“La grave aggressione ai danni di un infermiere del Pronto Soccorso dell’ospedale di Città di Castello, segnalata il 10 ottobre, con una prognosi di 15 giorni, riporta al centro dell’attenzione un problema che non può essere affrontato soltanto con dichiarazioni di condanna e solidarietà.
Esprimiamo piena vicinanza all’operatore aggredito e a tutto il personale sanitario che quotidianamente svolge il proprio lavoro con professionalità e dedizione, spesso in condizioni particolarmente difficili.
Ma la solidarietà, per quanto doverosa, non basta. Servono risposte concrete.
Nel 2023, a seguito di altri episodi simili, la Questura di Perugia annunciava servizi di vigilanza, anche notturni, e un collegamento diretto tra il Pronto Soccorso e il Commissariato. Vale la pena ricordare che presso l’ospedale di Città di Castello è stato a lungo operativo un posto fisso della Polizia di Stato, poi chiuso.
Oggi, ci chiediamo se le misure annunciate nel 2023 siano state effettivamente attuate. Per questo ci rivolgiamo al sindaco Luca Secondi perchè, oltre le dichiarazioni di solidarietà, si attivi presso il Ministero dell’Interno, la Prefettura e la Questura di Perugia per ottenere il ripristino del posto fisso di Polizia presso l’ospedale di Città di Castello, con nuovo personale dedicato, senza sottrarre risorse agli altri servizi di sicurezza del territorio, e come già avviene in altri ospedali umbri.
Occorre inoltre valutare, nell’ambito di un piano coordinato con le autorità competenti, anche il coinvolgimento della Polizia Locale per rafforzare i controlli nelle aree esterne e la vigilanza.
La sicurezza di chi ogni giorno si prende cura della nostra salute deve essere una priorità. Non possiamo limitarci a intervenire dopo che un’aggressione si è verificata: è necessario investire nella prevenzione e nella tutela di chi lavora e di chi accede alle strutture sanitarie.
Su questo tema presenterò una mozione in Consiglio comunale, affinchè tutte le forze politiche si esprimano per assumere impegni precisi e verificabili, chiarendo anche le circostanze che hanno portato alla cessazione del precedente presidio.
Difendere chi cura significa difendere il diritto alla salute e la sicurezza di tutta la nostra comunità”.



