Francesco Algeri Rignanese (Fd’I Città di Castello): «Sul centrodestra siamo a un ottimo punto. La nostra proposta non dipenderà da chi avremo di fronte»

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Il coordinatore di Fratelli d’Italia Città di Castello a In Primo Piano: dalla Ztl al Pnrr, passando per dimensionamento scolastico, bilancio comunale e amministrative 2027

Mancano ancora diversi mesi alle elezioni amministrative, ma a Città di Castello la politica ha già cominciato a muoversi. E non soltanto sui nomi. Francesco Algeri Rignanese, coordinatore comunale di Fratelli d’Italia, è stato ospite di In Primo Piano per affrontare alcuni dei temi che stanno segnando questa parte finale della legislatura: Ztl, mobilità, Pnrr, scuola, conti del Comune e, inevitabilmente, il percorso del centrodestra verso il voto del 2027.

Partiamo dalla Ztl. Mi sembra di capire che quello che non avete mandato giù non sia tanto il principio, quanto il metodo con cui è stata gestita. È così?

“Sì, non ci è piaciuto il metodo, anche se possiamo discutere pure dello strumento. Le zone a traffico limitato esistono da tempo e hanno obiettivi precisi: ridurre il traffico, limitare l’inquinamento e aumentare la sicurezza nel centro storico. Il problema è capire se, a Città di Castello, questo strumento raggiunga davvero quegli obiettivi.

Non credo che la riduzione del traffico prevista nel centro storico possa incidere in maniera significativa sull’inquinamento complessivo della città. Parliamo inoltre di un’infrastruttura costata, se non ricordo male, 60-70 mila euro. Il rischio è che alla fine diventi più uno strumento per fare cassa sui cittadini che una soluzione reale ai problemi della mobilità. Abbiamo già chiesto una revisione degli orari e soprattutto un sistema sanzionatorio più proporzionato».

Quindi il problema, secondo voi, è che si parte dalle sanzioni senza aver costruito prima delle vere alternative?

«Esattamente. Si parla di disincentivare l’utilizzo delle automobili, di ridurre l’inquinamento e di favorire una mobilità diversa, però dall’altra parte non vediamo lo stesso impegno sulle infrastrutture.

È stato fatto un pezzo di pista ciclabile, ma non sappiamo quale sia il progetto complessivo. Abbiamo una ciclabile nella zona industriale che è in condizioni indecorose. Vengono creati parcheggi fuori dal centro storico, ma non c’è una visione organica della mobilità cittadina.

Qualcuno può dire che da qualche parte bisogna pur cominciare. Va bene. Però guarda caso si è cominciato dalle multe. E questo non ci sta bene».

La variante del Cassero e la ciclabile vengono però indicate dal centrosinistra come uno degli interventi più importanti fatti sulla città. Voi la vedete in maniera completamente diversa.

«Noi siamo favorevoli alle infrastrutture, ci mancherebbe. Però devono avere un senso. Per come è stata realizzata fino a oggi, quella ciclabile assomiglia un po’ a una cattedrale nel deserto.

Non sappiamo quale sia l’obiettivo finale. Non sappiamo come verrà completata e come verrà inserita in una rete complessiva.

E poi mancano anche le cose più semplici. Non c’è un vero servizio di bike sharing, non ci sono servizi adeguati per le biciclette elettriche, non abbiamo nemmeno un sistema diffuso per pagare i parcheggi attraverso il telefono, cosa che ormai esiste da anni in tantissime città.

Si fanno investimenti importanti, poi ci si perde sulle cose basilari. È questo che noi chiamiamo mancanza di visione».

Tra l’altro il bike sharing a Città di Castello era già comparso diversi anni fa. Se oggi siamo ancora qui, non è proprio un bel segnale.

«Anzi, questo rende la situazione ancora più grave. Significa che in un determinato momento della storia amministrativa della città c’era stata una volontà precisa e si era anche provato a metterla a terra.

Sono passati quasi dieci anni e nel frattempo abbiamo avuto anche il Pnrr. Se oggi siamo ancora allo stesso punto, evidentemente qualcosa non ha funzionato».

E arriviamo proprio al Pnrr. Siamo ormai nella fase finale. Che giudizio dai di come Città di Castello ha utilizzato queste risorse?

«Alcuni lavori sono stati conclusi, altri presentano delle difficoltà e alcune situazioni sono già state ampiamente discusse.

Secondo me, però, a monte c’è stata una scelta troppo conservativa nell’utilizzo del Pnrr. Si è cercato soprattutto di sistemare delle infrastrutture già esistenti, senza avere una progettualità capace di creare sviluppo, benessere e anche nuovi effetti economici sul territorio.

È stata una scelta amministrativa. Secondo noi sbagliata. Adesso vedremo almeno se tutti i progetti riusciranno ad arrivare a conclusione».

Voglio portarti anche sul dimensionamento scolastico e sulla Dante Alighieri. Io continuo a pensare che la politica debba ascoltare tutti, ma poi abbia anche l’obbligo di decidere. In questa vicenda la politica ha fatto tutto quello che doveva fare?

«Dipende da quale politica parliamo. È vero che le decisioni spettano alla politica e che la politica deve essere il luogo nel quale si cerca una mediazione tra interessi diversi.

Però ci sono anche degli obblighi e delle competenze precise. Sul dimensionamento scolastico c’erano numeri e tabelle da rispettare. Questo non significa calare una decisione dall’alto. Significa sedersi, confrontarsi e trovare insieme delle soluzioni.

In altri territori questo è successo. Sono state rappresentate le criticità, ma alla fine gli obiettivi sono stati raggiunti. A Città di Castello no».

Perché?

«Io mi sono fatto l’idea, e non da oggi, che sul dimensionamento scolastico di Città di Castello abbiano pesato anche questioni interne alla maggioranza che governa la Regione.

In quel periodo c’era una situazione politica molto delicata nel Ternano e credo che si sia cercato di scaricare su altri territori il peso di alcune scelte non fatte, pensando forse di trovare a Città di Castello una sponda più favorevole.

Poi il Consiglio comunale ha trovato una linea comune, ma su tutta questa vicenda è stata fatta anche tanta battaglia politica e, in alcuni passaggi, non è stata raccontata tutta la verità».

Ti riferisci alle sentenze del Tar?

«Anche. Le sentenze sono due, non una. C’è quella che riguarda le scelte del commissario, ma ce n’è un’altra che dice cose molto chiare sulla sospensione operata dalla Regione rispetto a un atto del dicembre 2025.

Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. Noi ci prendiamo le nostre, ma non possiamo prenderci anche quelle degli altri».

Veniamo alle amministrative. Devo dirtelo: questa volta vedo un centrodestra stranamente tranquillo. Di solito qualche problema salta sempre fuori. Stavolta invece sembra che abbiate già trovato una sintesi.

«Siamo a un ottimo punto. Abbiamo lavorato prima di tutto sul metodo e quel metodo sta producendo dei risultati.

Tra questi risultati c’è anche un’idea abbastanza chiara di come impostare il percorso verso la campagna elettorale».

Tradotto: sapete già cosa fare e probabilmente anche con chi farlo?

«Sappiamo quale percorso vogliamo seguire. E soprattutto abbiamo chiarito un principio: la nostra proposta non può dipendere da chi sarà il candidato del centrosinistra.

Prima vengono il programma, il progetto e l’idea che abbiamo di Città di Castello. Poi viene la persona che dovrà rappresentare quel progetto».

Quindi non esiste un candidato se si ripresenta Luca Secondi e un altro candidato se il centrosinistra cambia nome?

«No. Non possiamo costruire la nostra proposta guardando chi c’è dall’altra parte.

I programmi e i progetti sono fatti anche dalle persone, naturalmente, ma noi dobbiamo essere in grado di scegliere il nostro candidato e il nostro percorso indipendentemente da chi ci troveremo davanti».

C’è però un altro tema che rischia di diventare decisivo per chiunque vinca nel 2027: il bilancio del Comune. Avete già un quadro preciso della situazione che potrebbe ereditare la prossima amministrazione?

«Questo è un tema fondamentale e credo che conoscere la reale situazione dei conti sia un diritto di tutti i cittadini, prima ancora che delle forze politiche.

Su alcune poste specifiche devo approfondire e verificare meglio i dati. Però è evidente che trovarsi davanti a un bilancio in una situazione più o meno difficile cambia completamente i margini di azione di una futura amministrazione.

Non cambia l’impegno che bisognerà mettere per risolvere i problemi, ma può cambiare moltissimo quello che materialmente sarà possibile fare.

Nell’ipotesi peggiore, la prossima amministrazione potrebbe ritrovarsi una situazione davvero complicata. Questo però non significa che non si possa intervenire. La politica serve anche a trovare soluzioni».

Chiudiamo con la Tari. La terza rata ancora non si vede. Che sta succedendo?

«Bella domanda. Anche su questo fronte mi sembra che l’amministrazione stia facendo un po’ di confusione.

Attraverso i nostri consiglieri comunali cercheremo di capire esattamente quale sia la situazione e valuteremo tutte le iniziative necessarie. I cittadini devono essere informati in maniera chiara e soprattutto tempestiva».

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