Dopo la scelta di Secondi si apre il confronto verso il 2027. Le disponibilità non mancano, ma prima ancora dei nomi resta da capire quale progetto possa tenere insieme esperienze che negli ultimi anni si sono spesso trovate su fronti opposti.
Sarebbe probabilmente troppo semplice ridurre tutto a una questione di nomi, alleanze o poltrone. La fase aperta dalla decisione di Luca Secondi di non ricandidarsi sembra molto più complicata.
Il Pd tifernate ha detto chiaramente di voler aprire il confronto a tutte le forze politiche, civiche e progressiste che si riconoscono nel centrosinistra, indicando allo stesso tempo nelle competenze e nelle esperienze maturate durante questa consiliatura una base dalla quale ripartire.
Ed è forse proprio qui che comincia la parte più interessante.
Perché allargare il campo si può. Bisognerà capire su cosa.
Negli ultimi cinque anni le differenze fra alcune delle realtà che oggi potrebbero ritrovarsi nello stesso perimetro non sono state soltanto sfumature. Marco Mearelli arriva da una storia socialista e ha poi intrapreso un percorso diverso. Dall’altra parte rimane un’area nella quale Luciano Bacchetta continua inevitabilmente a rappresentare un riferimento politico. Pensare che queste esperienze possano tornare a dialogare è legittimo. Ma sarà interessante capire attraverso quale sintesi.
Lo stesso vale per Luciana Bassini e per quell’area civica che nel 2021 costruì una proposta alternativa a quella che avrebbe poi portato Secondi alla guida della città. Castello Cambia, durante questa consiliatura, ha espresso più volte posizioni fortemente critiche nei confronti dell’amministrazione.
Nulla impedisce che la politica cambi, che si ricompongano rapporti o che si trovi un terreno nuovo. Ma quel terreno, prima o poi, dovrà essere indicato.
Sogepu, Polisport, partecipate, servizi pubblici, modello di gestione della macchina comunale. Se domani queste esperienze dovessero trovarsi nello stesso progetto, quale sarebbe la linea? Quella dell’amministrazione dalla quale il Pd dice di voler ripartire oppure una diversa, capace di raccogliere anche quelle richieste di discontinuità arrivate proprio da chi in questi anni sedeva dall’altra parte?
Un nome capace di fare sintesi potrebbe certamente aiutare. Giuseppe Bernicchi, Gaetano Zucchini o qualsiasi altra figura dovesse emergere potrebbero cambiare equilibri oggi ancora difficili da decifrare. Ma un nome, da solo, difficilmente può sostituire un progetto.
E poi c’è Michele Ceccagnoli.
È a lui che l’Unione comunale del Pd ha affidato all’unanimità il compito di aprire le interlocuzioni e convocare il tavolo del centrosinistra. Ed è stato lo stesso Ceccagnoli, nei mesi scorsi, a indicare il Partito Democratico come la forza chiamata a guidare la costruzione del progetto verso il 2027.
Da questo momento, inevitabilmente, una parte importante della partita passa dalle sue mani.
Non tanto per scegliere un candidato, quanto per capire se sarà possibile far sedere allo stesso tavolo mondi che fino a ieri si sono guardati da prospettive molto diverse. Socialisti, civici, Castello Cambia, esperienze che hanno sostenuto l’amministrazione e altre che l’hanno contestata. E soprattutto trasformare quel tavolo in qualcosa di più di una somma di sigle.
Ceccagnoli, a giugno, proprio sulla vicenda Sogepu aveva richiamato il partito alla necessità di costruire le scelte attraverso il confronto e di riportare le discussioni dentro i luoghi politici. Adesso quel metodo dovrà misurarsi con una partita molto più grande.
Perché tenere insieme il Pd è una cosa. Costruire una sintesi fra mondi che hanno idee diverse su alcuni dei nodi centrali della città sarà un’altra.
E sarà forse proprio questa la cartina di tornasole della nuova segreteria: non quanti riuscirà a portare intorno a un tavolo, ma cosa riuscirà a far uscire da quel tavolo.
Poi esiste un altro livello, meno visibile.
Quanto conteranno, quando arriverà il momento delle scelte vere, personalità che conoscono profondamente la storia politica tifernate e regionale come Franco Ciliberti, Fernanda Cecchini, Walter Verini e Anna Ascani? Ascani, Verini e Ciliberti hanno già partecipato nei mesi scorsi al confronto interno del Pd tifernate sul percorso verso il 2027.
E quanto peserà, magari sotto traccia, quello che accadde alle regionali del 2024?
In quella occasione il Pd si trovò con più candidature importanti provenienti dallo stesso territorio. Michele Bettarelli non riuscì a rientrare in Consiglio regionale mentre Letizia Michelini conquistò il seggio e Paolo Fratini raccolse a sua volta un numero significativo di preferenze. Non sarebbe corretto attribuire a quella dinamica, da sola, la mancata rielezione di Bettarelli. Ma è difficile pensare che quella stagione non abbia lasciato riflessioni dentro il partito.
E allora una domanda viene quasi naturale: quanto conteranno gli equilibri di allora quando si dovrà decidere il percorso del 2027?
Chi farà un passo avanti? Chi sarà disponibile eventualmente a farne uno di lato? E soprattutto chi avrà l’ultima parola quando dal confronto generale si passerà a programma, alleanze e candidato?
Sul fondo resta anche il rapporto con il Pd regionale. Ad oggi non esistono elementi pubblici per parlare di fratture. Ma sarà interessante capire quanto il percorso costruito a Città di Castello sarà sovrapponibile a quello immaginato dal partito umbro e quanto invece avrà caratteristiche esclusivamente tifernati.
Per Ceccagnoli, quindi, il compito affidato dal suo partito è tutt’altro che formale.
Aprire una porta è relativamente semplice. Tenerla aperta mentre entrano persone che fino a ieri stavano su fronti diversi, trovare un punto comune e trasformarlo in una proposta credibile per la città sarà la parte vera del lavoro.
Perché alla fine mettere insieme i pezzi è possibile.
Il problema è capire se, una volta messi sul tavolo, comporranno davvero lo stesso disegno.



