Pieve Santo Stefano celebra la Madonna dei Lumi: tre giorni tra fede, tradizione e festa

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Dal 6 all’8 settembre processione, messe, Palio dei Lumi, luminare rionali e spettacolo pirotecnico per uno degli appuntamenti più sentiti del paese

Pieve Santo Stefano si prepara ai tradizionali festeggiamenti in onore della Madonna dei Lumi, in programma da domenica 6 a martedì 8 settembre, con un calendario che unisce celebrazioni religiose, tradizioni popolari e momenti di festa.

Si comincia domenica 6 settembre alle 9 con la partenza da piazza Collegiata della tradizionale camminata verso la Croce del Poggio di Stantino, organizzata dalla Pro Loco. Alle 11 è prevista la Santa Messa alla Croce del Poggio di Stantino, dedicata alle comunità unite di Pieve Santo Stefano e Caprese Michelangelo e celebrata da don Carlos Ardila.

Il cuore delle celebrazioni sarà lunedì 7 settembre. Dalle 17 alle 18.30 saranno possibili le confessioni al Santuario, mentre al tramonto si accenderanno le illuminazioni rionali. Alle 21 partirà la processione mariana con i flambeaux dal Tempietto del Colledestro fino al Santuario della Madonna dei Lumi.

Durante il passaggio della processione lungo la via Cammini di San Francesco saranno accesi i tradizionali fuochi sul Tevere. Alle 21.30 seguirà la Santa Messa al Santuario, celebrata dai Frati Minori del Sacro Monte della Verna, nell’Ottavo Centenario del transito di San Francesco, alla presenza delle autorità civili, militari e associative e della Filarmonica Ermanno Brazzini.

La giornata conclusiva sarà martedì 8 settembre. Alle 11 e alle 18 sono previste le Sante Messe al Santuario. Alle 15.30 si disputerà la finale della 48ª edizione del Palio dei Lumi dell’era moderna del calcio in costume, con successiva consegna del Palio al rione vincitore in piazza Pellegrini.

Alle 17.45 è prevista la benedizione dei bambini al Santuario, mentre al tramonto torneranno ad accendersi le luminarie rionali.

La serata si chiuderà con la tombola in piazza alle 23, organizzata dai Donatori di Sangue Fratres, e a mezzanotte con il grande spettacolo pirotecnico nella zona nord del paese.

Un appuntamento che continua a rappresentare uno dei momenti più identitari e partecipati per la comunità di Pieve Santo Stefano, tra devozione, storia e tradizioni popolari.

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Città di Castello, nasce il museo del tartufo: 200 pezzi per raccontare la storia dei “cavatori”

Saverio Bianconi, 72 anni, ha raccolto vanghini, bilance, libri antichi e curiosità legate alla cerca. Alcuni reperti saranno esposti al Salone Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato CITTÀ DI CASTELLO – C'è il primo vanghino con cui ha iniziato a cercare tartufi, quando ancora la ricerca si poteva fare anche con il maiale. Ci sono vecchie bilance, bisacce, attrezzi ormai introvabili, libri ingialliti e persino oggetti recuperati casualmente nei boschi. Tutto raccolto in una stanza che, con il tempo, è diventata qualcosa di più di una semplice collezione privata: un piccolo museo dedicato al mondo del tartufo e alla storia dei suoi cavatori. A metterlo insieme è stato Saverio Bianconi, 72 anni, una vita legata al prezioso tubero e alla cultura della cerca. A Città di Castello, territorio dove la tradizione del tartufo è profondamente radicata, Bianconi ha trasformato una passione in uno spazio capace di raccontare un mestiere, le sue tecniche e soprattutto le tante storie che gli ruotano attorno. Sono oltre 200 i pezzi raccolti nella sala della sua residenza e del laboratorio. Un percorso didattico nel quale trovano posto le diverse varietà di tartufo, le informazioni sui territori di crescita e gli strumenti utilizzati dai cavatori nel corso degli anni. Il museo è nato quasi per caso. Tutto è partito dal ritrovamento di una pagina dedicata al tartufo all'interno di un erbario cinquecentesco del Mattioli. Da quel momento l'idea ha iniziato a prendere forma e quella che era una piccola stanza dell'azienda si è progressivamente riempita di oggetti, testi e testimonianze. «C'è il mio primo vanghino – racconta Bianconi con orgoglio – quando ho iniziato e la ricerca si poteva fare sia con il cane che con il maiale». Tra gli oggetti più curiosi c'è anche quella che Bianconi considera una vera e propria affettatrice da primato, acquistata anni fa in un mercatino a Sansepolcro. E poi i ritrovamenti più insoliti: un tartufo cresciuto dentro una chiocciolina, un altro sviluppatosi all'interno di un ramo secco e persino un paio di occhialini riemersi dal terreno durante uno scavo nella zona di Lama, dove nel 1944 era precipitato un aereo tedesco. Non mancano i documenti. Tra i testi custoditi nella collezione c'è anche la prima monografia sul tartufo di Vittadini. Pagine che raccontano quanto sia lunga la storia del rapporto tra l'uomo e questo particolare frutto del bosco. Il piccolo museo nasce quindi anche con l'idea di conservare una memoria che rischierebbe altrimenti di andare perduta. La “cerca e cavatura del tartufo” è diventata patrimonio culturale immateriale dell'umanità dell'Unesco e rappresenta ancora oggi, nell'Alto Tevere, una tradizione vissuta da centinaia di persone. «Ora che sono in pensione, mi dichiaro un pensionato del tartufo – dice Bianconi – e sto riguardando quello che è dentro questo ambiente. Ogni giorno riaffiorano ricordi indelebili legati a questo mondo». Una parte di questa raccolta uscirà ora dalla stanza che l'ha custodita per anni. Alcuni dei pezzi saranno infatti protagonisti della 46ª edizione del Salone Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato, in programma a Città di Castello il 31 ottobre e 1° novembre, 7-8 novembre e 14-15 novembre. L'inaugurazione è prevista sabato 31 ottobre alle 16.30, con la presenza del sindaco di Alba Alberto Gatto. Un incontro pensato anche per rafforzare il rapporto tra l'Alta Valle del Tevere e il Piemonte, due territori accomunati dalla cultura della...

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