Basket giovanile, Benni e Antonelli: “Vincere conta, ma si sale un gradino alla volta”

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L’Under 14 maschile ogni tanto scende in campo contro un avversario insolito: le ragazze del settore femminile. Non è una curiosità. A quell’età le coetanee sono spesso più avanti fisicamente, e per un gruppo di terza media è un test vero, giocato in casa e senza trasferte infrasettimanali.

È uno dei tasselli del lavoro di coach Lucio Benni, che con i suoi punta tutto sulle basi: coordinazione, corda, potenziamento a carico naturale. I pesi possono aspettare. Sulla stessa linea Stefano Antonelli, assistente della prima squadra in serie C e del femminile, che ricorda i ragazzi arrivati a 14-15 anni con le ginocchia già in sofferenza e per i gruppi più grandi punta su programmi personalizzati. Poi c’è il capitolo risultati: dal minibasket agli Esordienti cambia tutto, arrivano classifiche e seconde fasi. E la frase che ogni genitore ha sentito almeno una volta, “vado lì per divertirmi”, trova una risposta da allenatore.

Benni, perché le partite con le ragazze?
«Non è obbligatorio, lo facciamo per comodità. Evitiamo di portare i ragazzi in giro durante la settimana per giocare una partita. E siccome le ragazze di pari età sono più avanti dei maschi, vengono fuori partite interessanti.»

I suoi sono in terza media. Età delicata?
«È piena adolescenza, cominciano a venire fuori altri interessi. Però il gruppo è ben indirizzato: si allenano con regolarità, vengono tutti, salvo situazioni particolari, e hanno voglia di lavorare.»

Antonelli, tra scuola e compiti, come si tengono motivati?
«È la cosa più difficile. Bisogna offrire qualcosa di sempre diverso. I ragazzi devono capire che in palestra migliorano, e non solo nel basket. Vedono il proprio sviluppo fisico e ne sono incuriositi. Anche le ragazze mi chiedono di fare pesi e palestra.»

E si può?
«Con molta attenzione. Addominali, dorsali e lavoro a terra li propone chiunque. Macchine e pesi su ragazzi ancora in formazione richiedono invece persone preparate, altrimenti il rischio sono gli infortuni.»

Benni, l’Under 14 deve preparare anche al salto di categoria?
«Sì. Lavoriamo su motricità di base e coordinazione, movimenti che servono in campo ma anche nella vita di tutti i giorni. Usiamo molto la corda, che dà resistenza e potenza agli arti superiori, e facciamo potenziamento a carico naturale, così il muscolo si abitua ai carichi futuri. A questa età le differenze sono enormi: c’è chi è ancora piccolino e chi è già avanti fisicamente.»

Antonelli, quando si comincia a caricare davvero?
«Dipende dallo sviluppo del singolo atleta. Quando il fisico è formato si può lavorare con carichi più importanti, prima vanno tutelate le articolazioni. Negli anni abbiamo visto ragazzi e ragazze arrivare a 14-15 anni con problemi alle ginocchia. Il lavoro va individualizzato. Per la prima squadra e l’Under 19 ci appoggiamo a una palestra di Sansepolcro, dove i preparatori costruiscono programmi personalizzati.»

Quando capiscono che il risultato conta?
«Con gli Esordienti. Il minibasket è fatto di trofei in cui ogni partita è a sé e non esiste una classifica. Dopo arrivano campionati, classifiche e seconde fasi, e i ragazzi capiscono che anche il risultato è importante.»

Benni, molti ragazzi dicono di giocare solo per divertirsi.
«Ma vincere è divertente. Quando il gioco diventa agonismo, nessuno si fa scivolare addosso una sconfitta, a nessuna età. Io lavoro per gradini. Nella prima fase ci diamo un obiettivo. Se non lo raggiungiamo pazienza, purché abbiamo la coscienza a posto di aver fatto tutto il possibile. Se lo raggiungiamo, alziamo l’asticella. È un discorso a lungo termine: magari una stagione va male, ma poi crescono fisicamente e tecnicamente e arrivano dove prima non arrivavano.»

Antonelli, il femminile come è organizzato?
«A Sansepolcro alleno un gruppo Under 17 e Senior che si unisce a quello di Arezzo, con cui collaboriamo per disputare Under 17 e Promozione femminile. Le squadre le guida l’allenatore di Arezzo, io faccio da assistente.»

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