Sicurezza e Polizia Locale, a Città di Castello il confronto si sposta in commissione

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Spray urticante e body cam per gli agenti: il Consiglio comunale sceglie la strada dell’approfondimento. Serviranno dati, costi e valutazioni tecniche prima di decidere

La discussione sulla sicurezza a Città di Castello non si chiude in Consiglio comunale. Anzi, passa adesso in commissione Servizi, dove saranno approfonditi dati, necessità operative, costi e modalità di utilizzo degli strumenti proposti per la Polizia Locale.

Al centro del confronto c’è la mozione presentata da Tommaso Campagni (Forza Italia), Elda Rossi e Riccardo Leveque (Fratelli d’Italia), Valerio Mancini (Lega), Andrea Lignani Marchesani (Castello Civica), Filippo Schiattelli (Unione Civica Tiferno) e Roberto Marinelli (Lista Civica Marinelli Sindaco), con la quale si chiede di dotare il corpo di spray urticante e body cam.

Non una decisione immediata, quindi. I proponenti hanno accolto la proposta avanzata dal consigliere del Pd Domenico Duranti e condivisa dal sindaco Luca Secondi: portare il tema in commissione, coinvolgendo anche il comandante della Polizia Locale, per capire cosa serva realmente e quali possano essere le soluzioni più adatte alla situazione di Città di Castello.

La minoranza ha insistito soprattutto sulla necessità di garantire agli agenti strumenti di autotutela adeguati. Campagni ha parlato di un ulteriore passo dopo l’armamento della Polizia Locale già deliberato dal Consiglio comunale, sostenendo che le body cam possano garantire maggiore trasparenza e tracciabilità degli interventi, mentre lo spray urticante potrebbe rappresentare uno strumento alternativo all’utilizzo dell’arma nei casi di necessità.

«La sicurezza di chi indossa una divisa non può essere considerata un costo, bensì un investimento», è stata la posizione espressa da Campagni, che ha chiesto anche un regolamento specifico per l’utilizzo delle body cam, la conservazione delle immagini e la tutela della privacy.

Il sindaco Luca Secondi non ha chiuso la porta alle ipotesi. Ha però chiesto di mantenere il ragionamento su un piano concreto. L’amministrazione, ha ricordato, ha già scelto in passato di armare la Polizia Locale quando è stato ritenuto necessario per i servizi integrati con le forze dell’ordine. Ma la gestione dell’ordine pubblico resta una competenza dello Stato.

Da qui anche la richiesta di guardare al problema degli organici delle forze dell’ordine. Secondi ha ricordato, tra l’altro, la situazione emersa a Trestina, dove a fronte di un organico previsto di nove Carabinieri ne risultavano in servizio due.

Più prudente la posizione di Emanuela Arcaleni, capogruppo di Castello Cambia. La domanda posta in aula è stata semplice: quanti episodi di aggressione, minaccia o resistenza nei confronti degli agenti della Polizia Locale si sono realmente verificati negli ultimi anni? Prima di investire, secondo Arcaleni, servono dati precisi e una valutazione dei costi. E anche la formazione degli operatori e le questioni legate alla privacy delle body cam non possono essere lasciate sullo sfondo.

Elda Rossi ha ribadito invece la necessità di fornire agli agenti ulteriori strumenti di autotutela, richiamando alcuni episodi di cronaca avvenuti nel territorio e la discussione in corso a livello regionale sulla riforma della Polizia Locale.

Domenico Duranti ha invitato a non confondere la percezione di insicurezza con la fotografia reale della città. «Non fate passare Città di Castello per una città violenta», è stato il senso del suo intervento, ricordando che una cosa è affrontare i problemi e un’altra è rappresentare una situazione di emergenza senza avere dati a sostegno.

Per il consigliere Pd, dunque, prima di decidere bisogna conoscere numeri, esigenze operative, costi e conseguenze dell’eventuale introduzione dei nuovi dispositivi. Una posizione che ha trovato un punto di incontro proprio nella proposta di portare la questione in commissione.

Anche Filippo Schiattelli ha accolto favorevolmente l’approfondimento, pur ribadendo la necessità di tutelare maggiormente gli agenti. Secondo il consigliere, il corpo sarebbe sotto organico e avrebbe bisogno di strumenti che consentano agli operatori di lavorare in condizioni di maggiore sicurezza.

Sul tema è intervenuto anche Riccardo Leveque, che ha posto l’accento sulla crescente percezione di insicurezza in città e nelle frazioni, ricordando come non tutti gli episodi vengano denunciati. Fabio Bellucci ha invece sottolineato l’importanza della presenza fisica degli operatori sul territorio: per i cittadini, ha osservato, vedere le forze dell’ordine significa anche percepire concretamente la presenza dello Stato e delle istituzioni.

Alla fine, dunque, nessuna contrapposizione definitiva e nessuna decisione affrettata. Il Consiglio comunale ha scelto di approfondire.

In commissione saranno chiamati a parlare i dati e le esigenze concrete della Polizia Locale. Si dovrà capire se spray urticante e body cam siano davvero necessari, quanto costino, quale formazione richiedano e come possano essere utilizzati nel rispetto delle regole.

Poi arriverà il momento della scelta. Con un obiettivo che, almeno su questo, sembra mettere d’accordo tutti: garantire sicurezza agli operatori e ai cittadini, senza trasformare un tema delicato come quello della sicurezza in uno scontro politico.

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