Associazioni, esperti e numerosi partecipanti si sono ritrovati nella Foresta Demaniale di Pietralunga e Bocca Serriola per rilanciare il progetto dell’area protetta
Si è concluso domenica 13 settembre con una partecipazione significativa il tredicesimo raduno annuale per il Parco Nazionale del Catria, Nerone e Alpe della Luna, organizzato nell’area di Bocca Serriola.
Numerose le associazioni e le realtà presenti, tra cui Lupus in Fabula, Gruppo di Intervento Giuridico, Il Ghiro, Mountain Wilderness, Birders, TESS, Boscopersempreregina, Legambiente Urbino, Legambiente Marche, Camminando Monti e Valli e diverse aziende e realtà legate al territorio.
La giornata di sole ha permesso ai vari gruppi di raggiungere senza difficoltà la radura scelta come punto d’incontro, all’interno della vasta Foresta Demaniale di Pietralunga e Bocca Serriola, area che si estende per circa cento chilometri quadrati a cavallo dell’Appennino tra il Pesarese e la Valtiberina.
Ad aprire gli interventi è stato il presidente del Comitato per il Parco Nazionale del Catria, del Nerone e dell’Alpe della Luna, Giovanni Paci. Sono quindi intervenuti il professor Alessandro Bottacci, forestale ed ex direttore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, il professor Daniele Zavalloni, geografo e componente del consiglio direttivo dello stesso Parco, il geologo e speleologo Marco Bani e Massimiliano Martinelli, presidente dell’associazione Birders.
Durante gli interventi sono stati approfonditi diversi aspetti naturalistici del territorio, dalla biodiversità forestale agli ambienti carsici, fino al monitoraggio dei rapaci.
Uno dei temi centrali ha riguardato la necessità di informare correttamente i cittadini sugli effetti che l’istituzione di un Parco Nazionale avrebbe sul territorio. Gli organizzatori hanno ribadito che, a loro giudizio, la creazione dell’area protetta non comporterebbe la cancellazione dei diritti di proprietà privata né il divieto generalizzato di raccolta dei prodotti del bosco.
Nel corso dell’incontro è stato affrontato anche il tema delle aree contigue, territori collegati al Parco nei quali, secondo quanto spiegato dagli organizzatori, l’attività venatoria potrebbe continuare ad essere consentita ai cacciatori residenti.
Particolare soddisfazione è stata espressa per la presenza di numerosi giovani, considerata dagli organizzatori un segnale importante rispetto alle prospettive di sviluppo e alla possibilità di contrastare lo spopolamento delle aree interne.
Il raduno si è così confermato come un momento di confronto tra associazioni, esperti e cittadini sul futuro ambientale e sociale di un territorio che unisce Appennino, Valtiberina e area marchigiana.






