La rinuncia del sindaco apre definitivamente la partita per il 2027. Ma per il centrosinistra il problema non è soltanto trovare un candidato: prima vengono Sogepu, Polisport, Belladanza, i rapporti con il PSI e il possibile allargamento a Castello Cambia. Il centrodestra, intanto, parte da una situazione decisamente più ordinata.
La decisione di Luca Secondi di non rendersi disponibile per una nuova candidatura a sindaco di Città di Castello cambia parecchio lo scenario politico in vista del 2027.
Non soltanto perché toglie dal tavolo quello che, fino a poche ore fa, restava il nome più naturale per il centrosinistra. Cambia soprattutto perché obbliga quella parte politica a fare i conti con problemi che, finché l’ipotesi Secondi rimaneva in piedi, potevano in qualche modo essere rinviati.
Adesso non più.
Il sindaco ha spiegato che alla base della scelta ci sono ragioni personali e su questo, evidentemente, non c’è molto da aggiungere. Politicamente però la sua uscita di scena pesa, perché Secondi non era soltanto il possibile candidato per un secondo mandato. Era anche il punto attorno al quale si sarebbe potuto tentare, magari con qualche difficoltà, di rimettere insieme pezzi del centrosinistra che in questi anni hanno preso strade diverse.
Ora quella mediazione va ricostruita da capo.
E il problema, a ben vedere, non è neppure quello del nome.
O almeno non ancora.
Sinistra Italiana ha chiesto di aprire il confronto tra le forze del centrosinistra e di farlo partendo dal progetto, lasciando da parte veti, personalismi e vecchie divisioni. È un’impostazione comprensibile. Ma proprio quando si passa dal principio generale alle questioni concrete cominciano le difficoltà.
Perché il futuro campo largo, se nascerà davvero, dovrà prima o poi dire cosa pensa di Sogepu, di Polisport e soprattutto del futuro di Belladanza.
Tre temi che a Città di Castello non sono affatto marginali e sui quali le posizioni, oggi, non coincidono necessariamente.
Sogepu da anni è qualcosa di più di una partecipata comunale. Dentro quella società passano equilibri economici, ambientali e politici importanti. Ci sono gli investimenti, la gestione dei rifiuti, i rapporti societari, la parte finanziaria e, inevitabilmente, il futuro del polo di Belladanza.
Ed è proprio lì che il possibile allargamento del centrosinistra potrebbe incontrare una delle prime vere difficoltà.
Un conto è essere tutti d’accordo su parole come recupero, riciclo, economia circolare e ammodernamento degli impianti. Un altro è decidere cosa fare concretamente della discarica.
Castello Cambia, per esempio, ha già espresso una posizione piuttosto chiara: sì agli investimenti e all’ammodernamento, no ad un ampliamento che abbia come obiettivo semplicemente quello di aumentare i conferimenti.
Se domani Castello Cambia dovesse entrare stabilmente nel perimetro del centrosinistra, quella posizione andrà inevitabilmente messa sul tavolo.
E lì non basteranno formule generiche.
Qualcuno dovrà decidere.
C’è poi Polisport, altro tema che racconta bene quanto il problema non sia solo elettorale.
Sul nuovo affidamento quinquennale degli impianti sportivi alla partecipata, PD e PSI hanno votato a favore. Castello Cambia ha votato contro, insieme al centrodestra.
È un voto che oggi, alla luce della nuova situazione politica, acquista un peso diverso.
Perché se davvero si vuole costruire un campo largo, bisogna partire anche da qui: da forze che su alcune scelte amministrative importanti hanno espresso valutazioni opposte.
Non vuol dire che un accordo non si possa trovare. In politica le sintesi si fanno proprio per questo.
Ma significa che prima di parlare di candidato sarebbe forse utile capire su quali basi dovrebbe reggersi quella coalizione.
La rinuncia di Secondi potrebbe certamente facilitare un riavvicinamento con Castello Cambia.
Potrebbe.
Il condizionale resta necessario, ma è evidente che una parte delle tensioni degli ultimi anni è passata proprio dal giudizio sull’attuale amministrazione e sulla figura del sindaco.
Senza Secondi candidato, quel problema almeno in parte viene meno.
Il punto è che, mentre da una parte si potrebbe aprire uno spazio, dall’altra potrebbe complicarsi il rapporto con il Partito Socialista.
Ed è forse qui che il PD avrà il lavoro politico più delicato.
Il PSI aveva legato con chiarezza la propria disponibilità alla ricandidatura di Luca Secondi. Nello stesso tempo aveva marcato pubblicamente le distanze politiche e culturali con Castello Cambia.
Oggi Secondi non è più in campo.
Quindi lo scenario cambia completamente.
Prima si sarebbe potuto chiedere ai Socialisti di accettare un allargamento della coalizione mantenendo comunque il sindaco uscente come punto di equilibrio. Ora la questione è diversa: un nuovo candidato, un nuovo assetto della coalizione e, eventualmente, l’ingresso pieno di una forza con la quale fino ad oggi le distanze sono state piuttosto evidenti.
E qui la coperta rischia davvero di essere corta.
Se il PD prova a tirarla verso un campo largo vero, con Castello Cambia, Movimento 5 Stelle, AVS e le altre componenti progressiste, dovrà verificare fino a che punto il PSI sarà disposto a seguirlo.
Se invece proverà soprattutto a difendere l’asse tradizionale che ha amministrato la città in questi anni, allora dovrà capire quanto margine resterà per chi chiede una discontinuità più netta.
Il problema, insomma, non è mettere tutti nella stessa fotografia.
È capire se tutti possono stare dentro lo stesso progetto.
Dall’altra parte il centrodestra parte, almeno oggi, da una situazione diversa.
Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia lavorano da mesi sull’ipotesi di presentarsi unite. I punti principali del programma sarebbero già stati messi a fuoco e tra le varie componenti non emergono, almeno pubblicamente, questioni paragonabili a quelle che attraversano il centrosinistra.
Anche sul candidato le carte non sono state ancora scoperte, ma da tempo negli ambienti politici si parla di un profilo già individuato e sul quale ci sarebbe una convergenza sostanziale.
Nessuno ha particolare interesse ad accelerare i tempi.
La politica, soprattutto quando si tratta di candidature a sindaco, ha i suoi passaggi.
Ma la sensazione è che il centrodestra abbia già fatto buona parte del lavoro preliminare: coalizione, punti fondamentali del programma e, probabilmente, anche il nome.
Questo non significa automaticamente partire favoriti. Le elezioni sono un’altra cosa.
Significa però arrivare all’avvio della partita con meno problemi interni da risolvere.
Poi ci sono i civici.
E anche qui il quadro è tutto da leggere.
Umbria Civica, a livello regionale, è schierata all’opposizione insieme a Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega. Bisognerà vedere se quella collocazione avrà un seguito naturale anche a Città di Castello oppure se prevarranno logiche locali.
Non è un passaggio secondario.
Anche perché attorno alle sigle già esistenti può muoversi un’area civica più ampia, fatta di liste, personalità, esperienze amministrative e pezzi della società tifernate che potrebbero decidere soltanto più avanti dove collocarsi.
Molto dipenderà da quello che farà il PD.
Molto anche dal candidato che verrà scelto.
E probabilmente qualcosa dipenderà anche dalla capacità del centrodestra di tenere realmente insieme, fino al voto, l’unità che oggi appare raggiunta.
La scelta di Secondi, dunque, non chiude una fase. La apre.
Per il centrosinistra adesso il tema non può più essere soltanto chi mettere in campo.
Prima ci sono da chiarire alcune cose piuttosto sostanziali: il futuro delle partecipate, Belladanza, il rapporto tra PD e PSI, il possibile rientro di Castello Cambia, il ruolo del Movimento 5 Stelle e della sinistra, senza dimenticare i civici.
Poi arriverà il nome.
Il centrodestra, al contrario, sembra trovarsi qualche passaggio più avanti e dovrà soprattutto completare un percorso già avviato.
Mancano ancora diversi mesi e sarebbe sbagliato trasformare la fotografia di oggi in una previsione sul risultato elettorale.
Ma una cosa si può già dire.
La rinuncia di Luca Secondi non risolve i problemi del centrosinistra. Semmai li porta tutti allo scoperto.
E da adesso in poi sarà molto più difficile rimandare le scelte.



