La giovane palleggiatrice della formazione femminile ospite di “Time Out”: «Arrivo da esperienze importanti, anche a contatto con la Serie A1. A Città di Castello c’è l’ambiente giusto per lavorare e migliorare»
CITTÀ DI CASTELLO – Diciannove anni, tanta pallavolo già alle spalle e soprattutto la voglia di continuare a crescere. Beatrice Cicciula, nuova palleggiatrice della Pallavolo Città di Castello femminile, è stata ospite di Time Out per raccontare il suo percorso, l’arrivo in Altotevere e le aspettative per una stagione che rappresenta un passaggio importante nella sua giovane carriera.
Originaria della Brianza, Cicciula ha già conosciuto ambienti pallavolistici di livello, passando attraverso realtà come Cabiate, Albese, Cuneo e Bellusco. Esperienze che le hanno permesso di confrontarsi con campionati impegnativi e anche di respirare, seppure da giovanissima, l’atmosfera della Serie A1.
A Città di Castello arriva per prendere parte a un progetto ambizioso, ma con un approccio molto concreto: lavorare, migliorare e aiutare la squadra a conquistare sul campo gli obiettivi fissati dalla società.
Beatrice, partiamo dall’inizio. Come nasce la tua passione per la pallavolo?
«Ho iniziato molto giovane e praticamente da allora la pallavolo è diventata una parte importante della mia vita. Ho avuto la possibilità di fare esperienze in società diverse, ognuna delle quali mi ha lasciato qualcosa. Sono stati anni fondamentali perché mi hanno permesso di crescere sia tecnicamente sia dal punto di vista personale».
Nel tuo percorso ci sono già realtà importanti. Che tipo di esperienza hai maturato?
«Ho giocato a Cabiate, poi ad Albese, Cuneo e Bellusco. Sono state esperienze differenti tra loro, ma tutte molto formative. In particolare ho avuto modo di confrontarmi con ambienti nei quali la pallavolo viene vissuta ad alto livello e questo, soprattutto quando sei giovane, ti aiuta tantissimo a capire cosa significa allenarsi con continuità e con determinati standard».
A Cuneo hai avuto modo anche di vivere da vicino la Serie A1. Quanto conta un’esperienza del genere?
«Conta molto. Anche soltanto potersi allenare o stare all’interno di un contesto di Serie A1 ti permette di osservare giocatrici di altissimo livello, capire come lavorano, come preparano una partita e come affrontano ogni singolo allenamento. Sono cose che rimangono e che cerchi poi di portarti dietro».
Perché hai scelto Città di Castello?
«Mi ha convinto il progetto. Ho percepito subito una società con idee chiare e con la volontà di costruire qualcosa di importante. Per una ragazza giovane credo sia fondamentale trovare un ambiente nel quale ci sia la possibilità di lavorare seriamente ma anche di avere spazio per crescere».
Come sono state le prime settimane in Altotevere?
«Molto positive. Sono stata accolta bene sia dalla squadra sia dalla società e questo aiuta molto quando arrivi da lontano. Quando cambi città e ambiente devi inevitabilmente adattarti, ma qui ho trovato persone disponibili e un gruppo nel quale è stato facile inserirsi».
Tu giochi come palleggiatrice, un ruolo molto particolare. Cosa ti piace di più?
«Mi piace il fatto di essere sempre dentro il gioco. Il palleggiatore deve leggere le situazioni, capire come distribuire il gioco e cercare di mettere ogni compagna nelle condizioni migliori. È un ruolo che richiede tanta responsabilità, ma proprio per questo mi piace».
Hai avuto un modello di riferimento?
«Sicuramente Eleonora Lo Bianco. Per una palleggiatrice italiana è difficile non guardare a quello che ha fatto lei. È stata una giocatrice straordinaria per tecnica, visione di gioco e capacità di guidare la squadra».
Questa stagione vi vedrà impegnate in un campionato tutt’altro che semplice. Che idea ti sei fatta?
«Il livello sarà alto. Ci sono squadre organizzate e piazze importanti, soprattutto nel girone toscano. Ci saranno avversarie come Empoli e Prato e sappiamo che ogni partita dovrà essere affrontata con grande attenzione. Non credo ci saranno molte gare semplici».
Quale deve essere allora l’obiettivo della Pallavolo Città di Castello?
«Il primo obiettivo deve essere mantenere la categoria e costruire qualcosa di solido. Poi chiaramente ogni squadra scende in campo per provare a fare il massimo possibile. Dobbiamo pensare partita dopo partita, crescere insieme e capire dove potremo arrivare».
Quanto sarà importante il gruppo?
«Tantissimo. In un campionato lungo ci saranno inevitabilmente momenti positivi e momenti più complicati. Avere un gruppo unito può fare la differenza. Da questo punto di vista le sensazioni iniziali sono molto buone».
Per te, invece, quale può essere l’obiettivo personale?
«Voglio crescere il più possibile. Sono giovane e so di avere ancora molto da imparare. Voglio migliorare tecnicamente, acquisire esperienza e riuscire a dare il mio contributo alla squadra ogni volta che verrò chiamata in causa».
Se dovessi descrivere questa nuova avventura con poche parole?
«Direi entusiasmo, crescita e voglia di lavorare. Sono arrivata a Città di Castello con grande motivazione e spero che possa essere una stagione importante sia per me sia per tutta la squadra».



