ErmGroup Altotevere, Bigi e Gustinelli non si nascondono: «Dopo due semifinali è giusto provare ad alzare ancora l’asticella»

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L’amministratore delegato Claudio Bigi e il direttore sportivo Valdemaro Gustinelli raccontano il nuovo Altotevere: una squadra costruita per provarci, ma senza fare il passo più lungo della gamba. «Prima vengono serietà, uomini e conti in ordine. Poi parlerà il campo»

SAN GIUSTINO – A San Giustino ormai la sensazione si avverte abbastanza chiaramente: l’ErmGroup Altotevere quest’anno vuole provarci. Dirlo non significa mettere addosso alla squadra l’etichetta della favorita, né tantomeno promettere una promozione a settembre. Significa semplicemente guardare quello che è successo negli ultimi due anni, vedere due semifinali consecutive, osservare il roster costruito durante l’estate e prendere atto che il passo successivo non può essere quello di accontentarsi.

Claudio Bigi e Valdemaro Gustinelli, ospiti di Time Out, non hanno avuto bisogno di nascondersi dietro alle solite frasi di circostanza. «Le ambizioni ci sono – dice Bigi – ma prima ancora degli atleti abbiamo cercato uomini in gamba. Quello che vogliamo è costruire qualcosa che rimanga nel tempo».

Ed è probabilmente questo il punto dal quale partire. Perché Altotevere è cresciuta senza strappi. Un anno un tassello, quello successivo un altro. Prima la squadra, poi lo staff sanitario, i fisioterapisti, la palestra pesi, l’organizzazione. Nel frattempo sono arrivati risultati che hanno fatto aumentare aspettative e responsabilità.

Quest’estate è cambiato parecchio, ma senza buttare via quello che funzionava. Sono rimasti Augusto Quarta, che sarà ancora il capitano, Simone Marzolla, Matteo Alpini, Giacomo Cherubini, Fabio Procelli e Masala. È tornato Matteo Maiocchi. Sono arrivati giocatori esperti, uomini che conoscono la categoria e che, almeno sulla carta, danno alla squadra qualche soluzione in più rispetto al passato.

«Vogliamo alzare l’asticella, ma sarà il campo a parlare»

Gustinelli lo dice con chiarezza. «Le nostre ambizioni sono alte perché veniamo da due stagioni nelle quali siamo arrivati in semifinale. Se diciamo che vogliamo alzare l’asticella, è normale pensare anche al primo posto. Questo però non significa dire che abbiamo costruito sicuramente la squadra più forte. Abbiamo cercato giocatori di categoria, con esperienza, dai quali ci aspettiamo qualcosa in più».

Una frase che fotografa bene il momento. Altotevere vuole vincere più partite possibile, ma senza raccontarsi favole. Perché Bigi, quando si parla di società, torna sempre lì: ai conti.

«Noi ragioniamo con il budget in mano. Non facciamo debiti per lo sport».

Detta così sembra una banalità. Nello sport, soprattutto a certi livelli, non lo è per niente. La società conta 28 soci e altri 25-30 dirigenti. Molti sono imprenditori o liberi professionisti. C’è uno zoccolo duro di sponsor che accompagna il progetto fin dall’inizio e ogni anno entrano nuove aziende. Anche questa volta se ne sono aggiunte sei o sette.

È qui che Bigi rivendica forse uno dei risultati più importanti dell’estate: il livello della squadra è salito, ma senza stravolgere il budget. In pratica, si è cercato di spendere meglio.

E qui entra in gioco il lavoro di Gustinelli. «La mia fortuna è avere chiarezza fin dall’inizio dell’anno. Sappiamo quanto possiamo spendere e dentro quella cifra ci muoviamo con lo staff tecnico. Non arriviamo a maggio a chiederci cosa possiamo fare».

Poi c’è un altro aspetto che nel mercato pesa più di quanto si pensi: la reputazione. A San Giustino magari non vengono promessi mari e monti, ma quello che viene promesso viene rispettato. Nel corso dell’intervista emerge anche questo. Quando un procuratore parla con un giocatore dell’Altotevere, sa che la società è seria, che gli accordi vengono rispettati, che gli impegni economici hanno una scadenza vera e non immaginaria. E alla lunga conta. Forse anche più di qualche euro in più.

Nuovi stimoli in panchina e due cambi chiave nel sestetto

Il cambiamento più delicato è arrivato in panchina. Dopo cinque anni si è chiuso il ciclo con Marco Bartolini. Qui Bigi non nasconde neppure la parte emotiva. «Marco ha fatto cinque anni fantastici. Siamo cresciuti insieme, partendo dalla Serie B. Non ci siamo separati perché avesse fatto male, tutt’altro. Però dopo cinque anni abbiamo pensato che servissero stimoli nuovi».

Non è stata una rottura. Tanto che alla presentazione della squadra la società ha voluto consegnargli una targa. Altotevere ha poi scelto di non andare lontano. Mirko Moraldi e Davide Marra erano già dentro l’ambiente, conoscono i giocatori, conoscono la società e sanno perfettamente cosa significa stare in quella palestra.

«Abbiamo pensato che meritassero questa possibilità. Hanno caratteristiche diverse da Marco. Poi sarà il campo a dirci se abbiamo scelto bene».

Anche dentro il sestetto ci saranno cambiamenti che pesano. Soprattutto in due ruoli: palleggiatore e libero. Gustinelli non li considera semplici avvicendamenti. Sono scelte che possono cambiare il modo di giocare della squadra.

Per il nuovo regista si è cercato un profilo con caratteristiche differenti, ma soprattutto un uomo giusto per il gruppo. Sul libero la scelta è caduta su Vittorio Brocatelli, classe 2005 ma già alla terza stagione da titolare in Serie A3.

«Sono due scelte importanti, dalle quali dipenderà anche una parte delle sorti della squadra», ammette il direttore sportivo.

E poi c’è Matteo Alpini. Su di lui Gustinelli si espone parecchio. «Per me è uno dei migliori tre giocatori dell’intero campionato. L’anno scorso ha sorpreso, quest’anno sarà quello che gli avversari aspetteranno. Sarà più marcato, più studiato. Ma è proprio lì che si vede chi è forte davvero».

Nel frattempo continua a crescere anche il rapporto con Arezzo. La collaborazione sta diventando sempre più stretta, quasi un gemellaggio, con l’obiettivo di allargare il bacino dei giovani e creare un ponte tecnico e commerciale fra Altotevere e territorio aretino.

Poi viene il campionato. E lì i discorsi finiscono.

Gustinelli mette Altotevere nello stesso gruppo di Cantù, Acqui Terme, Sarroch e Mantova. Cinque squadre che, guardando i roster, sembrano avere qualcosa in più. Poi arriverà sicuramente qualche sorpresa.

«Noi siamo una squadra equilibrata. Dovremo trovare il gioco in fretta, soprattutto perché cambiare palleggiatore significa costruire nuove intese. Ma penso che ce la giocheremo con quelle squadre».

Il calendario, tanto per gradire, ha deciso di mettere subito alla prova il nuovo Altotevere: Acqui Terme, Cantù e Sarroch nelle prime tre. Praticamente tre esami appena entrati in classe.

A San Giustino avrebbero probabilmente preferito partire un po’ più piano. Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia. Quelle tre squadre, vedendo il mercato fatto dall’ErmGroup, probabilmente non avranno fatto salti di gioia.

Ed è forse questo il segnale più interessante. Altotevere oggi non è più soltanto una buona società che prova a stare nelle parti alte. È diventata una squadra che gli altri guardano, studiano e mettono fra quelle da battere.

Bigi e Gustinelli preferiscono restare con i piedi per terra. Niente proclami e niente promozioni annunciate in anticipo. Ma dopo due semifinali, una società sempre più strutturata e un mercato del genere, anche fingere di non avere ambizioni sarebbe poco credibile.

Quest’anno Altotevere vuole vedere fin dove può arrivare. E stavolta il soffitto sembra un po’ più alto.

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