Il sindaco di Citerna contro la riorganizzazione dell’Usl Umbria 1: «Nessuno ha sentito i Comuni». E annuncia una mobilitazione
Una ricetta da rinnovare, un esame da prenotare, una terapia da sistemare prima del fine settimana. Fino a oggi, per molti, il sabato mattina c’era l’ambulatorio dell’Aft. Dal primo novembre non sarà più così: l’Usl Umbria 1 ha deciso di sospendere le attività programmate delle Aggregazioni funzionali territoriali il sabato e nei giorni prefestivi.
Enea Paladino, sindaco di Citerna, l’ha presa male. E lo dice senza giri di parole: è una scelta che contesta «con fermezza».
Il punto, per lui, sono i numeri. Tra Citerna e San Giustino mancano sei medici di famiglia. A Città di Castello undici, a Umbertide quattro. «In una situazione così – spiega – ridurre le aperture vuol dire restringere ancora l’accesso ai servizi. Proprio quando servirebbe il contrario».
Poi c’è il metodo. Paladino non è stato consultato, e nemmeno gli altri sindaci. «Siamo il primo punto di riferimento delle persone – dice –. Non è accettabile che decisioni così pesanti vengano prese senza un confronto. Poi tocca a noi spiegare ai cittadini cosa succede».
Il discorso si allarga alle liste d’attesa. Il sindaco ricorda che, secondo Agenas, negli ultimi due anni l’Umbria è scesa al penultimo posto in Italia. E quando il pubblico non risponde, c’è chi rinuncia a curarsi e chi va dal privato. Chi può permetterselo, almeno.
Nel mirino finisce anche la Regione, accusata di aver prima alzato le tasse e ora di tagliare i servizi.
Paladino, però, non si ferma alla protesta. Con gli altri Comuni coinvolti chiederà a Regione e Usl di tornare sui propri passi. E annuncia una mobilitazione per convincere la presidente Proietti a fare marcia indietro. «A pagare – avverte – sarebbero soprattutto gli anziani, le persone fragili e le famiglie che hanno più bisogno di un medico vicino».



