84mila chilometri di sentieri di questo immenso patrimonio culturale che attraversa e accomuna Alpi, Appennini e Isole e lo propone a chi pratica l’escursionismo, cioè a coloro che nel tempo sono diventati i principali fruitori dei cammini.
E così anche quest’anno Il Cai Club Alpino Italiano sezione di Arezzo organizza la “Giornata nazionale dei sentieri” fissata per domenica 19 aprile nelle foreste di Badia Prataglia, sia per formare nuovi volontari addetti alla manutenzione di questa rete sia per far conoscere questo fondamentale servizio che viene offerto a tutti gli escursionisti.
Il colore bianco-rosso che si “legge” su alberi e rocce è il “filo d’Arianna” dell’escursionismo, una garanzia di sicurezza, una guida per non perdersi. Ma la rete richiede una costante manutenzione sia dei segni sia dei percorsi che ogni anno devono essere ripuliti con decespugliatori, seghetti, cesoie, falci da piante, rovi, alberi caduti, perché siano sempre percorribili e per ridurre l’impatto turistico di chi potrebbe andare fuori traccia.
Un impegno notevole per la Commissione sentieri, che, ricordiamo, è composta dai soci Cai volontari, soprattutto considerato il fatto che in tutta la provincia di Arezzo ci sono duemila chilometri di percorsi la cui manutenzione è suddivisa tra la sezioni del Cai di Arezzo, Sansepolcro, Valdarno e Stia. Il territorio provinciale di Arezzo infatti detiene un terzo di tutti i sentieri della Toscana, mentre quelli di competenza della sola sezione Cai di Arezzo sono 1100 chilometri che arrivano a comprendere anche parte di quelli all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Uno sforzo notevole a vantaggio gratuito di tutti coloro che amano il trekking e di chi lavora nel turismo escursionistico.
Le risposte dell’assessore all’ambiente alle mie domande sulle motivazioni della sostituzione dei cestini per la raccolta differenziata in centro storico aprono più dubbi di quanti ne sciolgano.
Dire che “La sostituzione dei cestini per i rifiuti nel centro storico di Città di Castello è stata eseguita da Sogepu nell’ambito della gestione ordinaria del servizio e non ha comportato alcun costo aggiuntivo” fa sorgere spontanea la domanda su quanti cestini abbia in magazzino Sogepu, se può permettersi di sostituirne 30 senza acquistarli. E non solo.
Negare che ci sia stato un “costo aggiuntivo” è surreale: il costo c’è stato eccome, sostenuto da SOGEPU evidentemente in altri momenti…ma quando? Quando qualcuno è stato così previdente da rifornire preventivamente il magazzino di chissà quanti cestini, per chissà quante sostituzioni?
Ma di che numeri si parla? Quanti ordini sono stati fatti negli scorsi anni, con quale spesa e, soprattutto, perchè? Se la fornitura risale al 2019, come affermato dalla risposta in Consiglio, al (non modico) costo di 510€ al pezzo, quanto ha speso SOGEPU, che come sappiamo da tempo naviga in acque non tranquille, con accumulo di debiti milionari e in carenza, spesso, di liquidità? Ma è questa una programmazione efficiente?!
Per avere questi e altri doverosi chiarimenti non resta che chiedere la convocazione di una nuova Commissione Controllo e Garanzia, perchè far sapere come sono stati amministrati i soldi dei cittadini è doveroso.
Se siano o meno gli stessi cestini implicati nei procedimenti giudiziari , conclusisi ormai per il proprietario della ditta fornitrice con il patteggiamento di un anno di pena, ci riguarda, ma fino ad un certo punto, perchè sulle responsabilità penali decide solo la magistratura.
Quello che riguarda gli amministratori pubblici sono gli eventuali sprechi di denaro nel produrre i servizi, che al cittadino costano parecchio, come, in questo caso, la TARI. Pagare due volte per uno stesso servizio non è sinonimo di efficienza; far ricadere la colpa della sostituzione sui cittadini che “non differenziano”, appare uno scaricabarile perchè poteva essere assolutamente prevedibile un tale esito al momento della spesa iniziale, come poteva essere previsto, e non lo è stato, il “difficoltoso lavoro dell’operatore addetto alla raccolta” .
Su costi, disservizi ed eventuali sprechi gli amministratori comunali dovrebbero vigilare, soprattutto se riguardano una partecipata pubblica.
SANSEPOLCRO – Un gesto “grave, inaccettabile e privo di qualsiasi giustificazione”. Così il gruppo consiliare Adesso Riformisti per Sansepolcro interviene sui recenti atti vandalici avvenuti nella notte in città, dove sono comparse scritte offensive e attacchi personali su edifici pubblici e scuole.
A prendere posizione è il capogruppo Michele Gentili, che condanna senza mezzi termini quanto accaduto: “Imbrattare luoghi pubblici, colpire scuole e prendere di mira persone con riferimenti così pesanti non è una forma di protesta, ma pura inciviltà. Si tratta di un fatto grave che non può essere tollerato”.
Parole nette, che si accompagnano però a una riflessione più ampia sul contesto che da mesi caratterizza il dibattito pubblico locale, in particolare sulla delicata vicenda dei minori allontanati dalla famiglia di Caprese Michelangelo. “Non possiamo ignorare il clima che si è creato negli ultimi tempi – prosegue Gentili – fatto di tensioni, polemiche spesso sopra le righe e toni esasperati, alimentati anche dal confronto politico. Un contesto che non aiuta e che rischia di spingere qualcuno a superare il limite”.
Il gruppo civico invita quindi a riportare il confronto su un piano di equilibrio e responsabilità, ribadendo la necessità di rispetto nei confronti delle istituzioni e degli operatori coinvolti in decisioni complesse. “Quando si arriva a provvedimenti così delicati come l’allontanamento di minori, è evidente che alla base ci siano valutazioni approfondite. Non possiamo pensare che giudici e professionisti agiscano con leggerezza o, peggio, per accanimento. Il confronto è legittimo, anche acceso, ma deve restare nei limiti del rispetto”.
Da qui un ulteriore richiamo al senso civico: “Si può discutere di tutto, ma quando si passa dall’opinione all’attacco personale, fino ad arrivare a imbrattare la città e il patrimonio pubblico, non si è più nell’ambito della libertà di espressione”. Infine, la piena solidarietà a chi è stato preso di mira e l’auspicio che si faccia presto chiarezza:
“Confidiamo nel lavoro delle forze dell’ordine affinché si risalga quanto prima ai responsabili e vengano adottati i provvedimenti necessari”.
Il Comune di Caprese Michelangelo ha pubblicato un avviso pubblico per l’affidamento della gestione del “Campeggio Michelangelo”, situato in località Zenzano.
Un’opportunità importante per operatori e associazioni interessati a valorizzare una struttura immersa nella natura, nel cuore del territorio valtiberino.
Durata e modalità di affidamento
L’affidamento della gestione sarà:
a titolo gratuito
della durata di 2 anni, con possibilità di proroga per ulteriori 2 anni
L’obiettivo è garantire una gestione attiva e qualificata della struttura, favorendo turismo e sviluppo locale.
Scadenza e partecipazione
Le domande dovranno essere presentate entro: 30 aprile 2026 – ore 13:00
Possono partecipare:
operatori economici
associazioni
soggetti con esperienza nel settore turistico o ricettivo
Documentazione richiesta
Per candidarsi è necessario presentare:
domanda di partecipazione
progetto gestionale
dichiarazioni richieste
documento di identità
Le domande potranno essere inviate tramite PEC oppure consegnate direttamente al Protocollo comunale.
Un’opportunità per il territorio
L’iniziativa rappresenta un’occasione concreta per contribuire alla valorizzazione turistica di Caprese Michelangelo, promuovendo un’offerta legata alla natura, all’accoglienza e alla sostenibilità.
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