Dopo la rinuncia di Luca Secondi, il gruppo coordinato da Marco Mearelli chiede discontinuità nei metodi e nelle priorità: «Programma e candidato dovranno nascere insieme»
La rinuncia di Luca Secondi alla ricandidatura apre una fase politica nuova a Città di Castello. Uniti per CdC interviene nel confronto sul futuro della coalizione, rivolgendo al sindaco un augurio per le ragioni personali che lo hanno portato alla decisione, ma chiarendo che il passo indietro non può essere considerato sufficiente per superare i problemi degli ultimi anni.
Secondo il gruppo centrista coordinato da Marco Mearelli, la città avrebbe progressivamente smarrito una parte della propria identità economica e culturale. Da una parte l’indebolimento del tessuto produttivo, senza la nascita di una nuova vocazione capace di sostituirlo; dall’altra la riduzione degli spazi di incontro e confronto che per anni hanno caratterizzato la vita cittadina.
Uniti per CdC richiama poi le difficoltà economiche, sociali e demografiche che riguardano il territorio: l’invecchiamento della popolazione, la mancanza di opportunità per i giovani e la riduzione dei redditi. Tra le priorità indicate ci sono anche la sanità, con la fuga di professionisti verso il settore privato, e la scuola, per la quale viene chiesto un progetto complessivo capace di superare l’attuale frammentazione.
«Serve una discontinuità vera, non verso le persone, ma nei metodi, nelle priorità e nel modo di governare», sostiene il movimento. Il confronto dovrà partire dai problemi della città e coinvolgere, con pari dignità, tutte le forze politiche e civiche disponibili a costruire un progetto comune.
Per Uniti per CdC, programma e candidato dovranno quindi nascere insieme. Nessun nome potrà essere considerato acquisito e nessuna forza politica dovrà imporre agli altri le proprie scelte. Una posizione che arriva dopo l’apertura del segretario del Partito Democratico a un “campo largo” composto da forze progressiste, riformiste e civiche.
Il gruppo accoglie positivamente questa disponibilità, ma mette in guardia dal rischio che l’allargamento si trasformi nella semplice estensione degli equilibri già esistenti. «Se il progetto è comune – si legge nella nota – comuni devono essere anche le regole e le responsabilità».
Mearelli torna anche sulla “questione morale”, tema sollevato in passato dallo stesso Partito Democratico locale e che, secondo Uniti per CdC, sarebbe ora scomparso dal dibattito. Il gruppo non chiede che venga utilizzato come una pregiudiziale contro qualcuno, ma che resti parte del confronto politico anche dopo il cambio di scenario.
«Un passo indietro non è, di per sé, discontinuità. La discontinuità si misura nei contenuti, nel metodo e nel coraggio di affrontare anche i nodi scomodi», conclude Uniti per CdC, che conferma la propria disponibilità al dialogo: «Non chiediamo a nessuno di rinunciare alla propria identità; chiediamo che nessuno pretenda di imporre la propria agli altri».



