Don Luigi Di Liegro verso la beatificazione, la commozione di Sansepolcro

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L’Associazione Cultura della Pace ricorda il fondatore della Caritas di Roma e il suo forte legame con la Valtiberina: «Per noi è stato un amico e un collaboratore»

L’annuncio di Papa Leone XIV sull’avvio dei passi necessari per la causa di beatificazione di don Luigi Di Liegro ha suscitato una profonda emozione anche a Sansepolcro. Qui il fondatore della Caritas di Roma aveva costruito, negli anni, un rapporto vero con la città e con l’Associazione Cultura della Pace.

Don Luigi collaborò infatti con l’associazione biturgense dal 1993 fino alla sua scomparsa, avvenuta il 12 ottobre 1997. Fece parte stabilmente del Comitato scientifico del Premio nazionale “Cultura della Pace-Città di Sansepolcro”, contribuendo alla crescita di un progetto che immaginava come punto di riferimento per la nonviolenza e la costruzione di una cultura di pace. Nel 1998 il riconoscimento gli fu assegnato alla memoria.

«È stato il prete degli ultimi, dei più piccoli e di tutti coloro che avevano bisogno di aiuto e di un accompagnamento costante», ricorda l’Associazione Cultura della Pace. Una figura capace di rendere concreta la propria fede attraverso l’impegno quotidiano accanto alle persone più fragili e una continua richiesta di giustizia sociale.

Per chi ebbe l’occasione di conoscerlo e lavorare con lui, la notizia arrivata dal Pontefice assume un significato ancora più profondo. «Avevamo percepito già allora la santità di una persona capace di esprimere un’umanità piena e sincera verso chiunque si trovasse nel bisogno», sottolinea l’associazione.

Sansepolcro ricambiò quell’affetto già nel 1998, quando decise di intitolargli la strada nella quale si trovano l’Istituto d’istruzione superiore “Città di Sansepolcro” e la scuola primaria “Collodi”. Fu la prima via in Italia dedicata a don Luigi Di Liegro.

Un legame, quello con la Valtiberina, che non è quindi rimasto soltanto nei ricordi. Vive ancora nel lavoro dell’Associazione Cultura della Pace e in quella strada attraversata ogni giorno da tanti studenti. Un segno semplice ma concreto della presenza lasciata a Sansepolcro da un sacerdote che aveva scelto di stare dalla parte dei più deboli, trasformando l’assistenza in difesa della dignità e dei diritti.

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