Il Lascito Mariani al vecchio ospedale di Città di Castello rispetta la volontà delle benefattrici?: Lignani e Sassolini parzialmente soddisfatti delle risposte alle interrogazioni

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Il Lascito Mariani al vecchio ospedale di Città di Castello rispetta la volontà delle benefattrici? Se lo sono chiesto Andrea Lignani Marchesani, capogruppo di Fratelli d’Italia, e Cesare Sassolini, capogruppo di Forza Italia, che con due distinte interrogazioni, hanno sollevato la questione nel consiglio comunale di lunedì 22 luglio 2019. Il protocollo d’intesa con Regione Umbria ed Asl prevede per il recupero dell’ex ospedale di Città di Castello e la sua conversione in Casa della Salute l’intervento su una porzione di 4400 metri quadrati di piano terra e primo piano per un investimento complessivo di 11 milioni di euro, di cui 9milioni e 100mila euro già a disposizione: con 3milioni  e 600mila della Regione, due milioni e cinquecentomila, suscettibili di incremento se necessario a completare l’opera dalla Asl, 3milioni del Comune dal Lascito Mariani, che sarebbe impiegato anche per il potenziamento del Centro Alzheimer presso Muzi Betti.
Lignani Marchesani ha ricordato che i destinati del Lascito, come testualmente dettato dalle sorelle Olga e Clara Mariani, siano quanti si trovano nel bisogno di cure e vivono nel dolore non opere in muratura e che comunque alla conversione dell’ospedale in casa della Salute mancherebbero “all’appello almeno due milioni di euro sempre che i preventivi di ristrutturazione siano rispettati (cosa che quasi mai accade in Palazzi vincolati dalla Sovrintendenza). E’ evidente la distorsione riguardo l’utilizzo per opere di ristrutturazione edilizia su un bene nemmeno di proprietà del Comune. Inoltre una destinazione non pienamente rispettosa del Lascito potrebbe riattivare un procedimento giudiziario con responsabilità che ricadrebbero in capo agli Amministratori che avessero avallato il protocollo, che a questo punto per Lignani “deve essere respinto per utilizzare le risorse del Lascito in operazioni tese al benessere e alla salute dei tifernati”. Neanche Sassolini ha condiviso l’impiego del Lascito per l’ex ospedale e nell’illustrare il suo documento al consiglio ha citato “la posizione dell’avvocato Mattei che ha seguito a suo tempo le vicissitudini legali del Lascito, nella quale si ribadiscono le mie perplessità verso l’utilizzo per il recupero dell’ex ospedale o del centro Alzheimer, cause benemerite ma non congrue con lo spirito della donazione. Rimettiamo tutto il discussione. Chiedo di sapere se ci sia incompatibilità tra l’incarico politico dato al capogruppo del Gruppo Misto Gaetano Zucchini, che all’epoca del conferimento era capogruppo del PD e dipendente della Asl. Inoltre a quanto ammonta l’importo del Lascito Mariani al netto degli interessi. Quanto si vorrebbe riservare al Centro Alzheimer?”. Nella replica il sindaco Luciano Bacchetta ha detto che “non c’è niente di quanto viene evocato. Un avvocato non è la Corte di Cassazione. Le critiche sulla destinazione a strutture prevedono come alternativa l’impiego delle risorse in altre strutture come ad esempio nella messa a norma delle case dei disabili. L’intervento strutturale non è fine a sei stesso e viene qualificato dalla finalità, che per l’ex ospedale è di natura socio-assistenziale, quindi fedele al Lascito perché rende la struttura idonea a svolgere un ruolo; quanto al riportare dentro l’ospedale servizi che già esistono, dobbiamo pensare che comunque vengono ottimizzati. In realtà il destinatario del Lascito in prima istanza è l’ospedale, la cui personalità giuridica, sciolto l’ente che lo sosteneva, è stata poi riconosciuta in capo al comune. Il Lascito era 3milioni e 700mila euro, ora 3 e 400. Non ci sono stati sprechi. Dobbiamo uscire dagli aspetti formali e riportare tutto ad un ambito politico. L’incompatibilità del capogruppo Zucchini non sussiste ed è stato scelto per le sue conoscenze sull’argomento. Non sarà lui comunque a scegliere che fare ma il consiglio comunale. Potremmo trasferire la somma alla Asl Umbria 1 con un’indicazione politica stringente sulla destinazione perché l’ex ospedale, così come è, rimane un problema, dal quale nessun governo potrà prescindere. Faccio un appello a tutti, perché questo Lascito non ci deve dividere”. Lignani si è detto non soddisfatto: “Lenire le sofferenze significa intervenire su chi versa in cattive condizioni. L’ospedale del Lascito non era il luogo fisico ma morale. L’avvocato Mattei può parlare come cittadino e come professionista ma non come legale del comune, ruolo che si è esaurito quando ha percepito uno profumatissima parcella. Quanto alla destinazione, ci sono innumerevoli cittadini, tutti quelli che versano in sofferenza, titolati a produrre un’azione legale. Ne vale la pena?”. Per Sassolini “Le scelta dell’ospedale è politica, caldeggiata dalla maggioranza. Voglio che l’atto di magnanimità delle sorelle Mariani abbia soddisfazione. Ripercussioni giuridiche per una destinazione innocua possono distendersi su tutti i membri del consiglio comunale. Discutiamo con maggiore cautela. Mi pare che ci sia una apertura però e sono parzialmente soddisfatto”. 
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