Il consigliere comunale di San Giustino nel cuore ospite di “In Primo Piano”: «Bene cultura e partecipazione, ma ora servono fatti. Preoccupano medici di base, viabilità, imprese e gestione dei rifiuti»
SAN GIUSTINO – Due anni e mezzo di amministrazione sono abbastanza per iniziare a guardare indietro, fare un primo bilancio e soprattutto capire quanto delle promesse fatte all’inizio della legislatura sia già diventato realtà e quanto, invece, resti ancora da concretizzare. È partito da qui il confronto con Giacomo Buitoni, consigliere comunale di minoranza di San Giustino nel cuore, ospite della trasmissione In Primo Piano.
Un’intervista lunga e molto concreta, nella quale sono stati affrontati alcuni dei temi che in questo momento pesano di più sul dibattito politico e amministrativo sangiustinese: dalla sanità di prossimità alla carenza dei medici di base, dal piano regolatore allo sviluppo economico, passando per la ZES, la situazione delle strade, il decoro urbano e il costo della gestione dei rifiuti.
Buitoni non ha scelto una linea di opposizione pregiudiziale. Ha riconosciuto all’amministrazione comunale attenzione verso la cultura, le manifestazioni e la partecipazione dei cittadini, ma allo stesso tempo ha posto l’accento sulla necessità, a suo giudizio, di accelerare sulle questioni più concrete. Quelle che incidono direttamente sulla vita quotidiana delle famiglie, degli anziani, delle imprese e di chi ogni giorno vive e lavora nel territorio comunale.
Tra tutte, una resta la questione che rischia di diventare il vero banco di prova della seconda parte della legislatura: il piano regolatore. Un tema che a San Giustino si trascina da anni e che, secondo Buitoni, non può essere rinviato ancora a lungo, soprattutto in una fase nella quale il territorio deve cercare di difendere la propria capacità produttiva e attrarre nuovi investimenti.
Buitoni, siamo ormai a metà mandato. Che giudizio dà di questi primi due anni e mezzo?
«Per me è stata anche un’esperienza di apprendimento, perché non avevo mai avuto ruoli di questo tipo. Se devo partire dalle cose positive, riconosco che l’amministrazione tiene molto alla cultura, alle manifestazioni e alla partecipazione dei cittadini. Questo si vede e credo sia apprezzato.
Dall’altra parte, però, sulle questioni più concrete vedo maggiore difficoltà. Penso alla biblioteca, penso alle strade, alla manutenzione. La socialità è importante, ma poi il cittadino ha bisogno anche di risposte molto terra-terra».
Uno dei problemi che torna continuamente è quello della sanità di prossimità. Qual è la situazione che percepisce oggi?
«Il problema c’è ed è evidente soprattutto sui medici di base. Aumentare il numero degli assistiti può tamponare la situazione sulla carta, ma nella pratica significa mettere ancora più pressione su professionisti che sono già sovraccarichi.
Lo dico anche da utente: se una persona anziana deve aspettare ore per riuscire ad avere una risposta, vuol dire che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe.
Detto questo, voglio essere chiarissimo: gli operatori del Centro per la Salute di San Giustino fanno un lavoro encomiabile. Ho avuto modo di verificarlo personalmente e posso soltanto ringraziarli. Il problema è che devono essere messi nelle condizioni di lavorare meglio».
Poi c’è il piano regolatore. Da anni viene indicato come uno dei grandi obiettivi di San Giustino. Stavolta si farà?
«Io credo che ormai siamo in ritardo. Non lo dico per fare polemica, ma perché questo piano regolatore viene aspettato da diverse consigliature.
Sono stati aperti tavoli, coinvolta l’Università, ascoltati cittadini e categorie. Tutte cose positive. Però, alla fine, bisogna arrivare a un risultato.
A me sembra che si sia parlato molto e concretizzato ancora poco. E questo mi preoccupa».
Perché lo considera così importante?
«Perché il piano regolatore non riguarda soltanto l’urbanistica. Significa dare certezze a chi vuole investire, sapere cosa si può fare e dove si può fare.
San Giustino ha sempre avuto una forte vocazione produttiva. Se vogliamo mantenere imprese sul territorio o attrarne di nuove, bisogna creare condizioni chiare e certe.
Negli ultimi anni abbiamo visto anche realtà storiche ridimensionarsi o spostarsi. È qualcosa che deve far riflettere».
Altro tema economico è quello della ZES. San Giustino rischia di rimanerne fuori?
«Per quanto ne so, al momento San Giustino non rientra direttamente nei parametri previsti, ma credo sia giusto fare tutto ciò che è possibile per cercare di entrarci.
È una grande opportunità, soprattutto in un momento economico difficile.
Un territorio deve provare ad essere competitivo. Se un’azienda deve scegliere dove investire, noi dobbiamo fare in modo che San Giustino abbia degli strumenti in più e non in meno».
Tra le questioni più segnalate dai cittadini ci sono poi le strade.
«Questo è un problema che abbiamo sollevato più volte, sia noi sia l’altro gruppo di minoranza.
Interrogazioni, segnalazioni e proposte ne sono state fatte. Le risposte arrivano, spesso ci viene detto che si interverrà, ma poi in alcuni casi i problemi rimangono.
Ci sono punti che, soprattutto con il maltempo, diventano davvero delicati. Penso ai sottopassi, al deflusso delle acque e a zone dove ormai sappiamo che ogni temporale può creare problemi».
Lei ha citato più volte anche Largo Crociani e l’area del palazzetto.
«Sì, perché sono situazioni visibili a tutti.
Arrivare a San Giustino, passare vicino a Castello Bufalini, che è uno dei nostri monumenti più belli, e trovare una strada in quelle condizioni non è un bel biglietto da visita.
Faccio parte anche di un’associazione che aiuta a tenere aperto il castello. Quando arrivano visitatori da fuori, fanno i complimenti per il monumento e poi chiedono perché le strade siano così malmesse, sinceramente dispiace.
Il decoro era uno dei temi della campagna elettorale e credo che su questo serva più attenzione».
Chiudiamo con i rifiuti. Per cittadini e imprese i costi stanno diventando sempre più pesanti.
«Il punto principale è la certezza. Un imprenditore deve sapere in anticipo quanto dovrà spendere.
San Giustino è un Comune virtuoso sulla raccolta differenziata, questo va riconosciuto. Però dobbiamo anche chiederci se l’intero sistema possa essere migliorato.
Io, personalmente, sono favorevole a discutere seriamente anche del tema dei termovalorizzatori di ultima generazione. Senza ideologia.
Il problema dei rifiuti esiste: differenziare è fondamentale, ma ciò che resta da qualche parte deve andare. Credo che sarebbe utile andare a vedere gli impianti moderni che già funzionano in altre città e poi discutere sulla base dei fatti».



