Un aretino al primo raduno nazionale dei giovani dei partiti

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Ceglie Messapica, provincia di Brindisi, poco più di settecento chilometri da Arezzo. È lì che Alberto Cruciani ha passato lo scorso fine settimana, dentro il primo raduno nazionale dei giovani di tutte le forze politiche italiane. Membro della segreteria provinciale di Azione, era l’unico aretino in una sala che ne contava oltre centoventi, arrivati da ogni regione.

L’appuntamento è stato organizzato da Affaritaliani.it all’interno della kermesse “La Piazza – Il bene comune”. Tre giorni di dibattiti, con ministri, giornalisti e dirigenti di partito che si sono alternati sul palco. Da Angelo Bonelli a Roberto Vannacci: uno spettro politico piuttosto largo, che raramente si trova nello stesso posto.

La delegazione Under30 di Azione è arrivata con una proposta in tasca, rivolta a tutte le altre organizzazioni giovanili. L’idea è semplice nella forma e complicata nella pratica: mettere insieme i giovani dei diversi partiti in un percorso di confronto, per capire su quali punti si possa lavorare insieme. Non un cartello elettorale, ma un tavolo. Ognuno resta dove sta, ma si prova a individuare le proposte che reggono al di là degli schieramenti.

Dal confronto è uscito un tema che ha attraversato quasi tutti gli interventi: il cambio d’epoca legato alla tecnologia, e l’impatto che ha sulla vita quotidiana delle persone. Sui più giovani in particolare.

Cruciani ha portato in quella discussione il punto di vista del territorio aretino e toscano. «Di fronte alla complessità che stiamo vivendo, più che lo scontro e l’odio a prescindere, servono responsabilità, senso della realtà e proposte che non abbiano la durata di un tweet», ha dichiarato al termine dei lavori.

E ancora: «È stata un’occasione preziosa di confronto con coetanei impegnati in forze politiche diverse, ma accomunati dalla stessa volontà di mettersi in gioco per il proprio territorio e per il Paese. Spero che la generazione dei politici di oggi arrivi a segnare una svolta, perché per affrontare i grandi problemi del nostro tempo non servono slogan ma risposte che entrino nel merito delle cose».

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