Enrico Morganti (M5S): «La politica richiede sacrifici, ma i giovani non devono smettere di crederci»

Data:

Il consigliere comunale di Spoleto racconta i suoi cinque anni in Comune, difende l’amministrazione Sisti e guarda alle elezioni del 2027. Sulla sanità ammette: «Abbiamo già aspettato abbastanza». E sulla ricandidatura prende tempo.

La politica l’ha conosciuta da bambino, seguendo il padre che faceva il consigliere comunale a Vallo di Nera. Poi sono arrivati Beppe Grillo, il Movimento 5 Stelle e, nel 2021, l’elezione in Consiglio comunale a Spoleto. Enrico Morganti è uno di quei giovani che hanno deciso di impegnarsi in prima persona, mettendo in conto anche qualche rinuncia. A pochi mesi dalle amministrative del 2027, abbiamo voluto capire cosa gli abbiano lasciato questi cinque anni, quanto sia riuscito a incidere sulle scelte della sua città e cosa si aspetti dalla politica umbra. Ne è venuta fuori una conversazione schietta, nella quale non sono mancati passaggi delicati, soprattutto sulla sanità.

Morganti, rompiamo subito il ghiaccio: ma chi te l’ha fatto fare?

«Tutto parte da mio padre Marco, consigliere comunale a Vallo di Nera. Ricordo la sua battaglia per intitolare una piazza a Falcone e Borsellino. Poi, da adolescente, mi sono avvicinato al Movimento 5 Stelle. Mi colpì soprattutto una frase: nessuno deve rimanere indietro. Nel 2018 iniziai a frequentare il Meetup di Spoleto e nel 2021 arrivò la candidatura».

Ti sento quasi un po’ stanco. Pensavi di riuscire a cambiare le cose più velocemente?

«La stanchezza dopo cinque anni si sente, ma sono molto soddisfatto. Ho imparato che certi risultati richiedono tempo. Mi dà molta forza vedere tanti giovani tornare nelle piazze per difendere diritti che sembravano acquisiti. Significa che c’è ancora voglia di partecipare».

In questi anni cosa sei riuscito a portare a casa?

«La Consulta giovanile è una delle soddisfazioni più grandi. Nel 2017 raccoglievamo le firme per istituirla, oggi finalmente esiste. Ha una propria autonomia economica e permette ai ragazzi di organizzare iniziative e confrontarsi. È qualcosa a cui tenevo particolarmente».

Arriviamo alla politica spoletina. Cinque anni di Andrea Sisti: promossi o bocciati?

«Per me il bilancio è positivo. Sono state ricostruite scuole, fatti interventi importanti sull’efficientamento energetico, recuperati spazi pubblici anche nelle frazioni. Abbiamo intercettato finanziamenti e risanato in tre anni un disavanzo tecnico di nove milioni di euro. Naturalmente non tutto è stato completato».

Ecco, parliamo proprio di quello che manca. Sulla sanità avete chiesto un cambiamento. Ma le risposte quando arrivano?

«Di anni ne abbiamo aspettati abbastanza. A Spoleto portiamo ancora le conseguenze di quanto accaduto all’ospedale nel 2020. Riattivare servizi sanitari non è semplice, ma noi non abbiamo mai abbandonato la richiesta di un vero DEA di primo livello. Credo che la presidente Proietti stia lavorando nella direzione giusta, ma continueremo a far sentire la nostra voce».

Però Enrico, i cittadini non possono aspettare all’infinito. E nemmeno il centrosinistra può chiedere sempre altro tempo.

«Lo capisco. Ma bisogna ricordare che manca un aggiornamento del piano sanitario regionale dal 2009. La presidente Proietti si è assunta direttamente la responsabilità della sanità e sta lavorando al nuovo piano. Questo non significa che il Movimento 5 Stelle di Spoleto rinunci alle proprie rivendicazioni».

Nel 2027 si vota. Andrea Sisti si ricandiderà?

«Adesso dobbiamo concentrarci sui mesi che restano. Poi ci confronteremo con tutti, sindaco compreso. Credo sia importante garantire continuità al lavoro svolto e mantenere il perimetro del Patto Avanti».

E tu? Non fare il democristiano, quello lascialo fare a me. Ti ricandidi oppure no?

«Mi hanno insegnato che è presto per parlarne», sorride. «Scherzi a parte, fare politica richiede tempo e sacrifici, soprattutto alla mia età. Quando mi candidai scrissi che tutti sono utili e nessuno è indispensabile. Continuo a pensarla così. Una cosa però è certa: non smetterò di fare politica».

Un’ultima cosa, Enrico. Che messaggio vuoi dare ai ragazzi che oggi guardano alla politica con diffidenza?

«Che non bisogna necessariamente ricoprire una carica per cambiare qualcosa. Si può fare politica nelle associazioni, nelle piazze, nei quartieri. Spero che la mia esperienza possa incoraggiare qualche ragazzo a mettersi in gioco. Ognuno può dare il proprio contributo per migliorare la città in cui vive».

Commenti

Share post:

spot_imgspot_img

Popular

More like this
Related

Canile di Lerchi, tanti cani aspettano una famiglia: “Aiutateci a trovare loro una casa”

Dietro le grate dei loro box ci sono occhi...

Vaccino antinfluenzale gratuito per i donatori di sangue e plasma: al via la campagna in Toscana

Con l’arrivo della stagione influenzale parte in Toscana la...

Dario Fabbri a Città di Castello: il mondo che cambia raccontato ai tanti giovani del Teatro degli Illuminati

Grande partecipazione all’incontro promosso dal Rotary Club Città di...

Tartufo, i campioni a quattro zampe conquistano Città di Castello: oltre 70 cavatori in gara

Al Giardini del Cassero il 5° Memorial Alessandro Ghigi....