CITTÀ DI CASTELLO – L’approvazione della legge sul suicidio medicalmente assistito in Umbria rappresenta una scelta che contestiamo con forza, per le modalità con cui è stata condotta e per le criticità etiche, sanitarie e giuridiche che lascia aperte. Una comunità, infatti, si misura dalla capacità di stare accanto a chi soffre, non dalla rapidità con cui organizza una procedura di morte: prima di disciplinare il morire, la sanità ha il dovere prioritario di garantire cure, assistenza e accompagnamento.
Un iter caratterizzato da un confronto insufficiente, con 13 emendamenti approvati in Terza Commissione prima delle audizioni, e da evidenti divisioni nella maggioranza. Anche la Presidente Proietti, titolare della delega alla Sanità, ha scelto di non partecipare al voto e di uscire dall’aula, evidenziando le difficoltà politiche e il mancato dialogo su un tema tanto delicato. Ma chi governa una Regione può davvero sottrarsi a una decisione così importante per i cittadini?
Grave anche la bocciatura da parte della maggioranza di sinistra degli emendamenti proposti dal centro-destra e sull’obiezione di coscienza, che non garantiscono adeguata tutela alla libertà etica e professionale dei medici. A ciò si aggiunge una situazione sanitaria preoccupante: la rete delle cure palliative copre appena il 36% del fabbisogno, ben lontano dall’obiettivo nazionale del 90%. Prima di regolamentare la morte assistita, la Regione dovrebbe assicurare a ogni persona sollievo, presenza e supporto concreto, per non lasciare nessuno da solo davanti alla sofferenza.
Restano inoltre interrogativi sulle competenze legislative regionali, sulla verifica del consenso e sul rischio che fragilità, solitudine e mancanza di alternative assistenziali possano condizionare decisioni irreversibili.
La nostra posizione è chiara: difendere la vita e la dignità di ogni persona, in ogni circostanza e in qualsiasi condizione di sofferenza, senza abbandonare nessuno. Questo significa garantire cure, accompagnamento, sollievo dal dolore e assistenza concreta, evitando ogni forma di accanimento terapeutico, ma senza trasformare la morte in una risposta alle carenze del sistema sanitario.
Esprimiamo apprezzamento per i consiglieri regionali che hanno votato contro il provvedimento. La dignità umana non viene meno con la malattia, la disabilità o la perdita dell’autonomia. Il dovere delle istituzioni è assicurare che ciascuno possa vivere con dignità fino alla fine, ricevendo tutte le cure e il sostegno necessari.



