Il coordinatore di Alleanza Verdi e Sinistra Alto Tevere interviene sul futuro politico della città dopo la decisione di Luca Secondi di non ricandidarsi. Nell’intervista anche Sogepu, il no al termovalorizzatore, Montedoglio e i rapporti tra Umbria e Toscana.
La decisione di Luca Secondi di non ricandidarsi a sindaco di Città di Castello cambia le carte in tavola nel centrosinistra. Viene meno un punto di riferimento attorno al quale, nel bene e nel male, si era sviluppato buona parte del confronto politico degli ultimi mesi. Adesso si apre la partita per la successione, con una domanda alla quale i partiti dovranno rispondere: riusciranno a trovare un accordo oppure si presenteranno ancora divisi?
Ne abbiamo parlato con Riccardo Nicosanti, coordinatore di Alleanza Verdi e Sinistra Alto Tevere, ospite nei nostri studi. Un’intervista nella quale siamo partiti dai problemi quotidiani di famiglie e imprese, per arrivare alle prospettive politiche di Città di Castello. Nicosanti non nasconde le difficoltà del momento, ma vede nella scelta di Secondi anche la possibilità di riaprire un dialogo tra le diverse anime del centrosinistra.
Riccardo, partiamo dai rifiuti. Le famiglie pagano sempre di più e Belladanza prima o poi arriverà a esaurimento. Siete proprio sicuri che dire no al termovalorizzatore sia stata la scelta giusta?
«Il punto è capire di quanti rifiuti disponiamo. Un termovalorizzatore, per funzionare, ha bisogno di quantitativi precisi e noi non ne produciamo abbastanza. Dovremmo quindi far arrivare rifiuti da fuori. C’è poi un altro problema: un impianto del genere rischierebbe di scoraggiare il riciclo e il riuso. Noi, invece, crediamo che proprio lì ci siano opportunità economiche, sia per Sogepu che per le imprese private. Potrebbero nascere attività e posti di lavoro».
D’accordo, ma i rifiuti che non si riescono a recuperare da qualche parte dovranno pur finire. Qual è la soluzione nell’immediato?
«Io penso che serva una misura tampone, non una soluzione che ci vincoli per decenni. La Regione sta già ragionando su alcune possibilità, penso al CSS di Gubbio. Nel frattempo dobbiamo lavorare per recuperare valore dai rifiuti, trasformandoli in qualcosa che abbia anche un’utilità economica. Questo potrebbe aiutare a contenere le bollette. Poi è evidente che i costi aumentano, pensiamo soltanto al gasolio dei mezzi Sogepu. Sono problemi reali, ai quali dobbiamo cercare di dare risposte».
Però Toscana e Roma, dove governa il centrosinistra, hanno scelto anche i termovalorizzatori. Perché in Umbria no?
«Perché non esiste una soluzione buona per tutti. Roma ha dimensioni enormi, la Toscana produce quantitativi molto diversi dai nostri. In quei territori il termovalorizzatore può essere una parte del sistema. In Umbria dobbiamo ragionare sui numeri che abbiamo e sulle nostre necessità».
Cambiamo argomento. Da anni parliamo di Valtiberina unita, ma tra San Giustino e Sansepolcro c’è ancora un confine che crea problemi ai cittadini. Quando cominceremo davvero a superarlo?
«Noi abbiamo già dimostrato di voler lavorare in questa direzione. Prendiamo l’abbonamento scolastico da 70 euro. Inizialmente non comprendeva gli spostamenti fuori regione. Abbiamo fatto presente il problema all’assessorato e dopo pochi giorni è stata trovata una soluzione anche per chi dall’Umbria va in Toscana, nelle Marche o nel Lazio. È una cosa concreta. Io credo che su scuola, trasporti, cultura e servizi si debba ragionare sempre di più come un unico territorio. I confini amministrativi ci sono, ma abbiamo gli strumenti per collaborare».
C’è poi Montedoglio. Prima di pensare a portare acqua al Trasimeno, non sarebbe giusto garantire quella necessaria agli agricoltori della Valtiberina?
«Su questo condivido alcune delle tue osservazioni. Credo che gli accordi tra le Regioni siano stati valutati anche sotto il profilo tecnico. Però dobbiamo considerare ciò che sta accadendo al Tevere. Io lo vivo e negli ultimi due anni ho visto cambiamenti importanti, anche nella quantità d’acqua. Non possiamo dimenticare l’ecosistema, gli agricoltori e tutte le attività che vivono attorno al fiume. Sono aspetti che devono entrare nelle valutazioni».
Parliamo di scuola e integrazione. Come giudichi la proposta di limitare al 30% la presenza di studenti stranieri nelle classi?
«Per me è un modo per spostare l’attenzione dai problemi veri. Esiste già una circolare ministeriale che disciplina queste situazioni, naturalmente con le dovute eccezioni. Non puoi mandare un bambino a sessanta chilometri da casa perché hai superato una percentuale. Intanto le persone vanno al supermercato, fanno benzina e vedono che tutto costa di più, mentre gli stipendi sono rimasti praticamente fermi. La politica dovrebbe occuparsi di queste cose, invece di alimentare divisioni».
Su una cosa, però, vorrei essere chiaro. Chi viene a vivere in Italia deve imparare la nostra lingua. Non è questo il primo passo per integrarsi?
«Certamente. La lingua è fondamentale, è il modo che abbiamo per comunicare e capirci. Su questo non c’è discussione. Il problema è un altro: dobbiamo favorire l’integrazione, non creare situazioni che finiscono per dividere ancora di più le persone».
Veniamo a Città di Castello. Luca Secondi ha deciso di non ricandidarsi. Una scelta che cambia completamente lo scenario. Adesso che cosa succede nel centrosinistra?
«Intanto credo sia giusto riconoscere quello che questa amministrazione ha fatto. Noi di AVS non abbiamo mai risparmiato critiche quando non eravamo d’accordo, però ci sono stati anche interventi strutturali importanti. La città è cambiata, è cambiato anche il suo aspetto. Penso che da queste cose si debba ripartire, cercando di costruire un ragionamento che tenga dentro chi già c’è, ma anche forze nuove e chi negli ultimi anni ha seguito un percorso diverso».
Te lo chiedo direttamente: non rischiate di ritrovarvi con tre sinistre, ognuna con il proprio candidato? Il tempo passa e ancora non si capisce chi voglia fare cosa.
«Il rischio delle divisioni esiste, ma proprio per questo bisogna lavorare. Io penso che questa possa essere la tornata elettorale nella quale, dopo trent’anni, il centrosinistra riesce a ricomporsi. Ci saranno sensibilità differenti, questo è evidente. Ma se poi si perde è peggio per tutti. E per noi lasciare il governo della città al centrodestra sarebbe un errore».
Il centrodestra, da quanto mi risulta, il candidato lo avrebbe già trovato. Voi invece dovete ancora mettervi d’accordo. Non siete in ritardo?
«A me sembra che anche il centrodestra stia un po’ brancolando nel buio. Faccio un esempio: c’è davvero bisogno di organizzare un banchetto per chiedere ai cittadini cosa pensano di Sogepu? Non sarebbe più utile presentare delle proposte e confrontarsi su quelle? Parlare con le persone è sempre importante, ci mancherebbe, però chi vuole governare deve anche spiegare cosa intende fare».
Quindi, per AVS, si può tornare a ragionare anche con quelle forze che da anni sono fuori dal centrosinistra?
«Io penso che questa sia un’occasione importante. Dobbiamo partire dalle cose fatte, confrontarci su quelle che non hanno funzionato e cercare di tenere insieme più realtà possibili. Non sarà semplice, ma credo che ci siano le condizioni per provarci».
La posizione di Nicosanti è chiara: AVS vuole lavorare per un centrosinistra più ampio, senza rinunciare alle proprie posizioni ma cercando un accordo anche con chi negli ultimi anni ha preso altre strade.
Resta da vedere se questa disponibilità sarà condivisa dagli altri partiti e dalle componenti civiche. Perché la decisione di Secondi ha certamente cambiato la situazione, ma non ha risolto le divisioni. Quelle, se si vuole arrivare a una candidatura comune, dovranno essere affrontate direttamente. E il tempo a disposizione non è infinito.



