Moda, sostenibilità e intelligenza artificiale: in Toscana nasce la rete tra scuole e imprese

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Ad Arezzo l’evento conclusivo italiano del progetto Erasmus+ SEiSC. L’USR Toscana annuncia una rete di scopo tra le 18 scuole della regione impegnate nella filiera della moda

La scuola che incontra le imprese, la formazione che prova a stare al passo con l’innovazione e un settore, quello della moda, chiamato a cambiare profondamente nei prossimi anni. È questo il punto di partenza emerso ad Arezzo durante l’evento conclusivo italiano di SEiSC – Sustainable Entrepreneurship in Smart Clothing, il progetto Erasmus+ dedicato a sostenibilità, imprenditorialità e nuove competenze nella filiera della moda.

A chiudere i lavori, giovedì 8 ottobre al Convitto Nazionale “Vittorio Emanuele II”, è stato il direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana Luciano Tagliaferri, che ha annunciato la volontà di mettere in rete le 18 scuole toscane che lavorano sui temi della moda, della sostenibilità e dell’imprenditorialità.

L’idea è costruire una vera e propria rete di scopo, capace successivamente di dialogare in maniera più strutturata con associazioni di categoria, ITS Academy e imprese.

«Le scuole diventano un vivaio vero e proprio, per far crescere il nostro Made in Italy», ha spiegato Tagliaferri, indicando come riferimento anche il lavoro già avviato con la filiera formativa 4+2.

Il messaggio lanciato dal direttore generale era stato chiaro fin dall’apertura dell’incontro: «Quando c’è un evento, poi deve succedere qualcosa». E l’obiettivo indicato ad Arezzo è proprio quello di trasformare il confronto in un percorso destinato a lasciare qualcosa di concreto sul territorio.

La scuola davanti alla sfida dell’intelligenza artificiale

Uno dei temi centrali della giornata è stato il rapporto tra scuola, tecnologia e nuove competenze.

Mario Giampaolo, professore associato all’Università di Siena, ha presentato una ricerca realizzata nell’ambito del progetto europeo DigiSET, condotta su 229 docenti italiani. Dallo studio emerge una forte attenzione degli insegnanti verso la sostenibilità, ma anche la difficoltà nel trovare esempi pratici per portare questi temi nella didattica attraverso la tecnologia.

A generare maggiore diffidenza è soprattutto l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei processi di valutazione, mentre la mancanza di tempo rappresenta uno dei principali ostacoli alla formazione degli insegnanti.

Roberto Curtolo, dirigente dell’USR Toscana, ha posto una domanda ancora più ampia: quanto è sostenibile la scuola stessa di fronte alle trasformazioni in corso?

«Prima di chiederci quanto sia potente lo strumento, chiediamoci quale attività cognitiva rimanga alla persona», ha sottolineato, richiamando anche la necessità che i progetti finanziati producano risultati destinati a rimanere nel tempo.

Sul percorso 4+2, Francesca Storai di INDIRE ha sintetizzato la sfida con una frase particolarmente netta: «O si cambia tutto o non si cambia niente».

Le imprese chiedono competenze nuove

Dal mondo produttivo è arrivata la richiesta di una formazione sempre più concreta.

Antonella Vitiello, General Manager di ITS MITA Academy, ha parlato di una sostenibilità che deve trasformarsi da racconto a capacità operativa. Le nuove regole europee su ecodesign, responsabilità del produttore, prodotti invenduti e passaporto digitale stanno infatti modificando il modo stesso di progettare e produrre.

«La circolarità non comincia dal cassonetto, ma comincia dal progetto», ha spiegato.

Anche il settore del lusso si trova davanti a una sfida importante. Cristina Bocali, Global Learning Director di Gucci, ha ricordato che secondo le ricerche il comparto italiano avrà bisogno di circa 75mila artigiani entro il 2035.

«E sostanzialmente non siamo pronti», ha sottolineato Bocali, annunciando che proprio la sostenibilità sarà al centro della prima lezione che Gucci metterà a disposizione delle scuole attraverso l’Accademia per le Eccellenze.

Il rapporto tra scuola e imprese deve quindi diventare più diretto. Lo ha evidenziato anche Paolo Pernici, presidente di CNA Federmoda Toscana: «Vorrei avere contatti con scuole e con studenti che mi portino quello che non conosco, perché quello che conosco ce l’ho già».

Per Giovanni Basagni, in rappresentanza di Confindustria Toscana Sud, il comparto della moda nell’area aretina conta circa 750 aziende e 7.500 addetti. Da qui l’invito alle associazioni di categoria a presentarsi in maniera più unita davanti al mondo della scuola.

Dalla teoria alla pratica

SEiSC ha mostrato anche alcuni strumenti concreti che possono entrare nelle aule.

I docenti dell’Istituto Cellini-Tornabuoni di Firenze, formati anche attraverso un’esperienza a Helsinki insieme ai colleghi europei, hanno sperimentato Agora Lake, la piattaforma di simulazione sviluppata dal centro di ricerca aretino OpenCom.

Gli studenti lavorano in gruppo su scenari complessi, come quello di un grande evento sportivo sostenibile, prendendo decisioni e confrontandosi con le conseguenze delle proprie scelte. Il percorso può adattarsi agli errori dei diversi gruppi.

L’intelligenza artificiale viene utilizzata nella costruzione degli scenari, mentre la guida dell’esperienza didattica rimane affidata al docente.

Gli studenti del Cellini-Tornabuoni si sono anche aggiudicati il contest video del progetto, presentando un’idea legata all’abbigliamento intelligente.

Erina Guraziu, presidente di OpenCom, ha annunciato che da novembre le scuole potranno utilizzare gratuitamente la piattaforma, insieme alla guida per gli insegnanti e al corso online sviluppato dal progetto.

«Qui stiamo parlando di Erasmus, di fondi pubblici, quindi deve rimanere qualcosa che duri», ha sottolineato Guraziu.

Da Arezzo un punto di partenza

SEiSC è coordinato dall’ente finlandese di formazione professionale Lounais-Hämeen koulutuskuntayhtymä e riunisce nove partner di sei Paesi. Il progetto si concluderà il 31 ottobre.

Per l’USR Toscana, però, la conclusione del progetto europeo può rappresentare l’inizio di un percorso nuovo.

«Oggi da Arezzo parte un seme che può davvero svilupparsi in Toscana e adeguare la scuola alle esigenze reali della nostra imprenditorialità», ha concluso Tagliaferri.

L’obiettivo è quindi trasformare il confronto avviato ad Arezzo in una collaborazione stabile tra scuola, formazione e sistema produttivo, per preparare giovani capaci di affrontare una filiera della moda che nei prossimi anni dovrà fare i conti contemporaneamente con sostenibilità, nuove tecnologie e intelligenza artificiale.

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